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Colloquio del Papa in aereo, Vatileaks, guerre e fondamentalismi: ampia sintesi

Il Papa a colloquio con i giornalisti del seguito - REUTERS

Il Papa a colloquio con i giornalisti del seguito - REUTERS

“Che Dio benedica l’Africa!”  E’ con questo tweet che oggi Papa Francesco è tornato col pensiero al continente appena visitato, in tre tappe: Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana. L’11° viaggio Apostolico del Pontefice si è concluso ieri sera con l’atterraggio a Ciampino alle 18.30 e la visita, prima del rientro in Vaticano, alla Basilica di Santa Maria Maggiore. E’ la 28.ma volta che Francesco ripete questo gesto tradizionale di affidamento e ringraziamento alla Vergine, la Salus populi romani, per il felice esito dei suoi viaggi.

Sul volo di rientro, la consueta conferenza stampa con i giornalisti al seguito. In un’ora circa, Papa Francesco ha risposto a diverse domande sugli aspetti salienti del viaggio ma anche sul processo in corso in Vaticano e sulle principali questioni internazionali, dal dialogo possibile con l’Islam, al fondamentalismo, presente in tutte le religioni, alla Conferenza in corso a Parigi su cui Francesco si è detto fiducioso. Quindi la conferma del prossimo viaggio in Messico. Il servizio di Gabriella Ceraso:

Nel taccuino di viaggi del Papa c’è sicuramente il Messico e la promessa fatta ai tre patriarchi di una presenza in Armenia, ma nel presente c’è l’Africa appena visitata, che ha lasciato “memorabili” nel suo cuore - confessa ai giornalisti - le folle, la gioia, la “capacità di fare festa con lo stomaco vuoto”:

“Per me l’Africa è stata una sorpresa. Io ho pensato: “Dio ci sorprende, ma anche l’Africa ci sorprende!”… Io ho visto, nelle tre Nazioni, che avevano questo senso dell’accoglienza, perché erano felici di sentirsi visitati. Poi, ogni Paese ha la sua identità: il Kenya è un po’ più moderno, sviluppato; l’Uganda ha l’identità dei martiri…il coraggio di dare la vita per un ideale, e la Repubblica Centrafricana, la voglia di pace, di riconciliazione, di perdono”

Parlando con giovani e famiglie povere ed escluse dai diritti Francesco ha provato, rivela, grande dolore e descrive l’Africa come paese vittima anzi “martire” dello sfruttamento di quella che torna a definire, “idolatria” del Dio denaro, "centro del sistema economico". Chi dice che dall’Africa vengano “tutte le calamità e tutte le guerre non capisce bene che fanno all’umanità certe forme di sviluppo”.

Anche l’Aids devasta l’Africa, chiede un giornalista, c’è la possibilità di cambiare la linea della Chiesa in materia di prevenzione?

“La grande ferita è l’ingiustizia sociale, l’ingiustizia dell’ambiente, l’ingiustizia che ho detto, dello sfruttamento, e la malnutrizione. Quello è. A me non piace scendere a riflessioni così casistiche, quando la gente muore per mancanza di acqua e di fame, di habitat …”

Quando tutto questo non ci sarà più, conclude il Papa, allora ci soffermeremo su problemi così particolari.

Attualità internazionale in primo piano tra le domande. Il  fondamentalismo in azione a Parigi è per Francesco una “malattia che esiste in tutte le religioni” a partire dal cattolicesimo:

“Noi cattolici ne abbiamo alcuni: non alcuni, tanti, che si credono con la verità assoluta e vanno avanti sporcando gli altri con la calunnia, con la diffamazione, e fanno male: fanno male. E questo lo dico perché è la mia Chiesa: anche noi, tutti! E si deve combattere “

Ma non si può cancellare una religione perché ci sono gruppi fondamentalisti, riflette Francesco. Con l’Islam, ripete il Papa a più riprese, “il dialogo” e l’amicizia è esperienza possibile, tanti sono i loro “valori costruttivi”. Sul nuovo capitolo della guerra tra Russia e Turchia Francesco ripete che come tutte le guerre è un “peccato contro l’umanità”, un “affare di armi” e che l’Onu deve fare di più superando il rischio di un “nominalismo dichiarazionista”.

