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Trivelle nelle Tremiti, mons. Castoro: scelta sbagliata

Le Tremiti - ANSA

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"Un polverone pretestuoso e strumentale: non c'e' nessuna trivellazione". Cosi' il ministro dello Sviluppo Federica Guidi commenta le polemiche sui permessi di ricerca offshore nell'Adriatico. Per il ministro quei permessi riguardano una zona di mare ben oltre le 12 miglia dalla costa e anche dalle isole Tremiti. Ma comunque le associazioni ambientaliste sono in allarme.  Al microdono di Amedeo Lomonaco, l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, mons. Michele Castoro:

R. – Già da quando si ventilava questa possibilità, noi come vescovi di Puglia abbiamo sempre espresso molta solidarietà alle popolazioni della regione e anche del Molise, e sosteniamo, anche con la preghiera, l’impegno per la salvaguardia di questa parte della Puglia e del suo bel mare. Da parte nostra, assolutamente, noi siamo contrari. La popolazione vede come un fatto nefasto questo provvedimento, che speriamo venga scongiurato. Anche nell’attuale crisi, lo sviluppo economico non può giustificare scelte non rispettose dell’ambiente e anche della volontà delle popolazioni locali.

D. – Come ha sottolineato anche il Papa nell’enciclica “Laudato sì” bisogna proteggere la nostra casa comune proprio per la ricerca di uno sviluppo sostenibile integrale…

R. – Ogni riduzione economicistica può rivelarsi - e si rivelerà senz’altro – sbagliata e perdente, se non perfino dannosa. Lo dice il Papa chiaramente nella “Laudato sì” e lo abbiamo ribadito anche noi in una nota pastorale, come vescovi di Puglia. Lo dice il Papa nell’enciclica: “I beni della Terra sono dati dal Creatore a tutti gli uomini”. Sulla base di tale principio si fonda la tessitura di un legame profondo tra economia ed etica. Allora rifiutare le scelte facili, anche in questo campo, costituisce una risposta forte alle esigenze educative che oggi interpellano la nostra società. Le Isole Tremiti sono per noi la perla del nostro mare Adriatico, richiedono attività economiche che siano coerenti e compatibili con la loro identità. Tant’è vero che le Isole Tremiti, alcuni anni fa, sono state costituite come area marina protetta, col divieto di attività incompatibili con la vocazione naturale del territorio. Per i nostri fedeli, per i pugliesi, noi vescovi di Puglia abbiamo scritto, l’8 aprile 2012, la nota pastorale intitolata: “I cristiani nel mondo, testimoni di speranza”. Abbiamo scritto così: “Amate la nostra terra, amatela con tutta la forza della ragione e tutta la passione della nostra fede in Cristo morto e risorto. Amate il luogo dove viviamo e lavoriamo, così come esso è, con la sua storia e la pluriforme tradizione culturale e religiosa, con l’identità culturale che ci ritroviamo, con le risorse che possediamo, con le problematiche umane e sociali che siamo chiamati ad affrontare. Amate la nostra terra soprattutto in questo momento di crisi economica e sociale, che ci provoca a ricercare nuovi stili di vita e nuovi modelli di sviluppo per il nostro futuro. Dal Gargano a Santa Maria di Leuca, la nostra è una terra bellissima, santuario della luce e del silenzio. Facciamo in modo che continui ad esserlo”. E’ anche l’augurio che io rivolgo a tutti coloro che ci ascoltano attraverso Radio Vaticana.

Quella del governo italiano è una scelta insensata, sottolinea ricercatore scientifico di Legambiente Giorgio Zampetti:

   

R. – La scelta di autorizzare le nuove ricerche al largo della costa tra Molise e Abruzzo, proprio a ridosso delle Isole Tremiti, è una scelta assolutamente insensata e ingiustificata. Soltanto pochi giorni prima il governo aveva scelto, con un emendamento della legge di stabilità, di fare marcia indietro sulle trivellazioni. Non si capisce per quale motivo continuiamo a rilasciare permessi di ricerca, tra l’altro in un tratto di mare molto sensibile e molto pregiato, che porterebbe conseguenze gravi anche dal punto di vista ambientale. Il petrolio nel mare italiano è poco, è di scarsa qualità e non sarebbe sufficiente a coprire il fabbisogno energetico per più di poche settimane. Anche in termini occupazionali, continuare ad insistere sul petrolio è veramente una strada anacronistica: è, comunque un’attività che non porta occupazione, non porta ricchezza, se non alle società stesse che lo conducono. Oggi, quindi, quello che il governo dovrebbe fare è scegliere tutt’altra direzione.

D. – Tra l’altro, è un tratto di mare dove i fondali sono profondi e questo porterebbe ad un rischio di esplosione nei pozzi. E' anche una zona dove ci sono faglie sismiche. E' inoltre un contesto, quello dello spazio marino intorno alle Isole Tremiti, in cui ci sono ancora ordigni bellici della Seconda Guerra Mondiale. Quindi, questi ed altri fattori dovrebbero far pensare proprio a non intraprendere questo tipo di strada…

R. – L’autorizzazione che il governo ha rilasciato, la concessione, è per la ricerca. Per cui sono attività non di estrazione vera e propria ancora, ma di ricerca petrolifera. Ma la ricerca stessa che verrà condotta viene fatta attraverso la tecnica dell’airgun. E' una tecnica che prevede esplosioni sottomarine con onda di ritorno per registrare il sottosuolo. Questa tecnica ha dei fortissimi impatti sulla fauna marina e sul pescato. Quella zona dell’Adriatico è una zona di altissimo pregio dal punto di vista naturale, ma anche di altissimo pregio per il turismo e per la pesca. Quindi è chiaro che questa attività mal si concilia con quello che invece l’Italia vorrebbe che si facesse su quel tratto di mare: valorizzare le sue risorse naturali e tutelarle.

D. – E’ solo questo tratto di mare in Italia a rischio o ci sono anche altre zone che potranno essere soggette, in futuro, a trivellazioni ?

R. – Il mare italiano oggi ha tantissime richieste per l’estrazione e la ricerca di petrolio, soprattutto nell’Adriatico centrale, nel Mar Ionio e nel canale di Sicilia. Migliaia di chilometri quadrati, quindi, che potrebbero essere oggi ipotecati all’industria petrolifera. Su questi tratti di mare oggi è richiesta una tutela particolare, soprattutto una marcia indietro del governo, perché questo impatto ambientale e questo rischio ambientale lo avremo a fronte di poche tonnellate di petrolio di cattiva qualità, che non gioverebbero nemmeno dal punto di vista economico ed energetico al Paese. Un petrolio di bassa qualità. Noi dobbiamo anche pensare che negli ultimi venti anni in Italia e nel mondo c’è stata una rivoluzione, quella della chimica verde, per cui oggi si possono recuperare pneumatici per fare materiale per la copertura delle strade. Oggi abbiamo il mercato e l’industria delle bioplastiche, ovvero le plastiche provenienti da materiali vegetali. Tutto questo oggi sostituisce il petrolio. Si tratta di una chimica, di un settore industriale in crescita, innovativo, forte. Allora è chiaro che la direzione da seguire oggi è assolutamente questa, piuttosto che continuare ad inseguire una strada, che è quella delle estrazioni petrolifere, per continuare a cercare fonti fossili inquinanti, con un’economica che non sarebbe per tutti, ma soltanto per poche società.