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Usa, Obama sfida mercanti armi. Simoncelli: fine di anarchia

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Un piano in 10 punti per il controllo delle armi negli Stati Uniti: sarà annunciato oggi dal presidente Usa, Barak Obama. Obiettivo dichiarato “salvare vite umane”, in un Paese dove “le stragi di massa sono più comuni che in altri posti”, ha sottolineato il capo della Casa Bianca, deciso nel pieno dei suoi poteri legali a scavalcare il Congresso, accusato di inerzia. Roberta Gisotti ha intervistato Maurizio Simoncelli, vicepresidente dell’Archivio Disarmo:

Contro Obama i poteri forti di chi produce e vende armi e chi tra i politici ne difende gli interessi, in testa il candidato repubblicano in corsa per le presidenziali, Donald Trump, e poi un nemico trasversale: la cultura diffusa nel popolo americano dell’essere armati, una famiglia su tre possiede armi: ce sono 300 milioni in circolazione negli Stati Uniti.

D. – Dr. Simoncelli, quali sono i punti qualificanti del piano Obama?

R. – Sono quelli di puntare a mettere sotto maggior controllo le vendite di armi tra privati. Questo perché molte vendite avvengono in occasione di fiere o in occasioni informali e pertanto non c’è un controllo sulla personalità degli acquirenti. Sembra che Obama voglia chiedere un incremento del 50% del personale dell’Fbi dedicato a condurre tali verifiche. Chiede anche un finanziamento di 500 milioni di dollari per affrontare il problema sul piano della salute mentale, perché centinaia di massacri che avvengono negli Stati Uniti vedono protagonisti persone armate che non sono in buone condizioni mentali, nella stragrande maggioranza.

D. – Produzione e commercio di armi sono una voce molto rilevante nell’economia degli Stati Uniti. Come potrà il presidente Obama compensare queste entrate? Non sarà che ne produrranno e venderanno di più all’estero?

R. – Gli Stati Uniti sono il primo produttore mondiale di queste armi – pistole, revolver, fucili e quant’altro – che vengono esportate nel mercato mondiale internazionale. Teniamo pure presente che il mercato interno degli Stati Uniti è particolarmente fiorente e importa anche molte armi. Risultano circa 2.300 industrie negli Stati Uniti che producono queste armi, circa 4 milioni e 200 mila l’anno solamente le armi destinate al mercato interno. Questo in base al secondo emendamento della Costituzione che riconosce il diritto dei cittadini americani a difendersi con le armi. Vi sono poi tre aziende – la Remnington, la Smith &  Wesson, la Sturm, Ruger & co. – che controllano il 40% del mercato interno. Questo è uno degli elementi che fa sì che questa lobby possa influenzare fortemente anche la politica interna degli Stati Uniti, al punto che abbiamo avuto non solo l’opposizione repubblicana ma anche quella democratica ai numerosi tentativi che dal 2008 Obama ha posto in atto per mettere sotto controllo la vendita di queste armi.

D. – Bisognerà però da parte delle organizzazioni preposte come anche la vostra vigilare che non ci sia poi una ricaduta negativa a livello mondiale…

R. – Sì, è stato approvato un paio di anni fa ed è entrato in vigore un anno fa nel Natale del 2014 il Trattato internazionale sul commercio degli armamenti (ATT), anche questo voluto dal presidente degli Stati Uniti. E’ un Trattato internazionale che è stato approvato a livello delle Nazioni Unite, che cerca di mettere per la prima volta nella storia sotto controllo il mercato con un’intesa che non sia solamente basata su una legislazione nazionale o comunque di area, com’è per esempio nel caso dell’Unione europea che ha sue norme se pur non particolarmente stringenti. Questa volta con l’ATT abbiamo un quadro giuridico internazionale: altrimenti queste armi, vendute inizialmente in modo legale a governi, spesso e volentieri sono state ritrovate in mano a forze della delinquenza organizzata internazionale o addirittura alle forze terroristiche.

D.  – Quindi, si profila un provvedimento storico?

R. – Certamente, è un provvedimento storico. E’ un tentativo che Obama sta portando avanti da anni con i poteri limitati che ha, perché c’è una forte opposizione congressuale a questo. I candidati repubblicani hanno già annunciato che qualora venissero eletti annullerebbero immediatamente questi provvedimenti che, come abbiamo visto, non sono provvedimenti rivoluzionari, ma cercano di mettere sotto controllo un mercato che è praticamente anarchico: chiunque può vendere armi e chiunque le può acquistare, indipendentemente dalla propria salute mentale o addirittura alle intenzioni terroristiche che alcuni possono avere. Nell’ultima strage che c’è stata a San Bernardino, le armi erano state comprate da un’altra persona che le ha poi rivendute alla coppia che ha fatto il massacro.