2014-09-09 15:57:00

Sinodo. Mons. Forte: grande desiderio di famiglia, nonostante crisi e ferite


Per un commento sui partecipanti al Sinodo straordinario sulla famiglia, in particolare sulla presenza di 14 coppie di coniugi, Isabella Piro ha intervistato mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e segretario speciale dell’Assemblea:

R. - Parlando della famiglia, i protagonisti primi che hanno esperienza di essa e che possono dunque contribuire a discernere vie adeguate per proporre, con nuovo slancio e nuova attrazione, il Vangelo della famiglia sono proprio quelli che la vivono in prima persona come le coppie, come i coniugi e come i genitori. Dunque è una scelta che guarda alla famiglia non solo come ad una destinataria dell’attenzione che la Chiesa ed il Sinodo avranno verso i suoi problemi, ma anche come ad un soggetto, un protagonista diretto nella ricerca di prospettive e soluzioni adeguate.

D. - Durante il Sinodo si seguiranno nuove modalità di lavoro…

R. - Papa Francesco ha più volte ribadito di credere fortemente nel valore della collegialità, di volere promuovere, sollecitare il consiglio e il contributo dei vescovi di tutto il mondo nel discernimento di linee adeguate ad affrontare le sfide del nostro presente. Dunque una struttura, quella sinodale, che dovrà caratterizzarsi sempre più come luogo di esercizio effettivo della collegialità. Ecco perché il lavoro dovrà essere, in una prima settimana, soprattutto di dialogo a tutto campo sui temi di fondo che interessano oggi la famiglia e anche l’esperienza della separazione, del divorzio, eccetera; e poi, nella seconda settimana, si lavorerà all’indicazione di proposte che potranno portare non solo un messaggio alla Chiesa, ma anche, nell’anno che separa dall’Assemblea ordinaria del 2015, le soluzioni, le indicazioni, le riflessioni da presentare al Santo Padre.

D. - Lei sarà segretario speciale di questa assemblea straordinaria: come ha accolto questa nomina e come porterà avanti questo incarico?

R. - Con grande senso di responsabilità nei confronti delle attese anzitutto del Santo Padre e poi della Chiesa tutta, e nella profonda umiltà di sapere che il vero lavoro lo fa lo Spirito Santo, attraverso i Padri Sinodali in comunione con il Successore di Pietro.

D. - A Suo parere, qual è l’immagine della famiglia che emerge con più rilevanza dall’Instrumentum Laboris di questo Sinodo?

R. - Il primo dato è che, in un momento in cui si parla di crisi dell’istituto familiare, c’è - specialmente tra i giovani - un grande desiderio di famiglia, di relazioni autentiche, in cui potersi liberamente esprimere e in cui poter maturare anche il proprio cammino di vita, di formazione, di maturazione umana, spirituale e intellettuale. Quindi la famiglia è avvertita come un bene desiderato. Contemporaneamente, però, ci sono poi tante situazioni di crisi, soprattutto nei Paesi dell’Occidente - nel Nord e Sud America, ma anche in Europa - che riguardano l’istituto familiare: aumenta il numero delle coppie di fatto, aumentano le situazioni di separazione e di divorzio. Ora, su tutto questo, si posa certamente lo sguardo della misericordia di Dio, che ama tutti i suoi figli. Ed ecco allora la grande sfida del Sinodo: come tradurre questo sguardo di misericordia nelle scelte pastorali della Chiesa.

D. – Per il 28 settembre è stata indetta una Giornata di preghiera per il Sinodo: questo ci ricorda anche l’importanza spirituale di questa Assemblea…

R. - Proprio il fatto che Papa Francesco abbia voluto anche questa mobilitazione nella preghiera ci fa capire quanto gli stia a cuore questo Sinodo, quanto egli metta in luce come il protagonista del Sinodo dovrà essere lo Spirito Santo, che dovrà illuminare i Padri e aiutarli ad arrivare a proposte credibili, affidabili per il bene della Chiesa e della famiglia.

D. - Questo Sinodo straordinario è solo la prima tappa di un percorso che si concluderà nel 2015. Quali sono, quindi, i suoi auspici per queste due Assemblee sinodali?

R. - Il mio auspicio fondamentale è che si possano trovare vie per mostrare sia alle famiglie felici e unite, sia alle famiglie ferite, sia agli stessi divorziati e risposati, il Vangelo, cioè la Buona Novella dell’amore di Dio e della sua misericordia. La Chiesa non è altro che lo strumento che deve attualizzare, nell’oggi e nel tempo, il dono dell’infinita misericordia che c’è stata fatta in Gesù Cristo. Questa mediazione fra la salvezza e la storia è la sfida che noi dobbiamo assumere e certamente non è facile, ma sicuramente il Signore non ci fa mancare il suo aiuto.








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