Pieno di speranza è lo sguardo di Francesco sulla conferenza in corso a Parigi sui cambiamenti climatici, nonostante quanto fatto finora, dice, sia poca cosa e la situazione peggiori ogni giorno: 

“Ma siamo al limite! Siamo al limite di un suicidio, per dire una parola forte. E io sono sicuro che  quasi la totalità di quelli che sono a Parigi, al Cop21, hanno questa coscienza e vogliono fare qualcosa ….mi auguro sia così, prego per questo”

Due le domande anche sulla lotta alla corruzione e sul processo in corso in Vaticano. “Continuerò con i cardinali l’opera di pulizia”, sono state le parole di Francesco, che apprezza e incoraggia il ruolo di denuncia della stampa purchè, precisa, sia “professionale” e le notizie non “vengano manipolate”; e se ”un giornalista sbaglia chiede scusa”:

“La stampa professionale deve dire tutto, senza cadere nei tre peccati più comuni: la disinformazione – dire la metà e non dire l’altra metà -, la calunnia – la stampa non professionale, quando non c’è professionalità, si sporca l’altro con verità o senza verità – e la diffamazione”

Di certo, ricorda Francesco, Benedetto XVI è stato il primo a denunciare la “ sporcizia nella Chiesa” e “ noi lo abbiamo eletto per questa libertà di dire le cose”; e di certo è stato un "errore" aver introdotto nella Cosea, la Commissione Vaticana, mons. Balda e la signora Chaouqui, oggi imputati nel processo in corso:

“I giudici ci diranno la verità sulle intenzioni, come l’hanno fatto … Per me, non è stata una sorpresa, non mi ha tolto il sonno perché propriamente hanno fatto vedere il lavoro che si è incominciato con la Commissione di Cardinali – il C9 – di cercare la corruzione e cose che non vanno”

Il desiderio del Papa sarebbe stato quello di chiudere entro l’8 dicembre ma ”non credo si potrà fare”, afferma, perché è importante che gli avvocati abbiano tempo di organizzare bene le difese.

 

Di seguito un'ampia sintesi della conferenza stampa del Papa sul volo di ritorno:

Se l'umanità non cambia i bambini continueranno a morire di fame
Rispondendo alla prima domanda di un giornalista keniano sull’incontro con i più poveri durante il suo viaggio, il Papa ha ricordato di aver parlato varie volte fortemente su questo argomento: “Nel primo incontro dei Movimenti popolari, in Vaticano, nel secondo incontro dei Movimenti popolari a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia”, nella “Evangelii Gaudium” e poi ancora nella “Laudato si’”. Ho sentito dire – ha affermato - che “l’80 per cento della ricchezza del mondo è nelle mani del 17 per cento della popolazione”. “E’ un sistema economico dove al centro c’è il denaro, il dio denaro. Io ricordo una volta che ho trovato un grande ambasciatore, parlava francese, lui. E mi ha detto questa frase – non era cattolico – e mi ha detto: ‘Nous sommes tombés dans l’idolatrie de l’argent’. E se le cose continuano così, il mondo continuerà così. Lei mi domandava cosa ho provato ascoltando le testimonianze dei giovani e a Kangemi, e io ho parlato anche chiaro di diritti … Ho sentito dolore. E io penso come la gente non se ne accorge … Un grande dolore. Ieri per esempio, sono andato all’ospedale infantile: l’unico pediatrico di Bangui o del Paese! E in terapia intensiva non hanno gli strumenti per l’ossigeno. C’erano tanti bambini malnutriti: tanti. Lì. E la dottoressa mi ha detto: ‘Ma, questi, nella maggioranza moriranno perché hanno la malaria, forte, e sono malnutriti’. Il Signore – ma non voglio fare un’omelia, eh? – ma il Signore rimproverava sempre il popolo, il popolo d’Israele, ma è parola che noi accettiamo e adoriamo, perché è Parola di Dio, l’idolatria. E l’idolatria è quando un uomo o una donna perdono la carta d’identità di essere figlio di Dio e preferisce cercarsi un dio a propria misura. Questo è il principio. Di lì, se l’umanità non cambia, continueranno le miserie, le tragedie, le guerre, i bambini che muoiono di fame, l’ingiustizia … Cosa pensa questa percentuale che ha in mano l’80 per cento della ricchezza del mondo? E questo non è comunismo, eh?, questa è verità. E la verità, eh?, non è facile vederla. Io la ringrazio di aver fatto questa domanda, perché è la vita …”.

