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Padre Ermes Ronchi chiamato dal Papa per gli Esercizi spirituali

Padre Ermes Ronchi - RV

Padre Ermes Ronchi - RV

Sarà padre Ermes Ronchi, dell’Ordine dei Servi di Maria, a guidare gli Esercizi spirituali di Quaresima di quest’anno per il Papa e la Curia Romana. Gli Esercizi si svolgeranno dal 6 all’11 marzo presso la Casa del Divin Pastore ad Ariccia. E’ stato lo stesso Papa Francesco a telefonare al religioso friulano per chiedergli di guidare le meditazioni. Ascoltiamo padre Ermes Ronchi al microfono di Sergio Centofanti:

R. – La sorpresa di ricevere una chiamata dal Santo Padre e di sentirlo con questa semplicità, con questa freschezza, con questa umanità… ero commosso e felice di incontrare una persona di questa qualità e sorpreso, felicemente sorpreso, non per l’incarico chiesto a me, ma proprio per la felicità di incontrare una persona così realizzata.

D. – Come è andata la chiacchierata?

R. – E’ stata una richiesta di un favore, così, con tutta questa semplicità, se potevo assumere questo incarico di predicazione agli Esercizi spirituali. Ovviamente, ho detto: “Non sono in grado…”. Però la cosa bella è che il Santo Padre con questa nota di delicatezza, mi ha detto: “Vuole controllare la sua agenda se è libero?”. E questo mi ha colpito enormemente perché c'è la persona prima di tutto… Io ho trovato questo di una squisitezza rara.

D. - Come accoglie questo compito di predicare gli Esercizi al Papa e alla Curia Romana?

R. – L'accolgo con trepidazione. Cercherò di trasmettere le cose che mi hanno fatto bene, le cose che mi hanno affascinato, appassionato, della Parola di Dio. Cercherò di trasmettere il fascino che io ho subito dall’immagine, dal volto di Gesù, dal volto del Padre che è in Gesù e cercherò di tradurre questo calore, questa bellezza: il cuore semplice del Vangelo e la bellezza potente del Vangelo.

D. – Il Papa tiene molto alle omelie dei sacerdoti, dice che devono essere chiare, semplici, brevi ... e che la gente le capisca…

R. – Questo coincide con il ricordo che io ho della mia prima Messa, quando io chiesi al mio papà: “Come devo predicare alla gente del mio paese?”. E lui mi rispose in lingua friulana: "Pocjis e che si tocjin", poche parole, ma semplici e concrete. E allora io ho capito da lì che la Parola deve essere incarnata, che si possa toccare, che abbia toccato, che abbia inciso, graffiato. Mi sono dato questo impegno: non dire mai una parola che prima non abbia fatto soffrire o gioire me, altrimenti non è incarnata e non raggiunge nessuno. E poi credo, come secondo criterio fondamentale, la semplicità: non elucubrare grandi pensieri teorici ma far capire che siamo immersi in un mare d’amore e non ce ne rendiamo conto. La terza cosa è la bellezza. La bellezza per me è un nome di Dio. E la quarta cosa è la positività: sempre positivi, sempre creativi di speranza, il Vangelo è positivo, basta solo leggere la sua etimologia.

D. – Lei come sta vivendo personalmente questo Pontificato? Cosa sta portando Papa Francesco alla Chiesa?

R. – Sta portando la primavera! Ed è la prima cosa che ho voluto dire nella telefonata al Santo Padre: dirgli grazie per quello che fa, che dice, che porta, per quello che ci trasmette, per questa ventata che scioglie via la polvere dagli scaffali, dai volti, dagli incontri. E questa primavera per me è veramente la fioritura dello Spirito Santo. Il Regno di Dio verrà con il fiorire della vita in tutte le sue forme e già qui cominciamo a intravedere delle fioriture di vita che per me sono l’esultanza.

D. – Lei è dell’Ordine dei Servi di Maria, porterà con lei nelle meditazioni anche la madre di Gesù…

R. – Senz’altro, sarà come immagine conduttrice perché è la prima dei discepoli, è la più vicina al Signore, quindi è Colei che l’ha incarnato. E io immagino anche una delle cose che potrò dire sarà questa: che l’immagine più bella del cristiano, risalendo a Origene, l’immagine più intensa del cristiano è Santa Maria incinta sui Monti di Giuda verso Elisabetta, verso la cugina: il cristiano è un portatore di Dio, è gravido di Dio, incinto di luce, passa nel mondo portando un’altra vita oltre alla sua vita. Ecco, l’immagine di Santa Maria incinta che va sui Monti di Giuda incontro alla cugina, anche lei incinta, questa immagine: essere gravidi di Dio nel mondo oggi, salvarlo così, aiutarlo a incarnarsi ancora.