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Slot machine: nessuna riduzione, aumentano le macchinette

Una slot machine - EPA

Una slot machine - EPA

Dalle attuali 340 mila a circa 390 mila. Sono i numeri delle possibili slot machine che presto potremmo trovare in Italia. Un incremento di 50 mila macchinette a dispetto della politica di riduzione annunciata dal governo. La spiegazione la fornisce oggi il quotidiano Avvenire, che denuncia come il blocco previsto dalla legge di Stabilità 2016 abbia in realtà scatenato, nelle ultime settimane del 2015, una corsa alla richiesta del nulla osta per poter installare le slot. Francesca Sabatinelli ha intervistato Maurizio Fiasco, sociologo, presidente di Alea, Associazione per lo studio del gioco d'azzardo e dei comportamenti a rischio, consulente della Consulta nazionale antiusura Giovanni Paolo II:

R. –  Si dice che il parco macchine delle slot machine dovrà progressivamente diminuire o, comunque, non dovrà aumentare oltre la soglia del già autorizzato. Ma il già autorizzato lo si data alla fine dell’anno finanziario 2015. Quindi, in questo modo, viene data l’opportunità, a chi ancora non avesse sfruttato il margine di tempo, di chiedere nuove decine di migliaia di concessioni. Ed ecco qui spiegato l’arcano. Questo per preparare un business che ha lo stadio più interessante subito dopo: quello della sostituzione delle vecchie macchine meccaniche con nuove macchine che agiscono come terminale, e quindi per favorire anche indirettamente o direttamente chi fabbrica, vende e installerà queste nuove apparecchiature. Mi colpisce che il principale "player", come dicono loro, la Lottomatica, che oggi si chiama Gtech, abbia acquisito una grande industria americana, la Igt che, tra le varie attività, ha quella di fabbricare proprio questi terminali di slot machine.

D. – Nonostante le campagne, nonostante il governo stesso si fosse impegnato a una riduzione, quindi invece della frenata c’è un’accelerata…

R. – Perché? Perché viene meno una critica puntuale, non solo da parte delle associazioni, ma anche delle classi colte, economisti, giuristi... E questo naturalmente poi si scontra con la bassa qualità del personale politico che abbiamo nelle Commissioni. Quindi, è evidente che il potere di condizionamento delle lobby è fortissimo, a fronte di una opinione pubblica molto debole ancora e a fronte di una classe politica che padroneggia, quelli in buona fede, o addirittura sottovaluta, quelli già in malafede, le conseguenze sociali, psicologiche, etiche e – aggiungo – economiche e persino fiscali di questa partita. E’ un castello molto complicato che però provoca sofferenze e – lo dico agli economisti – il perdurare della recessione economica nel nostro Paese, con perdita di posti di lavoro e perdita di capacità produttive dell’Italia. E’ strano che si commentino differenze di poche decimali di Pil e non si guardi la trave costituita da un consumo che quest’anno sfiorerà i 90 miliardi di euro. Per farsi capire: 90 miliardi di euro stanno agli 850 miliardi di euro che rappresentano il cumulo generale di tutti i consumi privati delle famiglie in Italia. Siamo, cioè, ben oltre il 10% di questo ammontare dei consumi. Allora, è un aspetto macroeconomico che un economista non può trascurare, quando va a vedere gli effetti di piccoli interventi di detassazione, di riduzione delle tasse o delle imposte su questo o quell’altro aspetto dei consumi o dei redditi.

D. – Dobbiamo pensare che non ci saranno mai degli interventi, nonostante quello che si è detto in passato?

R. – Io non sarei così pessimista. Intanto, perché c’è una continuità di osservazione e di critica che sale dal basso. Poi, abbiamo alle spalle 15 anni di dissidenza da parte di una delle più importanti istituzioni che ci sono in Italia e nel mondo, che è la Chiesa cattolica. Dobbiamo dare atto che è stata l’unica, dagli inizi degli anni 2000, a indicare questa priorità. Io quindi ho fiducia che un po’ di buon senso e di giustizia – siamo nell’Anno del Giubileo della Misericordia – prima o poi si faccia strada.