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Centrafrica: intesa sulla liberazione dei bambini soldato

Centrafrica: campagna contro i bambini soldato - ANSA

Centrafrica: campagna contro i bambini soldato - ANSA

Stop all’arruolamento dei bambini soldati in Centrafrica. Lo stabilisce un accordo siglato da otto gruppi armati locali che si sono impegnati anche a garantire il ritorno a casa di migliaia di ragazzi già impiegati in operazioni militari. Eugenio Bonanata ha raccolto la soddisfazione di Suor Elvira Tutolo, delle suore della carità di S. Giovanna Anthida, che dal Paese africano lancia un appello alle Ong a concentrarsi con maggiore efficacia sui progetti di accoglienza dei minori:

R. – Ha dato enormemente gioia questa notizia e questa firma. Io sono qui da 14 anni. Non sono pessimista, ricomincio ogni giorno con tanta speranza, però credo che tra la firma e i fatti sicuramente ci sarà una differenza enorme. Il problema è che questi bambini – c’è scritto anche sul documento – possono tornare a casa. Mi chiedo quale casa, quale famiglia, quali genitori, dopo tutto quello che hanno vissuto? Io ho la testimonianza diretta: qui a Berberati noi abbiamo 150 bambini reclutati prima dai Seleka e poi dagli anti-Balaka; e sono mesi che vengono da noi dicendo che vogliono lasciare i machete e i loro fucili artigianali ma qual'è l’alternativa? Anche i capi anti-Balaka dicono che non tengono più con loro questi bambini. Ma dov’è la loro casa? Ho molto timore che la loro casa torni ad essere la strada.

D.  – Come pensate di organizzarvi, cosa pensate di fare?

R. – Noi qui siamo una piccola Ong nazionale che si chiama Kizito. Questa Ong è formata da 30 coppie, marito e moglie centrafricani. Loro hanno accolto già nelle loro famiglie chi 6 e chi 7 ragazzi. E sarebbero ancora pronti ad accogliere questi bambini. Inoltre, ad 8 chilometri da qui noi abbiamo anche un Centro di formazione agricola. La notizia brutta, per cui sono anche molto delusa, è che proprio la settimana scorsa ho dovuto chiudere questo Centro per mancanza di finanziamento. Per fare un esempio, grazie ad un po’ di denaro che ho ricevuto dall’Italia, per 10 di questi ragazzi abbiamo comprato due ettari di terra, un carrettino, un materasso e gli attrezzi per lavorare l’agricoltura. Li aiuteremo a formare una piccola cooperativa: questa è una goccia, ma questa goccia deve diventare mare. Questa è la direzione.

D. – Qual è il suo appello?

R. – Che le Ong internazionali e l’Unicef appoggino le iniziative come le nostre che siano prese sul posto e non inventino altri programmi di distribuzione di aiuti. Questo mi sta anche bene in un momento di urgenza: ma se ci sono iniziative valide che possano risolvere e affrontare il problema alla radice e portarlo avanti fino a una  soluzione, non si devono abbandonare! Non è possibile che queste Ong fanno i loro programmi fuori dal contesto.

D. – Che tipo di problemi presentano questi ragazzi?

R. – Davide, per esempio, l’altro giorno ci ha raccontato che lui non riesce a prendere sonno perché rivede tutti questi fantasmi: lo hanno obbligato a dormire sui cadaveri, lo hanno drogato perché avesse la forza di utilizzare le armi… Questi sono traumi che si portano tutta la vita. Ed è chiaro che occorrono competenze e poi occorre una capacità di amore, naturalmente con l’appoggio, di una realtà come la nostra che lavoria con i servizi sociali, con il tribunale… Il nostro problema - da 14 anni che abbiamo preso questa iniziativa per la protezione dei minori - è che non siamo sostenute finanziariamente da nessuno.