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Scuola. Maestri cattolici: bene investimento, incognite coperture

Il piano scuola presentato on line dal governo italiano - ANSA

“Un anno di tempo per rivoluzionare” la scuola in Italia: quasi 150 mila docenti da assumere a settembre 2015, concorsi per il passaggio di ruolo, stop alle supplenze, scatti in base al merito e non semplicemente all’anzianità. Sono alcuni punti del “patto educativo” per “la buona scuola” proposto dal governo italiano del premier, Matteo Renzi, sul sito "passodopopasso.italia.it". On line anche un video con cui Renzi presenta le “idee del governo”, annunciando che dal 15 settembre al 15 novembre si raccoglieranno pareri “scuola per scuola”, da gennaio si lavorerà alle norme vere e proprie. Un piano da tre miliardi di euro. Per il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, si tratta di un “percorso di rinnovamento” che permette di “tirare una linea col passato”. Com’è stato accolto dai docenti? Risponde Giuseppe Desideri, presidente dell’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc), che riunisce insegnanti dalla scuola dell’infanzia all’università. L’intervista è di Giada Aquilino:

R. - Diciamo le prime impressioni, perché logicamente la valutazione va fatta dopo un’attenta analisi di tutti gli aspetti. Come prima impressione, è sicuramente positivo il fatto che il governo rimetta la scuola al centro dell’interesse del Paese, soprattutto attraverso un investimento. La cosa che ci piace molto è che il governo assume il principio - da noi rivendicato da sempre - che i soldi destinati alla scuola non sono un costo ma un investimento per il futuro del Paese. Ci sono anche impegni notevoli da parte del governo, perché affermare di portare a termine oltre 150 mila assunzioni nell’arco di un paio di anni è un investimento non da poco; stiamo parlando - almeno dai dati che fornisce lo stesso documento dell’esecutivo - di quasi tre miliardi di euro e in un momento come questo, in cui diventa difficile la copertura anche di provvedimenti più piccoli, ci si chiede: come farà il premier a trovare la copertura? Questo è un problema tecnico, però molte volte i problemi tecnici, ragionieristici sono stati quelli che hanno bloccato l’innovazione nel nostro Paese.

D. - Dei circa 150 mila docenti, 80 mila sono maestri per le scuole dell'infanzia e della primaria: alcuni andranno a coprire le cattedre scoperte e più o meno 60 mila invece saranno usati come organico funzionale, sostituendo i colleghi assenti. Di fatto, le supplenze scompariranno, come poi è stato detto? Ci sarà un team stabile di docenti…

R. - Le supplenze non potranno scomparire perché sono legate al normale modus vivendi della scuola: quando un insegnante si assenta è inevitabile che venga sostituito. Il discorso importante è che le figure di riferimento - secondo il progetto del governo - sono già esistenti all’interno della scuola: quindi un pool di docenti che si assume il compito di sostituire i colleghi nell’eventualità di una loro assenza.

D. - In questi anni il precariato è stato, e lo è ancora, una grande realtà della scuola italiana. Cosa si prospetta?

R. - Dalle linee guida si prospetta una stabilizzazione, che è un elemento fondamentale e importantissimo. Eliminare il discorso del precariato significa dare sicurezza lavorativa ai professionisti della scuola e significa, soprattutto, dare sicurezza e continuità agli studenti. Le preoccupazioni sono se effettivamente ci si riuscirà.

D. - Parliamo di un punto su cui già sono arrivate critiche da parte di alcuni sindacati: gli scatti saranno in base al merito e non semplicemente all’anzianità. Come va letto tutto ciò?

R. - Ci vuole un giusto mix. La preoccupazione è che in questo mix l’elemento cruciale sia il risparmio, piuttosto che la valorizzazione della professionalità.

D. - C’è un rafforzamento del piano formativo per le lingue straniere: è stata annunciata più connessione digitale, saranno on line i dati e i profili di ogni scuola. Dal punto di vista dei programmi scolastici, ma anche dell’edilizia scolastica, ci sono novità?

R. - La novità è l’attenzione che il governo sta ponendo alla scuola, a partire dall’edilizia scolastica, e questo è molto importante. Per quanto riguarda gli altri elementi, bisogna uscire dalla velleità di voler fare tutto e subito. Di più inglese, di più informatica, di più tecnologia nella scuola si parla da decenni però, alla fine, i risultati non sono proporzionali alle promesse fatte da chi si è alternato al governo in tutto questo periodo. Il problema è, appunto, il grandissimo importo di investimento che va predisposto e in questo momento di crisi ritorniamo al problema delle coperture. Allora, ben venga la promessa della banda larga a tutte le scuole, ma deve anche essere mantenuta, soprattutto senza fare l’errore di considerare che abbiano bisogno di Wi-Fi e di tecnologia solamente le scuole secondarie di secondo grado. Non ci dimentichiamo che i nostri bambini - quelli che oggi frequentano la scuola dell’infanzia e la scuola primaria - sono più nativi digitali dei loro colleghi della scuola secondaria di secondo grado.