Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

App:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Società \ Cultura e arte

A Venezia il film sulla pedofilia nella diocesi di Boston

Cast film "Spotlight" - ANSA

Cast film "Spotlight" - ANSA

E' stato presentato ieri sera fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia uno dei film più attesi, "Spotlight" con il quale il regista statunitense Thomas McCarty ripercorre la storia della famosa inchiesta che nel 2002 portò alla luce lo scandalo e l'orrore della pedofilia tra i sacerdoti della diocesi di Boston.  Dal nostro inviato a Venezia, Luca Pellegrini:

Proprio mentre a New York crollavano, in quel fatidico 2001, le Twin Towers centrate dagli aerei civili, portando con sé nel baratro centinaia di vittime innocenti, nella Boston cattolica le fondamenta di quella grande e antica diocesi cedevano non perché attaccate da qualche forma di terrorismo umano, ma dalla forza inesauribile e incontenibile della verità. Non secondario il fatto che fosse un manipolo di validi giornalisti del quotidiano "Boston Globe" a rendersi interpreti della loro più pura vocazione, quella cioè di trovare i fatti, verificare le fonti, raccontarli e rendersi, per il bene della comunità e di una città, paladini di un bisogno di giustizia. Grazie all'unità Spotlight - da qui il titolo del film di McCarty - il 6 gennaio del 2002 solennità dell'Epifania, una data scelta non a caso, uscì un numero storico del giornale che in prima pagina scoperchiava l'orrore già in parte noto e troppo a lungo da molti taciuto, quello della pedofilia diffusa tra i sacerdoti cattolici della diocesi americana, con centinaia di vittime sulla coscienza non solo di chi il crimine l'aveva operato, ma anche di chi lo aveva nascosto, ancor peggio negato. Il film ricostruisce in modo avvincente e lineare soltanto ciò che accadde dentro e fuori le mura di quel giornale in quel periodo limitato di tempo. Il regista, dunque, non cade mai nell'interpretazione personale e nella trappola dello scandalo, mentre gli straordinari interpreti, tra cui Mark Ruffalo e Michael Keaton, si limitano ad essere soltanto ciò che i loro personaggi reali fecero e dissero. Un atteggiamento onesto e necessario, quando un film tocca temi così sensibili e delicatissimi per tutta la comunità dei fedeli, quando un velo tragico finalmente si squarciava per poi ricomporsi e diventare quello capace di asciugare le lacrime, lenire il dolore e purificare.

Per la Chiesa degli Stati Uniti fu cruciale stabilire il confine tra verità e crociata ideologica, accettare nel suo seno il peccato, ammetterlo pubblicamente, pagarne tutte le conseguenze, che furono non soltanto economiche, ma di immagine e fiducia. Come ha specificato il regista, infatti, non furono soltanto incommensurabili ferite fisiche quelle che gli adolescenti subirono, ma anche non rimarginabili ferite spirituali. E Ruffalo ha confessato che il film non è stato fatto per distruggere un sistema, ma per mostrare la verità e permettere a tutti di riallinearsi alla sua scia. Ebbe il coraggio, la Chiesa, alzandosi da quelle macerie, di mostrarsi nella sua nuda povertà, di anelare alla trasparenza, di denunciare i peccatori, di chiedere perdono, di allontanare chi il peccato lo aveva permesso, pur conoscendolo. Il film non riesce a contenere tutti i fatti accorsi durante quel paio di anni cruciali per la storia della Chiesa universale e del giornalismo americano, ma inserisce tutte le notizie che il pubblico dovrebbe trattenere, per formarsi un giudizio onesto. Minore ironia sul trasferimento del cardinale Law a Roma, colpito dalle accuse ben note, e l'informazione che uno dei più diabolici predatori, John Geoghan, sia stato strangolato in carcere nell'agosto del 2003, avrebbero dato il credito finale a un film del quale la Chiesa non dovrebbe aver paura, come oggi non ha. Dopo quegli anni e quei fatti le decisioni dei Papi, dei Dicasteri vaticani e delle Conferenze episcopali, sono state tutte indirizzate all'estirpazione del male sempre e ovunque, e McCarty non ne dovrebbe dubitare. Ci sono poi gli atti della giustizia terrena che possiamo conoscere e commentare, mentre di quella divina - cui anche ci si affida - non ne conosciamo né il tempo né il modo.