L'Africa ci sorprende!
Un altro giornalista del Kenya ha chiesto quale sia stato per il Papa il momento più memorabile in questo viaggio in Africa e se tornerà presto in questo Continente e quale sarà la sua prossima meta.

“Se le cose vanno bene – ha risposto il Papa - credo che il prossimo viaggio sarà in Messico. Ancora le date non sono precise. Secondo: tornerò in Africa? Ma, non so: io sono anziano … I viaggi sono pesanti …”. E ha proseguito: “Quella folla, quella gioia, quella capacità di festeggiare, di far festa con lo stomaco vuoto … Ma per me l’Africa è stata una sorpresa. Io ho pensato: ‘Dio ci sorprende, ma anche l’Africa ci sorprende!’. E … tanti momenti! Ma, la folla: la folla! Si sentono visitati. Hanno un senso dell’accoglienza molto grande. Io ho visto, nelle tre Nazioni, che avevano questo senso dell’accoglienza, perché erano felici di sentirsi visitati. Poi, ogni Paese ha la sua identità. Il Kenya è un po’ più moderno, sviluppato; l’Uganda ha l’identità dei martiri: il popolo ugandese, sia cattolico che anglicano, venera i martiri. Io sono stato nei due santuari, quello anglicano, prima, poi quello cattolico; e la memoria dei martiri è la sua carta di identità. Il coraggio di dare la vita per un ideale. E la Repubblica Centrafricana ha la voglia di pace, di riconciliazione, di perdono … Loro normalmente hanno vissuto fino a quattro anni fa, cattolici, protestanti, islamici, come fratelli; ieri sono andato dagli evangelici che lavorano tanto bene e poi sono venuto a Messa, la sera; oggi sono andato in moschea, ho pregato in moschea, anche l’imam è salito sulla papamobile per fare il giro nel piccolo stadio … piccoli gesti che faccio … è quello che vogliono”,  “vogliono la pace”, “cercano la pace, tra loro, la riconciliazione: niente odio”.

Stampa sia libera ma professionale nel denunciare la corruzione
Rispondendo ad una domanda su Vatileaks e sull’importanza della stampa libera e laica nello sradicamento della questa corruzione, Papa Francesco ha detto: “La stampa libera, laica e anche confessionale, ma professionale, dirò, eh? Perché la professionalità della stampa può essere laica o confessionale: l’importante è che siano professionisti, davvero; che le notizie non vengano manipolate! Questo per me è importante, perché la denuncia delle ingiustizie, delle corruzioni, è un bel lavoro: ‘Lì c’è corruzione!’. E poi, il responsabile deve fare qualcosa, esprimere un giudizio … Ma la stampa professionale deve dire tutto, senza cadere nei tre peccati più comuni: la disinformazione – dire la metà e non dire l’altra metà -, la calunnia – la stampa non professionale, quando non c’è professionalità, sporca l’altro con verità o senza verità – e la diffamazione, che è dire cose che tolgono la fama di una persona con cose che in questo momento non fanno male a niente, forse cose del passato … E questi sono i tre difetti che attentano alla professionalità della stampa. Ma abbiamo bisogno di professionalità, il giusto: la cosa è così, la cosa è così, la cosa è così. E sulla corruzione, vedere bene i dati e dirli, sì: c’è corruzione qui, per questo, per questo, per questo … Poi, un giornalista che sia un professionista vero, se sbaglia chiede scusa: eh, credevo, ma poi mi sono accorto di no; e così le cose vanno benissimo. Eh, è molto importante!”.

Un errore le nomine di mons. Balda e Chaouqui
L’inviata di  Tv2000, ha chiesto al Papa se sia stato un errore la nomina di mons. Vallejo Balda e della Chaoqui alla Cosea.

