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Messa di Parolin a 40 anni dalla morte del card. József Mindszenty

Il cardinale József Mindszenty

Il cardinale József Mindszenty

Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha presieduto ieri sera, presso la Chiesa romana di Santo Stefano Rotondo al Celio, la Messa per i 40 anni della scomparsa del cardinale ungherese József Mindszenty. Ha concelebrato il cardinale Péter Erdő, primate d’Ungheria. Ce ne parla Sergio Centofanti:

Card. Mindszenty, coscienza viva del suo popolo
“Coscienza viva del suo popolo” negli anni bui del regime comunista in Ungheria: così il cardinale Parolin ricorda il Servo di Dio József Mindszenty. Dopo aver conosciuto il carcere già nel 1944 sotto il breve governo filonazista del Paese, Mindszenty – ricorda il segretario di Stato – “fu per quasi trent’anni arcivescovo di Esztergom” e primate d’Ungheria. Sin dall’inizio ebbe a dire: “Voglio essere un buon Pastore che, se è necessario, dà la sua vita per le pecore” (Esztergom, 7 ottobre 1945). In effetti - osserva il porporato - Mindszenty “poté liberamente esercitare il suo ufficio per un periodo molto breve, per soli tre anni. Come primate si sentiva investito di una grande responsabilità verso tutto il popolo ungherese:

“Ha visto il grande pericolo del comunismo e cercò di rafforzare il suo popolo attraverso l’esempio. Il cardinale, vedendo la disperazione degli abitanti del Paese e la crescente pressione da parte del regime, annunciò un programma pastorale per la nuova evangelizzazione dell’Ungheria. Incoraggiò inoltre la preghiera incessante, basata sui valori dell’amore per Dio e per il prossimo, promuovendo la devozione mariana, per cui indisse anche un anno mariano, favorendo la devozione a Santo Stefano e ai santi ungheresi. Con le sue lettere pastorali ed omelie predicò contro ogni ingiustizia, richiedendo una vita pubblica e familiare secondo i principi morali cristiani”.

Simbolo della Chiesa perseguitata
Forse – ha affermato il cardinale Parolin – “all’inizio del suo ministero non aveva ancora la massima chiarezza su come si sarebbero in breve tempo adempiute le parole da lui pronunciate durante la sua presa di possesso”. József Mindszenty doveva seguire “il Buon Pastore nella via della sofferenza e diventare letteralmente la coscienza viva del suo Popolo, non solo con le parole, ma ancora di più col suo silenzio, imposto dal regime”:

“Il giorno di Natale del 1948 fu arrestato e due mesi dopo, nonostante le proteste di Papa Pio XII, venne condannato all’ergastolo con l’accusa di cospirazione tesa a rovesciare il governo comunista. Durante gli anni silenziosi, passati in carcere, e dopo, negli anni che trascorse in esilio, diventò un simbolo della Chiesa perseguitata, della Chiesa dolente, della Chiesa di tanti martiri e confessori della fede, che soffrivano sotto la dittatura nei paesi comunisti e in particolare in Ungheria”.

Dall'indifferenza alla compassione
La cortina di ferro insieme al muro di Berlino, che ha diviso l’Europa in due parti per decenni – ha detto il segretario di Stato – “sono ormai caduti, ma anche oggi vi sono pericoli, laddove è presente la sofferenza e l’ingiustizia. E citando le parole di Papa Francesco ha così concluso:

“La nostra preghiera si fa ancora più intensa e diventa un grido di aiuto al Padre ricco di misericordia, perché sostenga la fede di tanti fratelli e sorelle che sono nel dolore, mentre chiediamo di convertire i nostri cuori per passare dall’indifferenza alla compassione” (Omelia, 11 aprile 2015).

Il cardinale Erdő: Mindszenty aveva il coraggio di dire parole chiare
Sull'attualità del messaggio del Servo di Dio József Mindszenty, ascoltiamo il cardinale Péter Erdő al microfono di Agnes Gedo:

“Prima di tutto era impegnato per la fede ma anche per i valori umani, oggi si direbbe per la dignità umana. E alzava la sua voce ogni volta che veniva violata la dignità umana: le persecuzioni e tutte le azioni disumane che conosciamo nella storia dello stalinismo. Lui aveva il coraggio di dire le parole più chiare. E ha sofferto molto per questo. Quindi la chiarezza e il coraggio sono due punti in cui ha dato un esempio di valore anche attuale”.