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Ebola, allarme Fao: in forte rialzo i prezzi dei prodotti alimentari

- AFP

Oltre 1900 morti su 3500 casi registrati: l’ultimo bilancio dell’Organizzazione mondiale della sanità sull’epidemia di Ebola nei tre Paesi dell’Africa occidentale colpiti dal virus, Guinea, Sierra Leone e Liberia. Cresce dunque l’allarme in tutto il continente. Per questo lunedi prossimo l’Unione Africana terrà un summit di emergenza per definire una strategia comune. Mentre a Ginevra sono riuniti oggi e domani circa 200 esperti convocati dall’Oms per fare il punto della situazione. E, forte preoccupazione sul versante agricolo ed alimentare esprime anche la Fao, come spiega Mario Zappacosta, economista dell’agenzia Onu, al microfono di Roberta Gisotti:

R. - Il problema alimentare nei tre Paesi è venuto in evidenza immediatamente, appena il virus ha cominciato a manifestarsi nei Paesi: il primo impatto è stato quello sui prezzi. I tre Paesi colpiti hanno immediatamente messo in atto delle misure di quarantena, di restrizione dei movimenti delle persone e quindi, di conseguenza, anche delle merci. Questo ha creato un problema di offerta e di presenza dei prodotti sui principali mercati urbani: i prezzi - si sa - appena c’è scarsità di prodotto, reagiscono e vanno verso l’alto. Questo è ovvio ha un impatto fortissimo sull’accesso agli alimenti delle famiglie, specialmente delle famiglie più povere.

D. - La Fao esprime timori anche per la stagione dei raccolti in corso?

R. - Dobbiamo dire che queste restrizioni nei movimenti e quindi anche nell’offerta di lavoro, che  di solito va dalle aree urbane alle aree rurali o tra varie aree rurali, potrebbe creare una scarsità di manodopera e quindi gran parte o parte del prodotto nei campi potrebbe anche non essere raccolto; ma anche nel caso in cui sarà raccolto, il problema potrebbe essere quello della sua commercializzazione. Le persone hanno notevoli limitazioni nei movimenti e c’è anche paura del contagio e quindi i commercianti di prodotti alimentari non hanno interesse a contattare, a raggiungere le aree rurali, quindi a fare da intermediari tra le zone di produzione e i mercati di consumo. A rendere poi la situazione ancora più difficile - dobbiamo infatti ricordare che i tre Paesi sono principalmente degli importatori di prodotti alimentari, di cereali anzitutto e di riso -  c’è il problema che da tempo stanno attraversando un periodo di deflazione della propria moneta: quando un Paese deve andare sui mercati internazionali per comprare i propri prodotti, ovviamente questo crea un problema aggiuntivo. Quindi la Fao è seriamente preoccupata su cosa succederà nei prossimi mesi nei tre Paesi interessati dal virus Ebola. Oltretutto tutti possono capire quanto sia complicato anche raggiungere le informazioni per capire esattamente cosa succeda: i problemi della quarantena e delle restrizioni nei movimenti valgono per tutti, quindi per i commercianti, per gli agricoltori, per i lavoratori, ma anche per gli analisti e per le agenzie di appoggio e di aiuto alla popolazione locale.

D. - Speriamo che queste valutazioni della Fao siano utilizzate nella riunione che è stata annunciata dall’Unione Africana per lunedì prossimo per definire una strategia comune, perché l’allarme è grande per tutto il continente e anche riguardo alle ripercussioni economiche che più direttamente - come il settore agricolo e alimentare - si riflettono immediatamente sulla sopravvivenza delle popolazioni…

R. - Certamente. Noi lo speriamo e siamo sicuri che il nostro contributo sarà ascoltato a livello di Paesi e a livello internazionale. L’appoggio della Fao sia con il proprio staff a livello di quartier generale in Roma, ma principalmente con i nostri uffici locali e regionali sarà totale.