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Schengen a rischio: Unione Europea convoca Svezia e Danimarca

Danimarca, controlli della polizia al confine con la Germania - AFP

Danimarca, controlli della polizia al confine con la Germania - AFP

Ancora una doppia tragedia del mare. Almeno 24 immigrati sono morti in seguito a due distinti naufragi avvenuti non lontano dalle coste turche. In Europa, intanto, si parla sempre più di pericolo per l’accordo di Schengen, dettato proprio dalla pressione migratoria. Il servizio di Francesca Sabatinelli:

“Schengen è sotto pressione”. E’ il portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas, a sintetizzare il precario stato di salute dell’area di libera circolazione. A Bruxelles ci si affanna per “riportare la situazione alla normalità”, ma sul come è ancora mistero. Di fatto si cercherà nelle prossime ore di salvaguardare l’attuale status, attuando però “un efficace controllo delle frontiere esterne”. L’Unione europea ha convocato Svezia, Danimarca e Germania dopo la stretta dei controlli alle frontiere adottata da Stoccolma e Copenaghen, per arginare il flusso dei richiedenti asilo. Il commissario Ue all’Immigrazione Avramopoulos aspetta le parti domani a Bruxelles per “un maggiore coordinamento”. Secondo “una prima analisi”, i controlli alle frontiere reintrodotti dalla Danimarca sarebbero in linea con Schengen, mentre la nuova legge svedese sui controlli delle identità dei viaggiatori è ancora al vaglio dei servizi della Commissione Ue. La reintroduzione dei controlli alle frontiere fa temere fortemente che ormai Schengen sia fallito, e che la libertà di circolazione in Europa sia in pericolo, un rischio ventilato soprattutto dalla Germania, che chiede di trovare altre soluzioni. Roma intanto sembra valutare il ripristino dei controlli alla frontiera con la Slovenia. Il commento di Federiga Bindi, docente di Politica europea al centro "Jean Monnet" dell'Università di Tor Vergata:

R. – Il problema non è soltanto Schengen, il problema è che sta andando a pezzi la costruzione europea, che ad oggi rimane la miglior cosa che l’Europa abbia mai fatto in tutto il suo lungo corso storico, dai Romani a oggi. Io ancora voglio credere nell’Europa unita, non mi arrendo. Certo è che la politica di ricollocamento dei migranti è uno "scherzo", non è mai stato fatto nulla di quello che era stato deciso, e i migranti si stanno ricollocando da soli, con i loro piedi. La decisione in Italia di chiudere con Schengen mi sembra semplicemente simbolica, anche perché l’Italia non può chiudere le proprie frontiere, non è che noi possiamo fare un muro intorno al nostro mare. Consiglierei, comunque, di non farlo e di continuare a mostrare che noi ci crediamo e che non si può fare a meno di questa Europa. Certo è che sono tempi bui.

D. – In tutto questo, la cosiddetta “emergenza migranti” sembra quasi una scusa …

R. – E’ sicuramente una scusa! E’ un po’ l’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso che era già pieno. Il problema è che c’è una nuova generazione di politici che, incredibilmente, è quella che ha beneficiato in prima persona dell’Europa unita e non vede la necessità di continuare a lottare per farla continuare.

D. – Lei, in sostanza, ritiene quindi che sia miope la politica dei leader europei?

R. – A me pare che oggi come oggi in Europa l’unico politico con la “P” maiuscola sia il Papa e in seconda battuta la Merkel. Bisogna veramente tornare a ripensare, a rendersi conto del perché è nata l’Europa, del perché l’abbiamo costruita e bisogna anche ricordare, proprio pensando ai vicini della Slovenia, dell’ex-Jugoslavia, come è fragile ancora oggi l’equilibrio in Europa. Anche in un Paese dove il “melting pot” aveva funzionato bene, come la ex-Jugoslavia, è bastato un nulla perché si ri-ammazzassero tra di loro. Viviamo dei tempi brutti, tutto sommato, e l’Europa deve continuare prima di tutto a lottare per la propria unità e per la propria pace, e poi per mostrare fuori dai propri confini che coabitare, mettendo da parte le proprie differenze, si può. Altrimenti, che senso ha fare politica estera? Come possiamo noi andare dai siriani a dire: “Deponete le armi, accettate le vostre differenze”, se siamo i primi a non accettare le differenze tra di noi?