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Il saluto del Papa alla partita per la pace dell'Olimpico

Il Papa con i partecipanti alla partita - L'Osservatore Romano

Sport e religioni insieme per la pace nel mondo. Questo in sintesi il significato che Papa Francesco ha voluto dare alla Prima Partita Interreligiosa di calcio per la Pace, un evento fortemente voluto da Papa Francesco e promosso dall’argentino Javier Zanetti. Si è giocato ieri sera allo Stadio Olimpico di Roma di fronte a 20 mila spettatori. L’incasso è stato devoluto alle due organizzazioni di Buenos Aires, “Scholas Occurrentes" e “P.U.P.I. Onlus”, impegnate nell’educazione dei giovani anche attraverso lo sport. prima del fischio di inizio i raprresentanti delle religioni hanno piantato un piccolo ulivo, simbolo della pace Il servizio del nostro inviato all’Olimpico, Giancarlo La Vella:

"Es un partido donde se resalta…
E’ una partita in cui risalta l’unione tra le squadre, l’unione di coloro che partecipano come spettatori, il desiderio di tutti che è la pace".

Il primo applauso è andato a Papa Francesco che, con un videomessaggio, ha ribadito i motivi di questa prima partita interreligiosa per la pace, fortemente voluta dal Pontefice e da Xavier Zanetti: religioni e sport insieme contro la guerra. Poi l’entusiasmo del pubblico per i campioni di ieri e oggi che hanno dato vita ad un evento dal compito arduo: dall’esiguo spazio di un campo di calcio, lanciare al mondo un messaggio universale di pace per dire mai più guerra. Un obiettivo che ha dato un significato particolare alle prodezze, sia pure a velocità ridotta, dei vari Shevchenko, Buffon, Baggio, Muslera, Simeone e, soprattutto Diego Armando Maradona. Il tutto raccontato dalla trasmissione speciale della Radio Vaticana:

“Calcio di rigore, Maradona protesta…”.

Il Santo Padre nel pomeriggio di ieri aveva incontrato in udienza partecipanti e organizzatori. Dalle parole di Francesco, per la platea dell’Aula Paolo VI motivi per meditare sulla realtà di uno sport che può fare molto, grazie alla sua potenzialità comunicativa, per la pacifica convivenza.

“E’ possibile costruire la cultura dell’incontro e un mondo di pace, dove credenti di religioni diverse, conservando la loro identità – perché quando ho detto “a prescindere” questo non vuol dire “lasciare da parte”, no – credenti di religioni diverse, conservando la loro propria identità, possono convivere in armonia e nel reciproco rispetto”.

Dunque sport e religioni chiamati a essere veicolo di pace. “In nome di Dio – ha sottolineato Papa Francesco – bisogna portare sempre e solo amore”.

“Religione e sport, intesi in questo modo autentico, possono collaborare e offrire a tutta la società dei segni eloquenti di quella nuova era in cui i popoli “non alzeranno più la spada l’uno contro l’altro”.

Sul campo vittoria 6 a 3 della Pupi Onlus sulla Schola Occurrentes, ma a vincere è stata il messaggio di pace che dall’Olimpico è stato rivolto a tutto il mondo: una partita difficile, appena iniziata, ma che è possibile vincere. Forse occorre una prodezza, ma in fondo è quello che il calcio ci insegna. Sulla partita della pace sentiamo Diego Armando Maradona, al microfono di padre Hugo Guillermo Ortiz, responsabile della nostra sezione ispano-americana.

R. - Creo que todos tenemos…
Credo che tutti noi abbiamo un qualcosa nel nostro cuore quando vediamo guerra, quando vediamo morti… Dovremmo mettere da parte moltissime cose e cercare la pace. Credo che questa partita rompa un po’ l’idea che noi giocatori non facciamo niente per la pace: è tutto il contrario! Quello che noi auspichiamo è che la gente prenda coscienza che il meglio per tutti è la pace!

 D. – Credi quindi che lo sport possa contribuire alla pace?

 R. – Es fundamental! Es fundamental! Creo que una pelota vale más que 100 fusiles…E’ essenziale! E’ essenziale! Credo che un pallone valga più di 100 fucili. Questo per me è molto chiaro! Lo sport è quello che ti fa pensare a non arrecare danno ad altri.