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Sant’Egidio. Conferenza “Oriente e Occidente: dialoghi di pace”

 - ANSA

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Conferenza internazionale a Firenze, l’8 e 9 giugno, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio sul tema “Oriente e Occidente: dialoghi di civiltà”. A confronto numerose autorità del mondo islamico, tra cui il grande imam dell’Università Al Azhar del Cairo, Muhammad Al-Tayyeb, insieme a personalità della politica e della cultura di diversi Paesi occidentali e rappresentanti delle istituzioni europee. Roberta Gisotti ha intervistato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio.

D. - Un titolo che può apparire perfino ingenuo nell’attuale scenario bellico che coinvolge il Medio Oriente e il Nordafrica e di fronte al proliferare del fondamentalismo islamico. Professor Impagliazzo cosa vi aspettate da questa Conferenza di Firenze?

R. – Noi ci aspettiamo che la comprensione profonda della cultura l’una dell’altra possa portare all’apertura di nuove vie di dialogo, sempre più necessarie oggi, in questo tempo di grande rassegnazione sulle guerre e sulle violenze, che attraversano molte regioni del mondo.

D. – Questo termine, “rassegnazione”, è forse l’aspetto più negativo di quest’epoca che stiamo vivendo…

R. – Direi di sì. Prendiamo il caso della Siria, e particolarmente della città di Aleppo, che vive da settemila anni una profondissima cultura - essendo luogo di incontro tra musulmani e cristiani, dove sono presenti antichissime comunità cristiane – e che è una città che sta morendo. E’ una guerra, quella della Siria, che dura da quattro anni; è lunga, cioè, quanto la Prima Guerra mondiale; e nessuno a livello internazionale riesce ad affrontare in maniera definitiva questo problema. Nel caso dei cristiani perseguitati in Iraq, invece, che sono dovuti fuggire in Kurdistan, non si è riusciti a proteggerli, a creare un’area di salvezza, un porto sicuro per loro. Questi due esempi, tra i tanti che si potrebbero fare, mostrano la grande rassegnazione, la grande impotenza che c’è oggi nella comunità internazionale. Noi speriamo che dall’incontro di Firenze sorgano nuove vie, anche spinti da un dialogo tra le religioni per la pace.

D. – Nuove vie alternative a quelle della politica, anche della diplomazia internazionale…

R. – Sì, quantomeno alternative, ma anche di supporto, perché la rassegnazione è tanta e non si crede più, a livello internazionale, di poter fare veramente qualcosa per chi soffre.

D. – La Comunità di Sant’Egidio va a questo incontro, forte di tanti successi ottenuti in situazioni altrettanto disperate…

R. – Sì, in realtà, ogni cristiano ha in sé una forza di pace, è un uomo di pace, come ci ripete Papa Francesco. Noi vogliamo mettere questa forza di pace, maturata in tanti anni di attenzione ai popoli sofferenti – dal Mozambico, in Africa, ad altri popoli del mondo – per dare un contributo, per quello che è possibile. Sentiamo di non doverci rassegnare.