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Papa: colonizzazione ideologica del gender come le dittature

Manifestazione contro l'imposizione dell'ideologia del gender - REUTERS

Manifestazione contro l'imposizione dell'ideologia del gender - REUTERS

Nel volo di rientro da Manila il Papa, come aveva già fatto nell’incontro con le famiglie filippine, è tornato a denunciare la “colonizzazione ideologica” del gender che attraverso le scuole tenta di “ridefinire l’istituzione del matrimonio” e “distruggere la famiglia”. Francesco ha paragonato tale ideologia alle dittature totalitarie del secolo scorso ricordando come anche al Sinodo sia stato denunciato il tentativo  di condizionare lo sviluppo dei Paesi poveri all’introduzione del gender. Paolo Ondarza ha raccolto la riflessione di Riccardo Cascioli, direttore de “La Nuova Bussola Quotidiana”:

R. – Papa Francesco si ricollega a quello che già Papa Giovanni Paolo II aveva detto con grande forza: che la battaglia del Terzo Millennio sarebbe stata intorno all’uomo, all’uomo immagine e somiglianza di Dio. Un attacco che ha proprio l’obiettivo di sfigurare la famiglia, di ridefinire lo stesso concetto di matrimonio. Ed è un discorso che parte  da lontano: l’abbiamo visto fiorire alla Conferenza (Onu su Popolazione e Sviluppo) del Cairo, nel 1994. E’ lì che per la prima volta in sede internazionale è stato cercato di sostituire il riferimento a maschio e femmina con l’idea che ci fossero cinque generi, oggi ne sono stati teorizzati molti di più. Ma non è neanche casuale che il Papa questo discorso l’abbia fatto nelle Filippine, perché le Filippine negli ultimi decenni sono state al centro di un’offensiva ideologica, una vera e propria colonizzazione che ha ormai imposto il controllo delle nascite, nella concezione, nell’idea che si vuol far passare, che l’aumento della popolazione sia la causa della povertà e del sottosviluppo.

D. – Una colonizzazione geografica, potremmo dire, con i Paesi ricchi che condizionano lo sviluppo di quelli poveri all’introduzione del gender, ma, più in senso lato, una colonizzazione antropologica, che riguarda il concetto di natura umana…

R. – Certo, questo riguarda anche i nostri Paesi. Vediamo benissimo cosa sta succedendo in Italia, ma più in generale in tutta Europa, dove si cerca di imporre questa ideologia già dalle scuole. Guai a chi prova ad obiettare. E teniamo conto che ormai sta diventando un’ipotesi di reato quella di sostenere che l’unica famiglia possibile sia la famiglia naturale, quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna. E’ interessante che il Papa abbia parlato di forti potenze che non si identificano con un governo o uno Stato in particolare, ma è una cosa molto più complessa, ramificata, e che però ha nelle Nazioni Unite il suo epicentro. Non è un caso che il Papa continui a citare il libro di Benson “Il padrone del mondo”, perché anche lì appunto si capisce che si tratta di un potere che non ha il nome di un governo, ma è un’entità sovranazionale, che ad un certo punto tenta di omologare a livello globale tutte le culture.

D. – L’ideologia del gender non ammette contraddittorio, impone un pensiero unico. Il Papa l’ha paragonata alle dittature del secolo scorso…

R. – Certo, come ogni ideologia per potersi affermare ha bisogno di essere totalitaria, perché l’ideologia è costantemente smentita dalla realtà. Quindi, tanto per fare un esempio: se un’ideologia dicesse che il cielo è verde, ha bisogno di imporlo con la forza, perché ci sarà sempre qualcuno che magari alzando gli occhi al cielo proverà a dire “ma, a me sembra blu”, e questo potrebbe aprire gli occhi a tutti gli altri. E’ per questo che necessariamente una ideologia di questo genere poi sfocia in un totalitarismo, come sono state appunto le dittature spietate del secolo scorso: il nazismo, il fascismo, il comunismo.

D. – Se ne sottovaluta, tuttavia, il pericolo…

R. – Sì, sicuramente, ma questo va di pari passo con un processo di secolarizzazione, perché si perde la forza della ragione di una evidenza, che pure nel popolo è abbastanza diffusa. Perdendone le ragioni, però, si perde anche la capacità di resistere e rendersi conto del pericolo mortale che questa ideologia comporta.

D. – Come non si resero conto gli uomini e le donne del secolo scorso del lento avanzare delle grandi ideologie?

R. – Certamente. Funziona così. Poi, oggi, in più, c’è questa idea de “il segno dei tempi”, dei “tempi che cambiano”. Ma qui il cambiamento non è soltanto esteriore, di costume, è un cambiamento, una rivoluzione antropologica vera e propria, quindi comporta davvero dei pericoli enormi per l’umanità.

D. – Ecco perché il Papa ha chiesto “proteggiamoci da questa minaccia contro la famiglia che di fatto è una minaccia alla società stessa”…

R. – Certo, la famiglia, con la sua evidenza anche di appartenenza e di legame, è già una forma di resistenza a questa ideologia. Non è un caso che oggi la reazione, ad esempio, a questa ideologia comincia a venire nella nostra società da genitori che si accorgono che nella scuola i loro figli vengono attaccati e minacciati da questa ideologia: anche a questo aveva già accennato Papa Francesco, quando ha parlato di scuole che rischiano di essere ridotte a campi di rieducazione.

D. – La scuola dicono gli esperti è uno strumento dell’ideologia del gender, assieme ad alcune leggi, per aggredire la società e decostruirla…

R. – La scuola è il teatro di battaglia per eccellenza, quello che è stato scelto come punto fondamentale per far passare questa ideologia, e non a caso: convincere gli adulti che sono cresciuti e che hanno già una loro formazione è più complicato, ma se si comincia dalla scuola materna a spiegare che non esistono i sessi, ma esistono soltanto i generi e che uno può scegliere a suo piacimento, quando vuole, sicuramente il cambiamento avviene in modo più efficace.