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Patriarca Sako: il genocidio dell'Is è una minaccia per tutti

Iraq: il patriarca caldeo Louis Sako

A un mese dall’esodo di centinaia di migliaia di iracheni - compresi 120mila cristiani - cacciati dai jihadisti del sedicente Stato Islamico, è calato un sipario sulla loro sorte, “come se quanto sta succedendo fosse normale”. E’ la nuova drammatica denuncia lanciata dal patriarca di Babilonia dei caldei Raphael Sako in un messaggio diffuso oggi.

“Tutti dovrebbero sapere” che il “genocidio” in atto contro “questi cristiani pacifici e leali cittadini” è “una minaccia per tutti”, ammonisce il presule che chiama in causa l’incapacità dello Stato iracheno di imporre la legge e l’ordine di fronte alla crescente insicurezza che “fornisce ai gruppi estremisti un terreno favorevole alla loro diffusione”. “Mentre la gente soffre – denuncia nel messaggio il patriarca - i politici lottano tra loro per conquistare posizioni invece di unirsi per individuare le cause dell’estremismo e trovare una soluzione prima che sia troppo tardi!”.

Ma il patriarca Sako si rivolge anche alla comunità cristiana irachena, esortandola a non cercare nell’emigrazione la soluzione, ma ad “affrontare la situazione” per evitare l’estinzione e “continuare ad essere lievito” nella società sconvolta dai conflitti settari.

Suggerisce, ad esempio, di creare una squadra per la gestione della crisi, che raccolga dati accurati sul numero e la dislocazione delle famiglie rifugiate, in modo da richiedere al governo il dovuto risarcimento per i danni subiti e la perdita delle proprietà ad opera dei jihadisti. Viene prospettata anche la creazione di un comitato per l'educazione, che censisca le cifre e lo status accademico degli studenti sfollati, per poi chiedere al governo del Kurdistan di ospitarli nelle scuole e nelle università e impedire così che perdano l'anno scolastico.

Riguardo al futuro delle aree cadute sotto il controllo del sedicente “Califfato”, il patriarca suggerisce di interpellare il Consiglio di Sicurezza dell'Onu perché venga creata una forza di peace-keeping in collaborazione con le forze di sicurezza irachene e i Peshmerga curdi che liberi la Piana di Ninive” e consentire ai profughi di ritornare. Inoltre, secondo il Capo della Chiesa caldea, occorre “stabilire forze di polizia locale che comprendano rappresentanti delle diverse componenti presenti nella Piana di Ninive, per proteggere i villaggi, come previsto dalla nuova legge” presentata dal governo di Baghdad.

Il presule insiste anche sulla necessità di un’azione energica con il mondo musulmano per porre fine ad ogni tentativo di dare una legittimazione religiosa, ai finanziamenti e all'invio di miliziani a sostegno dei jihadisti e così assicurare la piena interazione sociale tra i cristiani e i loro concittadini.

Il Patriarca insiste anche sulla necessità di prendere iniziative energiche con il mondo islamico, che mirino a porre fine ad ogni verniciatura di legittimazione religiosa, ai finanziamenti e all'invio di militanti a favore dei gruppi jihadisti.

Sul lungo periodo, secondo il patriarca Sako, occorrerà mettere mano anche alla revisione dei programmi scolastici e universitari, per favorire la crescita di una cultura aperta alla diversità, al pluralismo e all'uguaglianza tra i cittadini come antidoto a ogni fanatismo di matrice religiosa. (A cura di Lisa Zengarini)