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Non fare il gioco dei terroristi, ecco perché

Da un video di propaganda dell'Is, immagine di al-Baghdadi - Luglio 2014 - AFP

"Fare il gioco dei terroristi dell'Isis, significa sopravvalutare i loro mezzi". Nell'analisi di Alessandro Orsini, direttore del Centro per lo Studio del Terrorismo dell'Università Tor Vergata a Roma, la fotografia di un movimento tanto violento quanto in apparente ascesa. Tra i fattori di debolezza dell'auto-proclamato Stato dell'Islam, governato dal sunnita al-Baghdadi, la convinzione che le armi dell'Isis si debbano rivolgere, anzitutto, contro quei musulmani che non sono disposti a sottomettersi alla sua autorità. Da qui, lo scontro con l'altro movimento terroristico fondato da Bin Laden, Al Qaeda, e con Hamas, a cui al- Baghdadi rimprovera di essersi alleato con gli sciiti di Hezbollah. 

"Tuttavia, l'Is ha vita facile perchè agisce in una zona geografica di grande confusione dove le principali potenze sono in disaccordo quasi su tutto. Non dimentichiamo - puntualizza Orsini - che un movimento terroristico per affermarsi davvero, ha bisogno di un rifugio politico importante. Per l'attentato alle Torri Gemelle, questo ruolo fu dell'Afghanistan". "Ora - prosegue - se Usa, Russia e Damasco riuscissero a stabilire un'alleanza, l'Is avrebbe i giorni contati. C'è anche un interesse mediatico a costruire un nuovo Bin Laden ed è singolare - conclude - che i mass media non mettano in evidenza il sogno irrealizzabile di al-Baghdadi: creare un super Stato a cui tutti gli jihadisti e i Paesi musulmani si sottomettano."


(Emanuela Campanile)