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Pakistan: la Chiesa chiede un compromesso dimostranti-governo

Pakistan: manifestazione anti-governativa a Islamabad

Nella crisi politica che attraversa il Pakistan “la Chiesa sostiene la democrazia, bene supremo da tutelare nella nazione, invita a ricercare soluzioni con mezzi legali e democratici e chiede di tutelare le vite umane. Si cerchi un compromesso tra i dimostranti e il governo, istituendo una Commissione di inchiesta allargata che indaghi sulle violenze avvenute a giugno scorso a Lahore come sulle presunte irregolarità nelle elezioni. Ma qualsiasi giusta e legittima rivendicazione di giustizia e di trasparenza non può essere ottenuta con manifestazioni di piazza. Né si possono pretendere le dimissioni del governo eletto da milioni di pakistani, senza seguire le vie costituzionali”: è quanto dice all’agenzia Fides Cecil Shane Chaudhry, laico cattolico, direttore esecutivo della Commissione “Giustizia e Pace” dei vescovi del Pakistan.

Dopo tre giorni di violenza, con le forze di sicurezza che, senza riuscirci, hanno tentato di farli sgomberare, a Islamabad si è ancora in uno stallo politico, con migliaia di pacifici manifestanti che dal 14 agosto occupano il cuore della capitale. I dimostranti appartengono a due formazioni politiche di opposizione, guidate dai leader Imran Khan e Tahir ul-Qadri, che chiedono le dimissioni del premier Nawaz Sharif.

Chaudhry spiega a Fides: “Se alcune richiesta sono giuste – lotta alla povertà e alla corruzione, energia elettrica per tutti – la protesta in strada non può essere l’unica via. Esistono altri mezzi democratici. In questo stallo possono verificarsi danni gravi, a lungo termine, per il processo democratico in Pakistan, faticosamente conquistato. La stessa popolazione pakistana giudica questa prova di forza dei manifestanti intollerabile. Il Paese è in un limbo che può avere conseguenze imprevedibili. Bisogna percorre vie legali e costituzionali”.

Detto questo, “la reazione violenta del governo è inaccettabile”, aggiunge Chaudhry. “In strada ci sono persone comuni, appartenenti alla classe media urbana, famiglie, donne, bambini. Sono civili innocenti, non militanti radicali violenti. Anche sulle violenze avvenute a giugno a Lahore (dove l’intervento della polizia ad una manifestazione ha ucciso 14 persone, ndr) occorre indagare e fare giustizia”.

Per Chaudhry occorre “sostenere il dialogo avviato da alcuni leader del potere politico, giudiziario e militare. Il governo deve affrontare le questioni sollevate, non certo la richiesta di dimissioni. Una delle soluzioni è istituire una Commissione di inchiesta che includa i leader della protesta. Se la Commissione proverà malefatte o irregolarità, allora il Paese ha diritto a chiedere le dimissioni del Premier, secondo le vie previste dalla Costituzione”.

La Commissione “Giustizia e Pace” dei vescovi del Pakistan ha aderito alla rete della società civile “Joint Action Commitee for People Rights” con tutte le principali Ong e organizzazioni che difendono i diritti umani. Il network ha condannato sia le violenze di Lahore, sia la lunga protesta, rigettando la “prova di forza” dall’una e dall’altra parte, invitando al rispetto della legalità. (R.P.)