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Putin e Poroshenko annunciano cessate-il-fuoco

Soldati ucraini

Possibile svolta nella crisi ucraina. Il presidente ucraino, Poroshenko, e il leader del Cremlino, Putin, si sono accordati per un cessate-il-fuoco nell’est del Paese. E’ quanto si legge nel sito della presidenza ucraina, che riferisce di una conversazione telefonica. Da parte sua, il presidente statunitense, Barack Obama, che si trova in Estonia, parla di "un'opportunita'" per risolvere la crisi in una situazione che - dice - si presentava "molto pericolosa". Il servizio di Fausta Speranza:

"Accordo sul cessate-il-fuoco permanente nel Donbass", la regione industrial-mineraria dell'est ucraino, in preda da mesi al conflitto tra Kiev e i ribelli filorussi. Nella telefonata - si spiega nella nota - Putin e Poroshenko "si sono accordati in gran parte sui passi che favorirebbero al più presto il cessate-il-fuoco tra i reparti militari ucraini e i miliziani a sud-est del Paese". Arriva subito la reazione della leadership ell'autoproclamata Repubblica di Donetsk: si dice pronta a risolvere il conflitto con Kiev con mezzi politici se i militari ucraini poseranno le armi. E la notizia del cessate-il-fuoco arriva proprio quando gli analisti cominciavano a parlare di imminente guerra estesa. Dopo mesi di crisi e di sconfinamenti di forze russe a sostegno dei ribelli filorussi, si parlava ormai non più di sconfinamenti ma di azioni belliche vere e proprie. E si cominciava a ventilare lo schieramento di truppe della Nato. Ora la parola torna, speriamo in modo decisivo, alla diplomazia. 

Fausta Speranza ha parlato con Daniele De Luca, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università del Salento: 

R. - Penso che fosse l’unica soluzione plausibile: mi riferisco al fatto che i due presidenti si sentissero e si mettessero d’accordo su una questione del genere. Questo gesto è estremamente importante perché è il primo passo per raggiungere un cessate-il-fuoco e quindi un possibile accordo. Però, è anche un gesto che in questo momento sancisce definitivamente la difficoltà di avere una politica unitaria tra Europa e Stati Uniti, soprattutto perché, da parte degli Stati Uniti, negli ultimi tempi c’è stata una forte stretta a incrementare la pressione sulla Russia, rendendo Putin - ahimè - ancora più nervoso sul campo.

D. - E’ una delle tante fasi, o siamo davvero arrivati al punto in cui ci si è resi conto che oltre non ci si può spingere?

R. - Questo è difficile da dire. Ultimamente, si è usato il termine di “guerra fredda”, ma io non credo che esprima bene la situazione. Voglio dire che non credo che in epoca di Guerra fredda ci sarebbero stati questi scontri militari in Europa. Quindi, la situazione sotto alcuni punti di vista è ancora più pericolosa dell’epoca della Guerra fredda. Quello che può succedere domani, o quello che succederà dopodomani, non lo so. Certamente, bisogna anche vedere cosa si muoverà e come si muoveranno i comandi militari delle forze filorusse che si trovano in Ucraina.

D. - Da una parte le sanzioni, poi lo spettro del possibile posizionamento Nato da decidere in questa settimana. Dall’altra parte, gli sconfinamenti russi che non erano più sconfinamenti ma quasi azioni belliche vere e proprie. Che cosa ha fatto maturare il cessate-il-fuoco?

R. - Io non credo molto nella forza delle sanzioni, anche perché gli Stati Uniti si possono permettere di applicare sanzioni contro la Russia e noi europei no. Le nostre economie già risentono delle piccole sanzioni che abbiamo imposto alla Russia ma, probabilmente, risentono molto di più delle sanzioni che la Russia ha imposto sulle nostre esportazioni: basti vedere come alcuni dei nostri settori - per esempio, quelli alimentari - abbiano risentito in maniera molto forte delle sanzioni russe e ancora non siamo in inverno, quando avremo bisogno della Russia per altre cose. Gli Stati Uniti se lo possono permettere, possono fare le pressioni che vogliono. Certo, la pressione militare della Nato è un segno inequivocabile che la tensione stava salendo molto, ma è salita anche perché naturalmente la Russia non è più quella del dopo-caduta del muro, del dopo-implosione dell’Unione Sovietica. Questa non è la Russia di Eltsin, la debole Russia del debole Eltsin. Questa è una Russia diversa e quindi se la Nato alza il tiro, anche la Russia alza il proprio tiro e crea forze di immediato intervento sul campo e sul terreno.