Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

RV ITALIA - 105 FM

Mondo \ Europa

Natale 1914: tregua tra fanti con le stesse radici cristiane

La prima pagina del Daily Mirror che documentava la tregua tra soldati inglesi e tedeschi sul fronte occidentale, nel dicembre 1914 - RV

La prima pagina del Daily Mirror che documentava la tregua tra soldati inglesi e tedeschi sul fronte occidentale, nel dicembre 1914 - RV

"Erano trincee molto vicine, i soldati condividevano gli stessi disagi e le stesse sofferenze, ma soprattutto le stesse tradizioni religiose cristiane, lo stesso riconoscimento del valore del Natale, la nascita di Gesù che porta la pace". Così Antonio Besana, studioso della Prima Guerra Mondiale, spiega i motivi della famosa 'Tregua di Natale' del 25 dicembre 1914.

Nelle Fiandre, in Belgio, sul Fronte Occidentale della Grande Guerra, soldati inglesi e tedeschi, dichiararono una tregua spontanea: si parlarono, si strinsero la mano, si abbracciarono, fu celebrata una messa. Cantarono insieme, si scambiarono auguri e doni, improvvisarono una partita di pallone. "Sono le radici cristiane dell'Europa - commenta Besana - che riaffiorano nel bel mezzo dell'orrore di una guerra che portò alla morte oltre 9 miloni di combattenti e 7 milioni di vittime civili. Radici che furono in parte spazzate via dalla Prima guerra mondiale". 

Alcune delle lettere alle famiglie dei soldati inglesi che testimoniano quest'episodio, raccolte dal sito www.christmastruce.co.uk, sono ora pubblicate nel volume La tregua di Natale - Lettere dal fronte’, edizioni Lindau, di cui Besana ha scritto l'introduzione.

"Queste fraternizzazioni fra nemici furono accolte con disappunto dai governi e dai comandi militari", spiega Roberto Morozzo della Rocca, docente di storia contemporanea all'Università di Roma III. "Nei Natali successivi si presero provvedimenti per evitarle. Le tregue d'armi furono sempre vietate dai comandi, durante la Prima guerra mondiale, perché permettevano ai soldati di riconoscersi come esseri umani, figli di Dio e smascheravano la falsità della propaganda di guerra che descriveva il nemico come una bestia". "In questo contesto il Natale come festa di pace, festa della famiglia che crea nostalgia, era considerato da chi guidava gli eserciti una spregevole festa pacifista". "Un episodio che dimostra - conclude lo storico - che gli uomini in guerra si trasformano: divengono crudeli e animaleschi come in tempo di pace non sono". 


(Fabio Colagrande)