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Livatino, 25 anni fa la mafia uccideva il giudice ragazzino

L'auto del giudice Rosario Livatino dopo l'agguato del 21 settembre 1990 - ANSA

L'auto del giudice Rosario Livatino dopo l'agguato del 21 settembre 1990 - ANSA

“Rosario Livatino: diritto, etica, fede”: in un convegno a Roma, si è ricordata la figura del giovane giudice ucciso dalla mafia, in Sicilia, il 21 settembre del 1990. La conferenza, organizzata dal centro studi intitolato al magistrato, si è aperta con l’intervento del presidente del Senato Pietro Grasso. Tra i relatori anche il ministro della giustizia Andrea Orlando e la presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi. Il servizio di Eugenio Murrali:

“Non vi sarà chiesto se siete stati credenti, ma se siete stati credibili”. E’ una delle affermazioni più rappresentative del magistrato, vittima di mafia, Rosario Livatino. A Roma, un convegno ne ha onorato la memoria, a venticinque anni dalla morte, avvenuta per mano di quattro sicari della Stidda, un’organizzazione mafiosa agrigentina. Il presidente del senato Pietro Grasso lo ricorda così:

"Un uomo semplice, con la sua vita di giudice rigoroso e schivo, il suo volto pulito dallo sguardo limpido. E così diventa per tutti e resterà per sempre il giudice ragazzino, destinato a diventare suo malgrado un eroe".

Giovanni Paolo II lo definì “martire della giustizia e indirettamente della fede”. Ricordando il magistrato, la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi ha concluso:

"Se le mafie fanno parte strutturalmente della nostra storia, anche la lotta alla mafia ormai fa parte strutturalmente della nostra storia. Noi sogniamo un Paese nel quale proprio tutti, facendo il proprio dovere, combattano le mafie e nessuno debba essere privato della vita proprio per questo".

La causa di beatificazione di Rosario Livatino è attualmente in fase diocesana. Al giudice è già stato riconosciuto un miracolo.