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Mons. Zenari: liberi solo una parte dei cristiani rapiti in Siria

Mons. Zenari

Mons. Zenari

Non tutte le 52 famiglie cristiane prese in ostaggio dallo Stato islamico sono state liberate. Lo precisa il nunzio apostolico in Siria mons. Mario Zenari, all'agenzia AsiaNews rettificando in parte la notizia data da lui stesso all'agenzia, secondo cui tutte le famiglie erano state tratte in salvo e senza riscatto.

Parlando in serata, il nunzio afferma di aver ricevuto oggi la notizia che la liberazione delle famiglie è avvenuta solo in parte. "La mia fonte mi ha detto che la liberazione era stata ormai decisa e sembrava cosa fatta. Alcune decine di famiglie avevano già preso l'autobus per allontanarsi dalla zona della cattività". Mentre le restanti famiglie si preparavano a prendere altri autobus messi a disposizione, ad un certo punto vi è stata un'imboscata - probabilmente da pare di alcuni combattenti curdi - e i miliziani dello SI hanno bloccato l'operazione. Il nunzio precisa che "vi sono ancora diverse famiglie nelle mani dello SI e che anzi sono state rapite altre famiglie da tre villaggi". Ora la situazione si è di nuovo confusa e non si sa bene come si svilupperà.

Mons. Zenari tiene a precisare che il caso di queste famiglie cristiane "non è da paragonare all'esecuzione dei giovani 21 copti uccisi in Libia. Qui si tratta di un rapimento in cui i cristiani sono stati usati come scudi umani" durante la ritirata delle milizie dello SI incalzate dai curdi.

Secondo AsiaNews in molti casi di cristiani rapiti avvenuti in Siria, vi è riguardo verso i cristiani, soprattutto se i combattenti dello SI sono siriani. In Siria anche i musulmani conoscono l'impegno della Chiesa verso i poveri e verso la gioventù. Non è lo stesso quando i miliziani provengono da Paesi islamici come la Cecenia, l'Arabia saudita o il Qatar.