“Io credo che sia stato fatto un errore – ha risposto il Papa - Mons. Vallejo Balda è entrato per la carica che aveva e che l’ha avuta fino adesso. Lui era segretario della Prefettura degli Affari economici: lui è entrato. E poi, come è entrata lei, non sono sicuro ma credo di non sbagliare se dico – ma non sono sicuro – che sia stato lui a presentarla come una donna che conosceva il mondo dei rapporti commerciali. E così hanno lavorato; quando è finito il lavoro i membri di quella commissione che si chiamava Cosea sono rimasti in alcuni posti, in Vaticano. Vallejo Balda, lo stesso. E la signora Chaouqui non è rimasta in Vaticano perché è entrata per la Commissione e poi non è rimasta. Alcuni dicono che si è arrabbiata di questo, ma i giudici ci diranno la verità sulle intenzioni, come l’hanno fatto … Per me non è stata una sorpresa, non mi ha tolto il sonno perché propriamente hanno fatto vedere il lavoro che si è incominciato con la Commissione di Cardinali – il C9 – di cercare la corruzione e cose che non vanno. E qui voglio dire una cosa: niente Vallejo Balda e Chaouqui ma tutti, tutto. E poi torno, se lei vuole. La parola “corruzione” – l’ha detto uno dei due kenyani – tredici giorni prima della morte di San Giovanni Paolo II, in quella Via Crucis, l’allora cardinale Ratzinger che guidava la Via Crucis, ha parlato delle “sporcizie della Chiesa”: ma lui ha denunciato quello! Il primo! Poi muore nell’ottava di Pasqua – questo è il Venerdì Santo – muore Papa Giovanni Paolo, è diventato Papa. Ma nella Messa “pro eligendo pontifice” – lui era decano – lui ha parlato dello stesso, e noi lo abbiamo eletto per questa libertà di dire le cose. E’ da quel tempo che c’è nell’aria del Vaticano che lì c’è corruzione: c’è corruzione. Su questo giudizio, io ho dato ai giudici le accuse concrete: perché quello che importa, per la difesa, è la formulazione delle accuse. Io non le ho lette, le accuse concrete, tecniche; io avrei voluto che questo finisse prima dell’8 dicembre, per l’Anno della Misericordia. Ma credo che non si potrà fare, perché io vorrei che tutti gli avvocati che difendono abbiano il tempo per difendere, che ci sia la libertà di difesa, tutta, no? E’ così. E come sono scelti, è tutta la storia. Ma la corruzione viene da lontano …”.

“Ma Lei cosa come intende procedere – ha replicato la giornalista - perché questi episodi possano non più verificarsi?”. “Ma io – ha risposto il Papa - ringrazio Dio che non ci sia Lucrezia Borgia! [ridono] Ma, non so, continuare con i cardinali, con la commissione a pulire. Eh? Grazie”.

Il fondamentalismo è una malattia che c’è in tutte le religioni
La responsabile della televisione cattolica francese Kto ha parlato del fondamentalismo religioso che minaccia il pianeta intero. Ha chiesto al Papa se di fronte a questo pericolo pensi che i dignitari religiosi debbano intervenire di più in campo politico.

“Se vuol dire fare politica no – ha risposto il Papa - Faccia il prete, il pastore, l’imam, il rabbino: questa è la sua vocazione. Ma si fa una politica indiretta, con la predica dei valori, dei valori veri, e uno dei valori più grandi è la fratellanza tra noi. Siamo tutti figli di Dio, abbiamo lo stesso Padre. E in questo senso, si deve fare una politica di unità, di riconciliazione … una parola che non mi piace, ma devo usarla: di ‘tolleranza’; ma non solo tolleranza: convivenza, amicizia! E’ così. Il fondamentalismo è una malattia che c’è in tutte le religioni. Noi cattolici ne abbiamo alcuni: non alcuni, tanti, eh?, che si credono con la verità assoluta e vanno avanti sporcando gli altri con la calunnia, con la diffamazione e fanno male: fanno male. E questo lo dico perché è la mia Chiesa: anche noi, tutti! E si deve combattere. Il fondamentalismo religioso non è religioso. Perché? Perché manca Dio. E’ idolatrico, come è idolatrico il denaro. Fare politica nel senso di convincere questa gente che ha questa tendenza, è una politica che dobbiamo fare noi leader religiosi. Ma il fondamentalismo che finisce sempre in una tragedia o in reati, è una cosa cattiva ma viene in tutte le religioni un pezzetto”

Si parla dei profilattici contro l'aids e non si vedono le grandi ingiustizie
Un giornalista ha fatto una domanda sull’aids che sta devastando l’Africa. “Noi sappiamo – ha detto - che la prevenzione è fondamentale. Sappiamo anche che il profilattico non è l’unico mezzo per fermare l’epidemia. Sappiamo che però è una parte importante della risposta. Non è forse tempo di alleggerire le posizioni della Chiesa a questo proposito? Di consentire l’uso del profilattico al fine di prevenire ulteriori contagi?”.

