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Sierra Leone: l’impegno della Chiesa per combattere Ebola

Sierra Leone: misure per prevenire l'epidemia di Ebola

“Abbiamo usato i nostri pulpiti per spiegare alla gente come evitare di essere infettata dalla malattia. E’ stata costituita una task force, guidata dalla Caritas diocesana, per coordinare la risposta alla crisi. Testi e materiale divulgativo sono stati distribuiti alle parrocchie per i catechisti e per gli operatori pastorali per contribuire al programma di sensibilizzazione su Ebola.

In accordo con il Consiglio interreligioso dei Pastori e degli Iman in Sierra Leone sono stati inviati una serie di messaggi, lettere e comunicati alla popolazione riconoscendo che Ebola è una realtà e che dobbiamo ascoltare le direttive delle autorità sanitarie competenti”. Con queste parole padre Joe Turay, Vice rettore dell’Università cattolica di Makeni, descrive all’agenzia Fides l’impegno della Chiesa cattolica di fronte al diffondersi del virus Ebola in Sierra Leone.

“Anche l’Università cattolica fa parte della task force diocesana – prosegue padre Turay -, ed è coinvolta nel sostegno e nel monitoraggio delle case dove vivono le persone in quarantena, oltre che nell’inviduare quale strada seguire per affrontare questa crisi.

I nostri ospedali e cliniche forniscono i servizi necessari, anche se molti pazienti non vi si rivolgono a causa della paura e dello stigma. Non essendo finanziati dal governo, devono comunque ridimensionarsi e trovare finanziamenti alternativi. Il team della task force ha fornito loro cibo, cloro e strumenti di protezione come i guanti”.

Un altro strumento importante di sensibilizzazione è la radio: ai microfoni di “Radio Maria Sierra Leone” si sono alternati medici, esperti, rappresentanti dei comuni, parlamentari che hanno affrontato il problema. “Sono inoltre in fase di progettazione – sottolinea padre Turay - programmi per dare sostegno a chi è in quarantena a casa e per accompagnare queste persone nel difficile momento che stanno vivendo”.

“Le sfide sono molte, e non siamo del tutto preparati ad affrontarle, ma non ci arrendiamo – conclude il sacerdote -. In questi tempi difficili ci troviamo con la gente e preghiamo perchè Dio ci dia la saggezza e il coraggio necessari per affrontare questa crisi”.

Secondo il comunicato del Ministero della Sanità della Sierra Leone, al 31 agosto risultavano 244 casi di pazienti sopravvissuti e dimessi, 44 nuovi casi confermati, 387 morti, 1.077 casi confermati. Il distretto di Kaoinadugu rimane ancora l’unico in cui non siano stati registrati casi confermati di Ebola in Sierra Leone, la cui popolazione è di circa 6 milioni di persone. (R.P.)