Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Società \ Cultura e arte

Cresce mercato e-book. Donnini (Rcs): discriminatoria Iva al 22%

Nel mercato dei libri crescono i dati di vendita degli e-book - ANSA

Nel mercato dei libri crescono i dati di vendita degli e-book - ANSA

Con l’evoluzione del mondo dell’editoria, pesa sempre di più l’Iva maggiorata del 22% sui libri digitali, rispetto al 4% imposto ai libri cartacei. Ecco spiegata “Un libro è un libro”, l’iniziativa lanciata dall’Aie, l'Associazione italiana editori, contro la discriminazione fiscale sugli e-book, che ha spinto il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, a portare la questione al Consiglio europeo. Sul grande successo di “Un libro è un libro”, Corinna Spirito ha intervistato Laura Donnini, amministratore delegato di RCS libri e presidente dell’Aie:

R. – Il successo è stato abbastanza ampio, ma soprattutto superiore alle aspettative. Basti pensare che a ieri avevamo circa 1.100 twitter con l’hashtag  #unlibroèunlibro e circa 5 milioni e 700 mila di impression. È un risultato straordinario che denota come la battaglia sull’Iva sia in realtà un battaglia in favore dello sviluppo culturale e anche digitale di questo Paese. Tutti gli amanti dei libri – a partire dagli autori, dagli scrittori, dai giornalisti, dagli addetti ai lavoro, dalla gente comune – si sono in qualche modo impegnati per dare un segnale. E il segnale forte è stato dato in primis al governo e l’obiettivo finale è quello di portare questa discussione sul tavolo europeo, perché questa battaglia è una battaglia che riguarda tutti i Paesi, perché la discriminazione sull’e-book, considerato un servizio e considerato tale dal legislatore prima ancora che si pensasse alla forma e-book, è oggi sicuramente obsoleta.

D. – L’Europa sembra aver reagito bene alla proposta di Dario Francheschini. Cosa cambierebbe se accettasse di equiparare l’Iva sull’e-book a quella dei libri cartacei?

R. – In Italia ci sarebbe sicuramente una spinta allo sviluppo di questo mercato, che è molto piccolo: partito tre anni fa, vale meno di 40 milioni di euro e stiamo parlando più o meno del 4-5% del mercato totale del libro, che è una percentuale piccola in confronto a Paesi come l’America, dove ormai la percentuale media è del 25%, o come l’Inghilterra, dove ormai quasi si raggiunge oltre 15%. In questo Paese, un’Iva discriminatoria sicuramente si rifletterebbe su dei prezzi probabilmente più alti e quindi si andrebbe, in qualche modo, a bloccare uno sviluppo. Dal punto di vista dell’equiparazione, il concetto di fondo è : “La Divina Commedia” è la stessa sia che si legga su carta, sia che si legga su un supporto elettronico. È la storia quella conta, è il valore dell’opera. Perché è importante che tutti i Paesi seguano questo stesso principio? Perché il nostro ormai è un mercato globale, è un mercato europeo.

D. – Ci sono rischi reali di procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea?

R. – Il caso della Francia e del Lussemburgo, che hanno deciso di applicare l’Iva cartacea all’e-book, ha generato una infrazione per questi Paesi. L’Italia è pronta a combattere. Evidentemente non è automatica la procedura di infrazione, perché quello che è uscito dal Consiglio dei ministri della cultura europei è un documento che comunque porta sul tavolo dell’Europa una questione di principio che ha, in qualche modo, l’obiettivo di sviluppare l’industria culturale europea. Sicuramente, è una mossa molto coraggiosa, che però crediamo possa essere discussa in sede europea. L’obiettivo è riuscire a portare questo argomento sull’agenda dell’Ecofin, il 9 dicembre.

D. – Chi sono oggi i lettori che preferiscono un e-book a un libro cartaceo?

R. – Sono lettori tendenzialmente "heavy reader", che leggono cioè dai 10 ai 15 libro l’anno. Sono molto più maschi che femmine, di età tra i 35 e i 50-55, e viaggiano. Sono anche quelle persone tecnologicamente più avanzate, che quindi hanno comprato come novità tecnologica l’e-reader.

D. – Qualcuno crede che la crescita dell’e-book possa portare in futuro alla morte del cartaceo. È così?

R. – Assolutamente no. Ormai, questo dato è riscontrabile nei Paesi più avanzati. È la carta il formato che continua ad essere preferito e che continuerà a dominare e a vincere, tanto più che alcuni generi – come la "no-fiction", quindi la saggistica e la manualistica - che un tempo si credeva potessero essere preferibili in formato elettronico, in realtà sono preferiti in carta. È più la narrativa di intrattenimento che è più apprezzata in formato digitale. La letteratura, testi di saggistica, libri per ragazzi continuano a essere preferiti in carta.