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Profughi iracheni, Amnesty: risposta internazionale tardiva e inadeguata

Rifugiati cristiani nella regione dell'arcidiocesi di Erbil, nel Kurdistan iracheno - EPA

"Nello spazio di poche settimane gli uomini dello Stato Islamico hanno conquistato, con una rapidità impressionante, le zone del Nord Iraq che ora sono sotto il loro controllo, svuotandole completamente di tutte le minoranze etniche e religiose - cristiani, yazidi, tatari, turcomanni, shabak - che vivevano qui da centinaia o, nel caso dei cristiani-assiri, da migliaia di anni. Il oro obiettivo era eliminare tutta la popolazione non araba e non sunnita". La denuncia, documentata da una serie di testimonianze dei sopravvissuti definite "raccapriccianti", arriva da Donatella Rovera, alta consulente per le crisi di Amnesty International, da più di un mese nella zona settentrionale del Paese mediorientale. 

I crimini di guerra commessi dagli uomini, come illustra un rapporto di Amnesty appena pubblicato, sono essenzialmente uccisioni sommarie e rapimenti di massa. "Questi ultimi - spiega la Rovera - hanno interessato soprattutto i musulmani sciiti e la comunità degli yazidi, specie nella zona di Sinjar. Qui, gli appartenenti a questo gruppo religioso, nel mese di giugno, hanno provato a porre resistenza all'avanzata dell'Is, subendo poi una brutale vendetta, con fucilazioni di uomini e rapimenti di migliaia di donne e bambini".

"Sono più di 850mila i profughi fuggiti da quella zona, solo con i vestiti che avevano addosso, e ora rifugiatisi quasi tutti nel Kurdistan iracheno, nella zona di Erbil", spiega l'operatrice di Amnesty. "Vivono in condizioni atroci perché quasi nessuno ha dove dormire", aggiunge. "Sono accampati sotto ponti, nei parchi. Si costruiscono baracche di cartone. Perché la risposta della comunità internazionale è stata terribilmente tardiva e inadeguata. Solo nelle ultime due settimane - denuncia la Rovera - si è iniziata a vedere una presenza di agenzie Onu sul terreno, prima drammaticamente assenti". "E anche adesso gli aiuti che arrivano possono soccorrere solo una minima parte dei profughi che, per la maggiorparte, sono scappati da una situazione terribile per ritrovarsi in una situazione umanitaria disastrosa. E per di più l'inverno è alle porte".

Il rapporto di Amnesty sottolinea soprattutto le responsabilità delle autorità irachene nella pulizia etnica 'sistematica' compiuta dagli uomini dell'Is, come conferma Donatella Rovera: "Non possiamo dimenticare che la prima settimana di giugno, le forze di sicurezza irachene, equipaggiate dagli Usa e dai paesi europei a costo di milioni di dollari, hanno abbandonato letteralmente il Nord del Paese lasciando le minoranze senza nessuna protezione di fronte all'avanzata spietata degli uomini dell'Is. Oltretutto abbandonando le loro armi sofisticate nelle mani dei terroristi". "In altre zone del Paese - spiega l'alta consulente di Amnesty - il governo di al-Maliki ha armato milizie sciite settarie che hanno commesso crimini e massacri di arabi sunniti nel Sud del Paese, attizzando il fuoco della discordia tra le comunità etniche e religiose irachene". 


(Fabio Colagrande)