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Allarme terrorismo in India: Al Qaeda pronta a creare un califfato

Al Zawairi - AFP

Un nuovo allarme terrorismo arriva dal Continente asiatico. Il leader di Al Qaeda al Zawahiri ha annunciato in un video la creazione di un  ramo del movimento estremista in India, Birmania Bangladesh e l’intenzione di dar vita ad un Califfato, come quello dello Stato islamico reclutando combattenti. “Questa entità - dice al Zawahiri -  è il frutto di uno sforzo di oltre due anni per raccogliere i mujaheddin nel subcontinente indiano in un unico soggetto”. A New Delhi riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza per cercare di prepararsi a questa ennesima minaccia. Al microfono di Cecilia Seppia, sentiamo Arduino Paniccia docente di Studi Strategici all’Università di Trieste e direttore della Scuola di Competizione Economica Internazionale di Venezia:

R. - Questa notizia è un forte segnale di allarme. Evidentemente Al Qaeda vuole aprire nuovi fronti e li apre nell’area di maggior sviluppo, oggi, economico e mondiale che è l’Asia. E proprio nell’India: un subcontinente con molti problemi, con una grande serie di sfaccettature tra cui questa fortissima presenza musulmana al proprio interno, parliamo del 15 per cento della popolazione.

D. - Quando abbiamo iniziato a sentire parlare di Stato islamico e abbiamo visto il suo modus operandi, la creazione del Califfato tra Siria e Iraq, pensavamo in realtà che Al Qaeda non ci fosse più, che fosse sparita. Al Qaeda esiste ancora?

R. - Al Qaeda esiste ancora e in Al Qaeda vi è la componente meno militare, se così possiamo dire, e da certi punti di vista meno oltranzista del terrorismo, almeno nell’area mediorientale. Mentre lo Stato islamico sta cercando di portare alle estreme conseguenze tutta la vicenda terroristica dell’ultimo ventennio, Al Qaeda ha una corrente più politica che tenderebbe in qualche modo a ricoprire ruoli perfino di mediazione. Quindi credo che il movimento terroristico si stia spaccando in due componenti: quella assolutamente estremista, fondamentalista, del combattimento fino alla fine, e una componente invece, quella di Al Qaeda, tesa al mantenimento non solo della propria organizzazione ma del territorio.

D. – Quindi il fronte del terrorismo si sta spaccando però sostanzialmente si spacca anche al suo interno, cioè è importante dire che Al Qaeda, come lo Stato islamico, ha al loro interno volti e anime diverse…

R. - Assolutamente. Anche perché hanno finanziatori diversi. Mentre la vicenda del petrolio e dell’energia è il grande collante, in realtà, all’interno, dal punto di vista di tutto quello che è l’oscuro finanziamento, compreso quello delle armi, gli sponsor e le tendenze si stanno spaccando. Alcuni, davanti ai massacri dell’Is e al fatto di elevare il livello di scontro anche sul fronte religioso, in realtà stanno ripensando, e da qui deriva anche la spaccatura.

D. - Una delle dichiarazioni preoccupanti che si sentono in questo video è l’annuncio di voler creare un califfato, anzi far rivivere un califfato musulmano che attraversi la Birmania, il Bangladesh e parti dell’India. Quindi, in questo senso, però, il progetto di Al Qaeda è abbastanza vicino a quello dello Stato islamico?

R. - Certamente vi è un processo anche di imitazione, però non dobbiamo mai dimenticare che il terrorismo non ha una logica razionale e quindi al di là di tutto quello che accade nella Rete dobbiamo capire, invece, che alla sua radice si è spaccato: e questo è il punto sul quale se dobbiamo avere una strategia dobbiamo operare, compresa l’India e la Cina dove la minaccia terroristica è stata spesso sottovalutata.

D. - La comunità internazionale sembra essere concorde sulla volontà di arginare quantomeno l’avanzata dello Stato islamico, quindi rivolgerà questo intento anche verso al Qaeda, adesso?

R. - Sì, certo, perché, alla fine, io credo che strategicamente la cosa che vada evitata sia che queste organizzazioni - che abbiamo già detto si sono spaccate sugli obiettivi sui finanziamenti e sulle finalità - non marcino separate nei vari territori per poi alla fine trovarsi a colpire unite.

D. - Come molti esperti ci hanno detto, tra i combattenti dello Stato islamico ci sono anche europei di seconda, di terza generazione. Invece, chi viene reclutato da Al Qaeda? Possiamo tracciare un profilo del militante-tipo di questa rete terroristica…

R. – Sono personaggi simili a quelli che sono musulmani da sempre in India però hanno studiato nelle università di Deobandi, quindi non proprio nelle scuole madrase dove l’indottrinamento comincia da giovanissimi, tuttavia con una forte tendenza all’analisi della storia dell’islam. Quindi piccola borghesia, anche rappresentanti insospettabili. In questo caso, potrebbero accompagnare i capi terroristi professionali provenienti dalle guerre afghane, pachistane e dalle zone dove si combatte da anni, a Est dell’India, nuovi adepti - e questo è l’aspetto che va assolutamente evitato - insospettabili.