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Mondo \ Medio Oriente

Islamizzazione minori. Patriarca Sako : libertà e non più Stato teocratico

Patriarca caldeo Luois Sako  - REUTERS

Patriarca caldeo Luois Sako - REUTERS

“I tempi sono cambiati, uno Stato teocratico in Iraq non ha più ragione di esistere quindi anche le leggi vanno modificate”. E’ determinato il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphael Sako, nel chiedere al parlamento e se necessario alle autorità internazionali di modificare la legge che impone ai minori la religione musulmana nel caso in cui anche un solo genitore sia fedele all’Islam. L’emendamento, presentato per concedere libera scelta almeno ai 18 anni, è stato bocciato. Così, dopo un colloquio col Presidente iracheno che oggi riunirà il parlamento, il patriarca Sako ha organizzato ieri una grande manifestazione per rivendicare libertà religiosa, giustizia e uguaglianza insieme ai rappresentanti di diverse comunità e deputati che non sono d'accordo con la legge. Le sue parole nell’intervista di Gabriella Ceraso:

R. – Questa legge è inaccettabile oggi, con i diritti dell’uomo, la libertà religiosa... Lo stesso Corano dice che non si può forzare la gente alla religione. Questi deputati devono impegnarsi nel servizio per la pace, per la stabilità, e anche nei servizi, nelle infrastrutture, e non per creare leggi contro la libertà. La libertà è per tutti e, dunque, devono rispettarla. Ieri la Chiesa era piena, piena: musulmani, cristiani... Proprio due donne musulmane hanno detto che questa legge farà male all’Iraq: l’unica cosa che noi dobbiamo salvaguardare oggi è l’identità nazionale, la cittadinanza. E credo che ci siano segni di speranza.

D. – Secondo lei, perché nonostante questo sentire comune, nonostante ciò che è scritto nel Corano – ciò che è anche il pensiero dei grandi teologi musulmani, oltre alle norme costituzionali – il parlamento comunque ha deciso in questo senso?

R. – Penso ci sia un movimento estremista religioso oggi nel mondo arabo. L’islam vive oggi una crisi, un po’ dappertutto. Daesh, al Qaeda, ma anche la gente, hanno un concetto religioso molto, molto chiuso. Se loro non arrivano a una spiegazione moderata, aperta, aggiornata – vi dico la verità – sento che non hanno futuro. L’islam, dunque, deve essere aggiornato. Creare anche regimi basati su un’unica religione, è una discriminazione. Si può lasciare la libertà religiosa e non mettere la religione sui documenti ufficiali, come hanno già fatto la Tunisia e l’Autorità palestinese.

D. – Che cosa intende fare se non dovesse ricevere ascolto, neanche dal Presidente della Repubblica?

R. – Io avvierò un processo contro il parlamento iracheno, arriverò al Commissariato dei diritti umani, a Ginevra, e poi anche al Tribunale internazionale. Vediamo, ora consulterò i giuristi e faremo un comitato per preparare bene la cosa.

D. – Qualcuno potrebbe dire: ma è una legge che c’è da 20 anni, perché decidere di cambiarla ora?

R. – Il mondo è cambiato, c’è una nuova cultura e c’è più libertà in Iraq. Prima c’era la dittatura, oggi possiamo manifestare nelle strade, criticare. Ogni venerdì, ci sono manifestazioni qui a Baghdad e dicono di volere un regime secolare e la gente che manifesta è musulmana, non è cristiana. Oggi, dunque, è tutto cambiato: la Costituzione è cambiata e quindi devono cambiare tutto. Il dovere del governo non è quello di mettere barriere fra la gente o i cittadini, ma è di costruire una società secolare, con tanta dignità e libertà. Non possiamo vivere in uno Stato teocratico come nel VII secolo, non è accettabile oggi.

D. – Questo, è un grande cambiamento, lei ne è cosciente?

R. – Sì, molto. Oggi, la violenza in Medio Oriente è diventata un fenomeno: guerra in Siria, in Iraq, in Libia, in Yemen. In Libano non c’è ancora un presidente. Penso che la spinta debba essere locale, regionale, ma anche internazionale.