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Il card. Parolin su Sinodo, Cina e prossimi viaggi del Papa

Il card. Pietro Parolin - ANSA

Il card. Pietro Parolin - ANSA

Sulla possibile promulgazione di una Esortazione apostolica sulla famiglia da parte del Papa sulla base delle conclusioni del Sinodo appena concluso, si è espresso il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin a margine di un convegno, ieri pomeriggio, all’Università Gregoriana sulla Nostra Aetate. Il porporato ha parlato anche della Cina e dei prossimi viaggi pastorali del Papa. Ascoltiamo il cardinale Parolin al microfono di Michele Raviart:

R. – Il Sinodo, consegnando il messaggio al Papa, gli ha anche prospettato la possibilità di tradurlo in un documento pontificio, come avvenuto normalmente per tutti i Sinodi: i Padri sinodali offrono una serie di riflessioni al Papa, di conclusioni, e poi il Papa le fa sue attraverso il documento. Penso che anche questa volta succederà così. Però, finora non si è parlato assolutamente di nulla, in questo senso. E’ il Papa che deve decidere cosa fare. Il Papa ha già preso una decisione che è stata quella di pubblicare la Relazione conclusiva del Sinodo, che era diretta a lui: ha voluto che fosse conosciuta e divulgata.

D. - I tempi saranno lunghi o brevi?

R. - Non lo so. Veramente, non oso pronunciarmi. Prima di tutto bisogna vedere cosa intenda fare il Papa: se lui intende elaborare un documento conclusivo. Immagino che non saranno lunghissimi perché di solito queste cose si devono fare in tempi relativamente brevi altrimenti perdono un po’ la loro forza, il loro impatto. Penso che se il Papa decide di farlo, lo farà in tempi relativamente brevi.

D. – Nelle scorse settimane c’è stata una delegazione vaticana che è andata a Pechino: è la prima volta? Abbiamo sentito qualcosa ma non sappiamo di più... 

R. – No, questo fa parte di un certo percorso, in vista di una normalizzazione dei rapporti. Quindi … non è la prima volta.

D. – Ma è un passo avanti significativo?

R. – Il solo fatto di poterci parlare è un passo significativo.

D. – Che potrà portare?

R. – Ma non facciamo troppi pronostici! Noi ce lo auguriamo fermamente: tutto quello che si fa, lo si fa – appunto – per trovare un’intesa e per avere relazioni normali anche con la Cina e con Pechino, come si hanno con tutti gli altri, o con la stragrande maggioranza dei Paesi del mondo. Il fatto di dialogare è una cosa positiva.

D. – Dal Vaticano avete osservato quanto sta succedendo in Italia con questa sentenza del Consiglio di Stato, che ha stabilito che in Italia non possono esserci matrimoni omosessuali; e ora si preme affinché il Parlamento legiferi sulle unioni civili … Queste vicende italiane le seguite?

R. – Certo, seguiamo.

D. - In riferimento alle celebrazioni per il 50.mo della "Nostra aetate": i leader religiosi hanno delle reponsabilità nella trasmissione dei valori?

 R. – Una grande responsabilità, proprio per la ragione che diceva lei: si tratta certamente anche di creare tutte quelle condizioni di vario tipo che possono aiutare la pace; però, in fondo, la pace nasce dal cuore dell’uomo. La pace nasce da un cuore pacificato, quindi in pace con Dio, in pace con il prossimo, in pace con se stesso. E in questo senso, l’opera della religione, il contributo della religione è fondamentale. Poi, oggi credo che dato che tante volte, in molte occasioni la violenza è giustificata in nome di Dio, i leader religiosi hanno un grande dovere e una grande responsabilità nell’affermare che questo non è vero e nel chiamare gli appartenenti alle varie religioni appunto a essere costruttori di pace.

 D. – In Siria la pace è possibile?

 R. – La pace è possibile se ci sono persone disposte a costruirla. La pace non è automatica: la pace … quando ci sono persone, pur nelle difficoltà di una situazione tanto complicata che però, con buona volontà, cercano di ricomporre i fili della pace, allora si potrà arrivare alla pace. Ma finché c’è soltanto volontà di contrapposizione e di sopraffazione, io credo che sia molto difficile. Lì bisogna ritrovare proprio questo senso di responsabilità e questa volontà comune di arrivare alla pace.

 D. – Il Papa andrà in Africa tra un mese. C’è qualche preoccupazione per la presenza di al Shabaab o nella Repubblica Centrafricana per la violenza che c’è?

 R. – Credo che preoccupazione ci sia. Comunque, immagino che se il Papa va, ci siano anche le condizioni perché il Papa possa andare. Diciamo che questi fenomeni sono sotto controllo, almeno in occasione della visita del Papa. Quindi credo che il fatto che il viaggio si realizzi significa che ci sono le condizioni minime perché il Papa possa andare e possa rimanere lì il tempo necessario per compiere il programma.

 D. – Ma il Papa ha paura di andare?

 R. – Non credo. Non credo che il Papa abbia paura. Perché, evidentemente, se uno ha paura non ci va. E invece, il Papa va dappertutto.

 D. – Dove lo trova, il coraggio?

 R. – Lo trova, credo, nella sua fede. Anzi, ha voluto proprio che questo viaggio in Africa fosse caratterizzato dalla visita alla Repubblica Centrafricana per la situazione di conflitto in cui si trova, perché pensa che andare lì e dire una parola – ai cristiani, ai cattolici, ma anche a tutte le parti coinvolte – possa essere un contributo grande per la costruzione della pace. Quindi, è pronto ad affrontare anche eventuali rischi.

 D. – Lei andrà con lui?

 R. – Penso di sì, penso di sì; ma vediamo un po’ … perché ci sono altre questioni in gioco: c’è per esempio la Cop di Parigi: allora bisogna vedere come fare.

D. – Lei andrebbe senza paura?

 R. – Io, sì. Come ho detto: non andiamo in mezzo alla battaglia! Sinceramente, finora non ho provato paura.

 D. – Per il Giubileo della Misericordia, dal punto di vista interreligioso, si pensa a qualche iniziativa particolare? Lei sa se c’è qualche iniziativa tra le religioni?

 R. – No: su questo non avrei nessuna informazione, veramente. Può darsi che venga nei prossimi mesi o nel corso del Giubileo, però finora a mia conoscenza non c’è.

D. - Vuole rivolgere un saluto ai messicani che tra qualche mese accoglieranno il Papa?

 R. – A los mexicanos un saludo, de gran corazón. Siempre recordando los tiempos migratos en que estuve allì...
Ai messicani un saluto di cuore, ricordando sempre i tempi in cui sono stato lì. Che il popolo messicano possa trovare, nelle sue radici religiose e cattoliche, la forza per andare sempre avanti, con grande speranza e con grande impegno. Che Dio vi benedica tutti, in attesa di questo momento tanto importante della visita del Santo Padre: che sia davvero un momento di grande gioia per tutti, ma anche di rinnovamento dell’impegno cristiano.