“La domanda – ha risposto Papa Francesco - mi sembra troppo piccola e mi sembra anche una domanda parziale. Si, è uno dei metodi” – ha proseguito - e la morale della Chiesa si trova in questo punto – ha detto – “davanti a una perplessità. E’ il quinto o è il sesto comandamento? Difendere la vita o che il rapporto sessuale sia aperto alla vita? Ma questo non è il problema. Il problema è più grande. Questa domanda mi fa pensare a quella che hanno fatto a Gesù, una volta: ‘Dimmi, Maestro, è lecito guarire di sabato?’. E’ obbligatorio guarire! Questa domanda se è lecito guarire così … ma la malnutrizione, lo sfruttamento delle persone, il lavoro schiavo, la mancanza di acqua potabile: quelli sono i problemi. Non parliamo se si può usare tale cerotto o tale altro per una piccola ferita. La grande ferita è l’ingiustizia sociale, l’ingiustizia dell’ambiente, l’ingiustizia che ho detto, dello sfruttamento e la malnutrizione. Quello è. A me non piace scendere a riflessioni così casistiche, quando la gente muore per mancanza di acqua e di fame, di habitat … Quando tutti saranno guariti o quando non ci saranno queste malattie tragiche che causa l’uomo, sia per ingiustizia sociale, sia per guadagnare più soldi: pensa al traffico delle armi; quando non ci saranno questi problemi, credo che si potrà fare una domanda: ‘E’ lecito guarire di sabato?’. Perché si continuano a fabbricare armi e trafficare le armi? Le guerre sono il motivo di mortalità più grande … Io direi di non pensare se è lecito o non è lecito guarire il sabato; io dirò all’umanità: fate giustizia, e quando tutti saranno guariti, quando non ci sarà ingiustizia in questo mondo, possiamo parlare del sabato”.

La guerra è un affare
Un giornalista della “Repubblica” ha fatto una domanda sulla crisi tra Russia e Turchia e su quale sia la posizione del Vaticano. E poi ha chiesto se abbia pensato di andare per i 101 anni dell’anniversario degli eventi in Armenia, che ci saranno in aprile, il prossimo anno, così come aveva fatto lo scorso anno in Turchia …

“L’anno scorso – ha risposto il Papa - io ho promesso ai tre Patriarchi di andare: la promessa c’è. Non so se si potrà fare, questo, ma la promessa c’è. Poi, le guerre: le guerre vengono per ambizione, le guerre – parlo delle guerre non per difendersi giustamente da un aggressore ingiusto – ma le guerre: le guerre sono una industria! Nella storia abbiamo visto tante volte che un Paese, il bilancio non va bene: ‘Ma, facciamo una guerra’, e finisce lo sbilancio. La guerra è un affare: un affare di armi. I terroristi, loro fanno le armi? Sì forse una piccolina. Chi dà loro per fare la guerra? C’è lì tutta una rete di interessi … dove ci sono i soldi, dietro, o il potere. Il potere imperiale o il potere congiunturale … Ma noi, da anni stiamo in guerra e ogni volta di più: i pezzi sono meno pezzi e più grandi, no? Cosa penso io? Ma, il Vaticano non so cosa pensa, ma cosa penso io? Che le guerre sono un peccato e sono contro l’umanità, distruggono l’umanità, sono la causa di sfruttamenti, di traffico di persone, ma tante cose … Si deve fermare. Alle Nazioni Unite, due volte ho detto questa parola, sia qui in Kenya che a New York: ‘Che il vostro lavoro non sia un nominalismo dichiarazionista, che sia effettivo: che si faccia la pace!’. Fanno tante cose: qui in Africa ho visto come lavorano i caschi blu … Ma questo non è sufficiente. Le guerre non sono di Dio. Dio è il Dio della pace. Dio ha fatto il mondo, ha fatto tutto bello, tutto bello e poi, secondo il racconto biblico, un fratello ammazza un altro: la prima guerra. La prima guerra mondiale: tra fratelli.

Conferenza sul clima: siamo al limite del suicidio
Un giornalista ha chiesto se pensa che la Conferenza sul cambiamento climatico di Parigi possa essere l’inizio della soluzione.

