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Pubblicati i diari di Pericle Felici, specchio del Concilio

Mons. Pericle Felici, alla destra di Papa Paolo VI durante l'udienza ai membri della Segreteria Generale del Concilio, il 17 dicembre 1965 - ANSA

Mons. Pericle Felici, alla destra di Papa Paolo VI durante l'udienza ai membri della Segreteria Generale del Concilio, il 17 dicembre 1965 - ANSA

Uno studio “che permette di approfondire la conoscenza del Concilio Vaticano II” e di “scoprire aspetti e particolari sempre nuovi che ci aiutano ad apprezzare meglio questo grande dono che il Signore ha fatto alla Chiesa”. Così in una lettera privata Papa Francesco si rivolge a mons. Agostino Marchetto, curatore del volume “Il diario conciliare di mons. Pericle Felici”, pubblicato dalla Lev e dedicato alle memorie del segretario del Concilio. Il libro, che recupera uno studio di Vincenzo Carbone, è stato presentato ieri a Roma nei Musei Capitolini. Il servizio di Michele Raviart:

Di mons. Pericle Felici, Papa Francesco ricorda nella sua lettera “la storia di un’amicizia con Dio, in Cristo, nello Spirito Santo” e “il suo servizio ecclesiale vissuto con amore, silenziosa dedizione e piena disponibilità”, anche nei momenti difficili. Nato a Segni nel 1911, mons. Felici fu ordinato sacerdote nel 1933 e nel 1959 fu chiamato a far parte della Commissione Antipreparatoria per il Concilio Vaticano II, voluto da Papa Giovanni XXIII. Un evento epocale per la Chiesa e il cui spirito, a 50 anni esatti dalla sua conclusione, non si è ancora esaurito, come spiega il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin:

"Nel periodo del Concilio, si viveva un tempo di grande speranza, il mondo si apriva. Oggi, invece, siamo un po’ tutti chiusi nel timore e nella paura, però come il Concilio rispondeva a quelle istanze, come rispondeva a quelle condizioni, io penso possa rispondere anche alle condizioni di oggi, soprattutto attraverso una riscoperta e un rinnovamento della nostra condizione cristiana e del senso della testimonianza. San Giovanni XXIII diceva che il Concilio doveva essere una primavera e continua a essere vera questa immagine, perché se noi assumiamo davvero il Concilio, come ci invita Papa Francesco, noi possiamo davvero dare una risposta anche alle inquietudini, alle problematiche, alle esigenze del nostro tempo".

Nominato poi segretario generale della Commissione centrale, mons. Felici accoglieva con imbarazzo i discorsi sul suo futuro in Curia e sulla sua probabile nomina cardinalizia. “Questi sono i piani degli uomini”, scriveva sul suo diario, “ma Dio cosa vorrà da me?” La sua eredità - spiega mons. Agostino Marchetto, curatore del volume - è il Concilio stesso:

"E’ stato uno degli uomini chiave del Concilio, per cui quello che è il suo testamento si compendia lì. Lascia adesso il suo diario in cui non solo c’è l’opera, ma c’è anche la spiritualità, il pensiero, per dirci che alla base di grandi opere ci deve essere una realtà spirituale".

La nomina a cardinale avvenne nel 1967, a pochi mesi dal primo Sinodo ordinario, del quale mons. Felici fu presidente delegato. Partecipò poi al Sinodo straordinario del 1969 e a tutte le assemblee ordinarie fino al 1980. Il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani:

"Penso che i Sinodi sono un risultato sono un risultato di questo Concilio e il 50.mo anniversario di questo sinodo ha mostrato molto la bellezza di questa istituzione e penso che Papa Francesco voglia cambiare qualcosa anche per approfondire la sinodalità della Chiesa. E questo è molto importante anche per il dialogo con gli ortodossi, perché la grande forza degli ortodossi è la sinodalità e noi possiamo imparare qualcosa".

Protodiacono nei due Conclavi del 1978 pronunciò l’"Habemus Papam" per Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, che celebrò le sue esequie nel 1982.