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Benigni e i Dieci comandamenti: una terapia per l'umanità. Tv nobile e accessibile

Benigni e I Dieci Comandamenti - ANSA

Benigni e I Dieci Comandamenti - ANSA

“Partivo da un pregiudizio positivo nei confronti di Benigni, ero certo che non avrebbe venduto un prodotto casuale. Ho apprezzato molto tutto il lavoro a monte perché si intravedeva un grosso lavoro di riflessione e di preparazione. E poi mi è piaciuta la sua ars poetica nel presentare tutto questo e nel coinvolgere in tutto questo”. Don Germano Galvagno docente di Antico Testamento presso la Facoltà Teologica di Torino, esperto di Pentateuco, a commento delle due serate sui Dieci Comandamenti portate in Rai da Roberto Benigni.

Il gesuita Gaetano Piccolo, docente di Filosofia alla Pontificia Università Gregoriana e Segretario dell'Apostolato intellettuale dei gesuiti italiani esprime qualche perplessità: “Nessuno vuole mettere in dubbio il genio e l’estro di Benigni e sicuramente il grande merito è di aver parlato di vita spirituale in prima serata, quindi con un’audience incredibile. L’osservazione che io faccio è che l’immagine che è emersa della Chiesa è quella di un’organizzazione che in qualche modo ha volutamente manipolato il dato biblico e quindi ha rielaborato per suo interesse aspetti di questo decalogo che invece andrebbe riportato alla sua purezza originaria. Quindi, tacendo tutto il percorso biblico che viene fatto e tra l’altro anche tutta la questione dell’elaborazione paolina. Ora, non è che questo venisse chiesto a Benigni, ma in qualche modo mi sembra che volutamente sia stato taciuto per proporre i comandamenti come espressione di una religiosità laica. Questo mi sembra il limite, ma comprensibile: insomma, è stata un’operazione accettabile ma aver presentato i Dieci comandamenti come patrimonio dell’umanità ha avuto il rischio di confondere, e qualche frecciata al mondo cattolico era, secondo me, in parte giustificata, in parte discutibile.

A chi è servita principalmente questa operazione? “A tutti”, risponde Don Galvagno. “Ci è servito a poter dire che Dio, l’anima, la libertà, la vita, non sono temi da rimuovere, non sono temi pesanti e noiosi… Certo, ci vuole una capacità artistica e comunicativa straordinaria”. Padre Piccolo aggiunge: “Colmare di vita i propri giorni è stata un’espressione molto felice, nel presentare il comandamento sull’onorare il padre e la madre. Ecco, in un clima depressivo un messaggio così vitale e di speranza è una terapia per l’umanità”.

Armando Fumagalli docente di Semiotica e Storia del Cinema, direttore del Master in Sceneggiature televisive all’Università del Sacro Cuore di Milano, analizza la performance di Benigni parlando di “lezioni profonde in cui l’uomo Benigni ha sinceramente riletto alcuni grandi temi della spiritualità riuscendo a fare sintesi del positivo che c’è nello studioso e nel divulgatore. Un esempio di tv nobile e accessibile”.  

Il Pastore valdese Paolo Ricca, docente di Dottrina dei Sacramenti al Pontificio Ateneo Sant'Anselmo, arriva a parlare di autentica evangelizzazione di prima qualità. Gran parte del commento di Benigni è stato tratto dal testo di Ricca, che risale ad una ventina di anni fa, versione testuale di una dozzina di puntate andate in onda all’epoca su Radio Rai: “I dieci comandamenti. Le tavole della libertà e dell’amore” (Morcelliana). “Proprio libertà e amore sono state le parole chiave della prova di Benigni, che è riuscito a liberare i comandamenti della prigionia della legge. I comandamenti sono una benedizione per l’umanità, per le singole persone che vogliono cercare di metterli in pratica, ma anche per chi, senza riferirsi a Dio, vuole vivere degnamente, bene. Benigni ha saputo collegare le due cose in maniera molto delicata, fine, bella”.

I più si aspettavano un Benigni che esasperasse la vena comica…

“Con i Dieci comandamenti ci siamo resi conto che il rapporto tra comicità e verità è storico e molto profondo. Forse solo i comici dicono la verità”, chiosa Ricca. E Fumagalli, su questo aspetto conclude: “La comicità e l’umorismo non sono espressione di pensiero debole ma sempre affermazione di qualcosa, sebbene attraverso la sorpresa e il paradosso. Sì, sono disvelamento della verità”. 


(Antonella Palermo)