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Sindone. Il prof. Barberis: mistero che interpella ogni uomo

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La Sindone è il fulcro della visita del Papa a Torino. La storia della ricerca scientifica sul sacro lino inizia oltre un secolo fa, nel 1898, e da allora molti ricercatori hanno tentato di "leggere" il telo per cercare di svelarne i misteri. Dopo tante ricerche resta ancora una domanda: come si è formata l’immagine impressa sul Lenzuolo? Risponde al microfono di Amedeo Lomonaco, il presidente del Centro Internazionale di Sindologia di Torino, il prof. Bruno Barberis:

R. – Sicuramente, passi avanti su questa impronta ne sono stati fatti, ma al momento attuale sono insufficienti per poter rispondere a questa domanda, che rimane pertanto l’enigma più significativo e anche più affascinante di questo oggetto. Sono state molte le ipotesi fatte in questi più di 100 anni, ma tutti gli esperimenti e i tentativi di riprodurre effettivamente su di un telo un’immagine che abbia le stesse caratteristiche hanno dato risultati insoddisfacenti. Per coloro che hanno supposto che si possa trattare effettivamente dell’impronta lasciata da un cadavere, anzitutto bisogna trovare un fenomeno fisico o chimico che permetta a un cadavere di generare una impronta di questo genere. Altri hanno fatto l’ipotesi che si tratti di un’opera pittorica, realizzata da qualche artista del passato. Ma dove c’è l’impronta sulla Sindone, non sono stati trovati né pigmenti né coloranti di alcun genere. E’ stato trovato il sangue e quello sappiamo essere sangue umano di gruppo AB… Oggi, si deve ancora definirla come una immagine irriproducibile. Questo non vuol dire che lo sia in assoluto.

D. – La Sindone è, dunque, un mistero che continua ad interrogare scienza e fede. Lei pensa, in base anche agli studi già condotti, che un giorno questi orizzonti, apparentemente distanti, potranno convergere?

R. – Secondo me già convergono, poiché la Sindone parla sia nel settore della scienza, sia nel settore della fede. A me piace, a questo proposito, richiamare le due belle definizioni che San Giovanni Paolo II diede della Sindone, il 24 maggio 1998, durante il suo pellegrinaggio a Torino in occasione dell’Ostensione. Chiamò la Sindone “specchio del Vangelo”, significando che effettivamente richiama in modo inequivocabile, con una precisione veramente sorprendente, tutte le caratteristiche della Passione di Cristo, che i Vangeli descrivono in forma letteraria. Ma la chiamò anche “provocazione all’intelligenza”, sottolineando appunto che, nonostante gli studi fatti e le conoscenze scientifiche e tecnologiche del terzo millennio, l’immagine non è ancora spiegabile. E questi due aspetti non sono affatto in contrapposizione. Anzi, sono due aspetti complementari di questo oggetto, che se mescolati fra di loro rischiano di creare confusione e di far giungere ad affermazioni senza senso, ma se tenuti separati e paralleli tra loro, ci permettono di acquisire una conoscenza veramente ad ampio spettro di questo oggetto. E questo fatto ci permette di chiamarla il “Quinto Vangelo” o “Lo specchio del Vangelo”. Questo è veramente il fascino più profondo che questo oggetto emana.

D. – L’analisi nel 1988 del Carbonio 14 ha portato ad una datazione del telo tra il 1260 e il 1390 dopo Cristo, quindi all’epoca medievale. Quali sono le criticità di quell’analisi e perché andrebbe rifatta?

R. – Criticità non tanto nel metodo, che è quanto di meglio abbiamo al momento attuale per datare oggetti di origine biologica quindi contenti carbonio come appunto un tessuto, ma per il fatto che proprio i tessuti - tra tutti gli oggetti databili con questo metodo - sono i più delicati. Un tessuto offre il 100% della sua superficie all’inquinamento ambientale. Quella datazione, sotto tanti punti di vista, è anacronistica. Sarebbe necessario rifarla, ovviamente, ma solo nel momento in cui le nostre conoscenze chimico-fisiche, soprattutto del telo e anche biologiche, siano tali da permetterci di sapere quali siano i siti più adatti per un prelievo e, in secondo luogo, di conoscere bene il tipo di contaminazioni che ci possano essere state per fare una taratura del risultato. Al momento attuale, queste conoscenze non ci sono ancora. Ecco perché non è ancora opportuno ripetere questa analisi.

D. – Immaginando di essere proprio davanti al telo sindonico, quali sono i suoi consigli per scrutare e leggere la Sindone?

R. – Innanzitutto, per poterla leggere bene bisogna conoscerla in anticipo. Quindi, io consiglio a tutti coloro che si avvicinano alla Sindone di imparare a conoscerla – utilizzando ovviamente testi, siti che parlano della Sindone – e poi di fronte a quella immagini io direi che bisogna lasciarsi parlare, bisogna lasciarsi guardare. Chi si trova davanti alla Sindone si rende sicuramente conto che viene anche guardato e allora, in quel momento, bisogna forse lasciar cadere il desiderio di capire a fondo le caratteristiche, i punti essenziali, di riconoscere quello che le descrizioni fatte ci avevano dato. Bisogna lasciare che ci sia un dialogo tra quell’immagine e chi la osserva. Io garantisco a tutti coloro che faranno questa esperienza che, alla fine, ci sente veramente interpellati. Ed è quello il fascino grande, grandissimo della Sindone che a ogni Ostensione attira milioni di pellegrini.