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Società \ Economia e Politica

Italia in deflazione. Squinzi: crisi drammatica, serve una scossa

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi - ANSA

L’Italia entra in deflazione, lo conferma l’Istat che precisa che ciò non accadeva dal 1959. Il Pil ha subito una contrazione  nel secondo trimestre pari allo 0,2% rispetto al trimestre precedente. Peggiora la disoccupazione che sale al 12,6% a luglio, si parla cioè di meno di mille occupati al giorno. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, dal meeting di Rimini, parla di situazione drammatica. Un intervento sul cuneo fiscale per tagliare il costo del lavoro, dice, sarebbe stato più utile del bonus di 80 euro su cui Confindustria è sempre stata scettica. Secondo Squinzi servono invece tagli e rinunce che vadano nella direzione di ricreare lavoro.  Da Rimini, Luca Collodi

I dati Istat sulla disoccupazione sono “drammatici”. Con il -0,3% siamo tornati ai punti peggiori di una disoccupazione al 12,7% e una disoccupazione giovanile al 43%. C’è bisogno di una scossa, con una politica che pensi  a soluzioni rapide ed efficaci. Confindustria, ha sottolineato dal Meeting il presidente Squinzi, non farà nessuna critica al governo Renzi, “ma i provvedimenti che il governo prenderà nelle prossime settimane dovranno andare nella direzione di far crescere le imprese”. Si deve agire sul carico fiscale che pesa sul costo del lavoro come l’Irap, “una tassa iniqua, ha detto il presidente di Confindustria, unica al mondo”. E avverte: “ Dobbiamo ridurre il debito pubblico, prepararci ad anni di austerità vera per reinvestire le risorse che si generano, ad esempio, sulle infrastrutture”. Il tutto accompagnato da riforme nel campo del lavoro e della Magistratura, per avere la certezza dei tempi nelle cause di diritto civile e penale che interessano le aziende. Infine un riflessione sul ruolo della famiglia nell’impresa. La famiglia è stata, e può tornare, al centro dello sviluppo economico del Paese. Bisogna infatti credere nell’impresa per ritrovare la crescita, ed anche oggi la famiglia, molte volte alla guida di imprese nel Paese, può essere centrale nella vita economica e sociale italiana.

Confrontando i dati italiani con quelli dell’Eurozona, si vede che in quest’ultima la disoccupazione si stabilizza all’11,5%, mentre l’inflazione scende allo 0.3%. In controtendenza i dati dell’economia Usa con il pil che cresce del 4,2%. Paolo Ondarza ha raccolto il commento dell’esperto Alan Friedman:  

R. – L’economia americana sta beneficiando di un aumento del sentimento positivo dei consumatori. Ovviamente, ricordiamo che in America la Banca centrale americana da 3-4 anni sta immettendo liquidità, sta cercando di produrre più denaro nel sistema. E’ quello che ci vuole in Europa, quello che Mario Draghi dovrebbe fare.

D. – Si può sperare in qualche effetto benefico anche per l’Europa da questa ripresa positiva dell’economia statunitense?

R. – Quando l’economia americana cresce, questo fa sì che aumenti anche l’importazione della merce made in Italy e dell’Europa. Se la crescita americana rimanesse a questi livelli per i prossimi sei mesi, sìcuramente vedremmo l’aumento dell’export italiano. Ma per il problema per l’Italia non è l’export, il problema è che in Italia non gira più denaro: c’è troppa rigidità del mercato del lavoro e la pressione fiscale sui lavoratore e sulle imprese è troppo elevata.

D. – Una conferma del perdurare della crisi in Italia arriva dai dati Istat sulla disoccupazione, ancora in aumento…

R. – L’economia americana ha un sistema del mercato lavoro per cui, quando gli ordini di un’impresa vanno giù, si può licenziare con due o quattro settimane di preavviso senza lunghe liquidazioni, tribunale e articolo 18. E quando l’economia cresce, si può assumere facilmente. In Italia, ovviamente, come in mezza Europa, ci troviamo nella situazione in cui in cui i Paesi che hanno fatto la riforma del lavoro, come la Germania, la Gran Bretagna, l’Olanda, hanno tassi di disoccupazione simili agli Stati Uniti, attorno al 6-7%; mentre in Italia l’Istat ci riporta la notizia che siamo ormai verso il 13%. La riforma del mercato del lavoro è fondamentale per l’Italia, ma contemporaneamente deve esserci una riforma dell’economia, del fisco, della burocrazia. E’ quello che Renzi sta cercando di fare, ma con molte resistenze. Se l’Italia non farà queste riforme e non si riuscirà a far ripartire l’economia questo Paese rischia, secondo me, un’implosione della famosa coesione sociale.

D. – E allargando lo sguardo all’Europa: recenti dati fotografano anche l’economia tedesca in affanno?

R. – La Germania è un grande ostacolo alla crescita dell’Europa. L’economia tedesca sta rallentando. L’economia della Francia va malissimo. Nei prossimi giorni, al vertice europeo, i socialisti dell’Europa cercheranno di vedersi prima a Parigi e poi di andare di nuovo dalla Merkel a dire: basta con l’austerity, spendiamo un po'. Io dico che a questo punto una politica espansiva di investimenti pubblici è fondamentale: tutta l’Europa ne ha bisogno.