2015-03-07 13:34:00

Mons. Corti autore dei testi della Via Crucis del Venerdì Santo: "Parola chiave: custodire"


E' stata la prima omelia di Papa Francesco - quel riferimento alla figura di San Giuseppe, custode di Maria e di Gesù - il tema ispiratore dei testi per la Via Crucis in Colosseo del Venerdì Santo, quest'anno affidati dal Pontefice a Mons. Renato Corti, vescovo emerito di Novara. Ai nostri microfoni il presule spiega: “La parola chiave che attraversa tutte le meditazioni è custodia, custodire. Mi sono ricordato in particolare di quel passaggio in cui il Papa appena eletto diceva che la croce è il vertice luminoso dell’amore di Dio che ci custodisce. Ecco, mi sembra che anche noi siamo chiamati ad essere custodi per amore nei confronti dell’uomo". 

"Ho fatto ricorso a quanto San Paolo dice a proposito dell’amore di Dio e delle sue dimensioni", riprende Mons. Corti. "Da lì ho declinato il termine 'custodia' riferendolo a diverse realtà: la Parola di Dio, l’Eucarestia, il perdono".

"Un pensiero particolare l'ho espresso riguardo alla famiglia - aggiunge Corti - inserendo una preghiera ai lavori del Sinodo perché siano accompagnati dalla misericordia e dalla verità. Ho cercato di lanciare input utili per la vita ecclesiale e ho ricordato anche qualche fatto grave che accade nella nostra società contemporanea e che va nella direzione opposta a quella del custodire: il male commesso verso i giovani, l’abbandono dei poveri, la dimenticanza dei pilastri della pace ricordati già da Giovanni XXIII (la verità, la giustizia, la libertà, l'amore). E poi parlo esplicitamente - in maniera calibrata - di temi caldi che preoccupano il mondo: della pena di morte che va abolita, della tortura che va cancellata, della disumanità nei confronti degli innocenti e di gente che viene uccisa barbaramente, della tratta delle persone. Ma ricordo anche, in positivo, le esperienze bellissime di chi porta speranza: per esempio le missionarie che recuperano i bambini soldato e li riportano alla loro dignità".

Come ha tradotto la brutalità e la violenza con cui si ammazzano esseri umani e si alimenta odio in nome di una visione distorta della religione? "Io personalmente sto provando questa esperienza spirituale, cioè che questa situazione internazionale così difficile e oscura per il futuro ci conduce a comprendere con maggiore chiarezza, da parte di noi cristiani, che il Vangelo è il meglio per l’uomo e non c’è nulla che difenda l'uomo così tanto come il Vangelo, e che l’aver incontrato Gesù Cristo è una grande fortuna. E’ dunque un tempo terribile ma anche luminoso. Va valorizzato in termini di slancio, di coraggio, da parte dei cristiani che in varie parti del mondo arrivano ad offrire limpidi esempi di testimonianza della fede, fino al martirio. E’ un tempo insomma che permette a noi che viviamo in Europa di svegliarci e di dire: qui sciupiamo la domenica e in Africa la gente fa migliaia di chilometri per andare a messa. Impariamo da loro".

Ciò che colpisce nei suoi testi è la struttura narrativa che ha scelto: "Ho deciso di mettermi a contemplare Gesù mentre fa il percorso cercando di immaginare cosa potrebbe pensare. Tento di esprimere lui dandogli la parola. E' un parlare in prima persona singolare, ma anche plurale, quando esprimo il 'noi', dando voce alla gente che lui incontra. In questa forma molto compatta di dialogo, non c’è niente di descrittivo, è tutto empatico, coinvolgente. Ho voluto aiutare a mettersi dentro la scena evangelica facendone parte, guardando a Gesù, a chi sta intorno a lui e dando risonanza a tutto questo".

 








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