“Non sono sicuro – ha r1sposto - ma posso dirle che adesso o mai!”: finora – ha proseguito – si è fatto poco “e ogni anno i problemi sono più gravi. Parlando in una riunione di universitari su quale mondo noi vogliamo lasciare ai nostri figli, uno ha detto: ‘Ma, Lei è sicuro che ci saranno figli di questa generazione?’. Ma siamo al limite! Siamo al limite di un suicidio, per dire una parola forte. E io sono sicuro che  quasi la totalità di quelli che sono a Parigi, al Cop21, hanno questa coscienza e vogliono fare qualcosa. L’altro giorno ho letto che in Groenlandia i ghiacciai hanno perso miliardi di tonnellate. Nel Pacifico c’è un Paese che sta comprando da un altro Paese terre per traslocare il Paese, perché entro 20 anni quel Paese non ci sarà più … No, io ho fiducia. Ho fiducia in questa gente, che farà qualcosa, perché … io direi: sono sicuro che hanno buona volontà di fare, e mi auguro che così sia. E prego per questo”.

Si può dialogare con l’islam, ha tanti valori
Un altro giornalista, sottolineando i molti gesti di rispetto e di amicizia che il Papa ha compiuto nei riguardi dei musulmani, ha chiesto: cosa l’islam e gli insegnamenti del profeta Mohamed hanno da dire al mondo di oggi?

“Non capisco bene la domanda – ha risposto il Papa - Si può dialogare: loro hanno valori. Tanti valori. Loro hanno tanti valori e questi valori sono costruttivi. Ma anche io ho l’esperienza di amicizia – ma, è una parola forte, ‘amicizia’ – con un islamico: è un dirigente mondiale … Ma possiamo parlare: lui ha i suoi valori, io i miei. Lui prega, io prego … Ma tanti valori … La preghiera, per esempio. Il digiuno: valori religiosi, no? Anche altri valori, no? Non si può cancellare una religione perché ci sono alcuni gruppi – o molti gruppi – in un certo momento della storia, di fondamentalisti. E’ vero, le guerre fra religioni sempre ci sono state, nella storia, sempre. Anche noi dobbiamo chiedere perdono, eh? La Caterina de’ Medici non era una santa, eh? E quella guerra dei Trent’anni, quella Notte di San Bartolomeo … eh? Dobbiamo chiedere perdono anche noi, no?, degli estremismi fondamentalisti per le guerre di religione. Ma loro hanno valori, con loro si può dialogare. Oggi sono stato in moschea, ho pregato; anche l’imam è voluto venire con me a fare il giro al piccolo stadio dove c’erano tanti che non sono potuti entrare … E sulla papamobile c’erano il Papa e l’Imam. Si poteva parlare … Ma come, dappertutto c’è gente con valori, religiosa, e c’è gente che no, no? Ma quante guerre, non solo di religione: guerre, abbiamo fatto noi cristiani? Il Sacco di Roma non l’hanno fatto i musulmani, eh? Hanno valori, hanno valori".

Il viaggio in Messico
Interpellato sul viaggio in Messico e se pensa di visitare altri Paesi come la Colombia o il Perú Papa Francesco ha risposto: “Sai, i viaggi, alla mia età, non fanno bene.  Se non fosse che lì c’è la Madonna, io non andrei a Città del Messico, per il criterio del viaggio: visitare tre città o quattro che non sono mai state visitate dai Papi. Ma ci andrò, in Messico, per la Madonna. Poi andrò in Chiapas, nel Sud, alla frontiera con il Guatemala, poi andrò a Morella e quasi sicuramente, al rientro a Roma, farò forse una giornata o un po’ di meno a Ciudad Juarez. Sulla visita ad altri Paesi latinoamericani: nel 2017 sono stato invitato ad andare ad Aparecida, l’altra Patrona di America di lingua portoghese, perché ce ne sono due, no? E di là si potrà visitare un altro Paese, fare la Messa ad Aparecida poi … Ma non so, non ci sono piani … Grazie.

Africa vittima delle grandi potenze
Infine, l’ultima domanda di un altro giornalista keniano sull’Africa lacerata dalle guerre. “L’Africa è vittima – ha risposto -L’Africa sempre è stata sfruttata da altre potenze. Dall’Africa andavano in America, gli schiavi che erano venduti. Ci sono potenze che solo cercano di prendere le grandi ricchezze dell’Africa: non so, è il continente più ricco, forse … Ma non pensano ad aiutare a crescere il Paese, che possa lavorare, che tutti abbiano lavoro … lo sfruttamento … l’Africa è un martire. E’ martire dello sfruttamento nella storia. Quelli che dicono che dall’Africa vengono tutte le calamità e tutte le guerre, non capiscono bene … E per questo io amo l’Africa, perché l’Africa è stata una vittima di altre potenze”.