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Sinodo. Card. Piacenza: un buon lavoro per il futuro, Papa garantisce unità

Il card. Mauro Piacenza - ANSA

Il card. Mauro Piacenza - ANSA

Il Sinodo straordinario sulla famiglia si è concluso dopo due settimane di confronto franco e fecondo tra i padri sinodali. Per un commento conclusivo ai lavori dell’assemblea sinodale, Paolo Ondarza ha intervistato il Penitenziere maggiore, card. Mauro Piacenza:

R. – Direi che è stato fatto un buon lavoro sotto la guida dello Spirito Santo, sotto la presidenza del Santo Padre, direi ben finalizzato a quello che sarà il Sinodo del 2015. Praticamente si sono dati i lineamenta sui quali si lavorerà con il prossimo Sinodo. La base, direi, è una base realistica, indicativa: si vede chiaramente verso cosa si vuole arrivare e con quali mezzi. Io direi che il lavoro, così come era stato prefissato, è stato svolto.

D.  – Il Papa ha in particolare indicato alcune tentazioni…

R. – Ha accennato agli inevitabili confronti. Se non ci fossero confronti in materie tanto delicate e vitali per la pastorale, vorrebbe dire avere poco sangue nelle vene.

D. – Una Chiesa dalla porte spalancate per ricevere bisognosi e non solo i cosiddetti giusti, quelli che ritengono di essere perfetti…

R.  – Certo. Questo è un discorso che oggi si fa molto ma è un discorso che si fa fin dall’epoca di Nostro Signore Gesù Cristo, evidentemente, perché la Chiesa deve continuamente badare a due ambiti, a due sacche particolari. Da una parte, deve mantenere e rinforzare la fede delle persone che sono già nella pienezza, dentro, e dall’altra parte deve sempre andare: se non si caricasse dentro non potrebbe andare fuori. Spesso si vede questa dicotomia nei mezzi di comunicazione, qualche volta purtroppo anche nelle persone di Chiesa: quasi che l’aspetto contenutistico, l’aspetto dottrinale, si trovasse sempre un po’ arcigno di fronte ad un aspetto molto sorridente che sarebbe quello invece che “si apre a…”. Ma devo dire questo: se noi non avessimo persone sane, se i medici non fossero sani non potrebbero curare gli ammalati, quindi bisogna sempre calcolare che bisogna fare una cosa senza perdere l’altra. Tenendo presente che la priorità sta nella custodia del deposito della fede inalterato nei secoli e nei millenni. Ma non è solo questo, se no avremo una sorta di sclerosi: di natura sua, la dottrina, siccome non è una verità astratta ma è la Persona di Gesù, deve camminare per andare incontro a tutti.

D. – Quanto è importante la riconciliazione?

R. - La comunione sulle cose di fondo è essenziale per andare d’accordo e poter realizzare, anche quando c’è disparità di pareri, qualcosa di fecondo e di positivo apostolicamente. Quindi è un po’ come se dovessimo avere una “moquette” comune sulla quale poter camminare: se non curiamo la moquette - Dio mi perdoni del paragone! - della buona dottrina avremo sempre tensioni, per forza. Quindi la communio è il vincolo di fondo. E la garanzia di tutto questo è il Primato di Pietro, che non è una posizione di dominio ma in realtà è la posizione del servizio e della comunione: cioè, garantire che siamo sulla stessa Barca e che il Signore non dorme ma è con noi e quindi questo è il grande dono di avere il Papa.