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Verso il Family Day. Adinolfi: straordinaria mobilitazione popolare

Mario Adinolfi durante il Family Day del 20 giugno 2015 - ANSA

Mario Adinolfi durante il Family Day del 20 giugno 2015 - ANSA

Il riconoscimento dei diritti civili necessita di un intervento come chiede l’Ue. Così il ministro della Giustizia Orlando che spera in una risoluzione in Parlamento della questione unioni civili. Di ieri un emendamento al ddl Cirinnà presentato al Senato dai cattolici del Pd che prevede la reclusione fino a 12 anni e una multa fino ad un milione di euro per il reato di utero in affitto. Sabato i sostenitori del ddl si ritroveranno in 82 piazze italiane, mentre cresce la mobilitazione popolare al Family Day: il raduno del prossimo 30 gennaio a Roma è stata spostato da Piazza San Giovanni al Circo Massimo per l'imponente numero di adesioni. Il commento di Mario Adinolfi, direttore de “La Croce” e tra i promotori della mobilitazione, al microfono di Paolo Ondarza:

R. – Stiamo parlando sicuramente di più di un milione di presenze: il catino del Circo Massimo è immenso. Sono arrivate davvero una moltitudine di adesioni da famiglie che, tra l’altro, si muovono autonomamente. Stiamo parlando di oltre tremila pullman che caleranno su Roma e di tante altre persone che si muoveranno in treno o con mezzo proprio e c’è una grandissima mobilitazione della città di Roma.

D. – Famiglie che si muovono autonomamente, a proprie spese. Questa considerazione ci dà l’idea di una mobilitazione che parte dal basso, promossa dalle famiglie…

R. – Esatto, è una manifestazione promossa dalle famiglie, dal basso, dal Comitato “Difendiamo i nostri figli”. E’ una manifestazione povera, diciamolo, con pochissime risorse. Non è una manifestazione organizzata con un pranzo al sacco, come accade spesso per altre mobilitazioni: siamo spinti da un popolo straordinario, che ci sta incoraggiando in una maniera commovente. Ci sentiamo di poter dire che c’è una mobilitazione popolare che arriva davvero dal basso, come diceva Papa Francesco “senza vescovi pilota”, totalmente spontanea, ma proprio perché spontanea, bellissima!

D. – La piazza del 20 giugno scorso si riempì anch’essa senza vescovi-pilota, spiazzando tutti. Puntare al Circo Massimo è un’ambizione, ma anche un rischio?

R. – E’ un grande rischio, però un rischio calcolato, derivante dalle tantissime adesioni che stanno arrivando e semplicemente dal fatto che San Giovanni non ci conteneva. Ricordo poi che la manifestazione di San Giovanni del 20 giugno nacque senza alcun sostegno da parte dei media. Pochissimi media avevano dato la notizia che ci fosse quella manifestazione. Questa volta c’è una grandissima attesa anche mediatica dei sostenitori e dei detrattori, che raccontano questa piazza con toni diversi. Questo vuol dire, dunque, che però tutta Italia già sa quanto sia importante l’appuntamento del 30 gennaio, e questo ovviamente agevola anche la mobilitazione.

D. – Una piazza che vuole dare voce ai tanti “sì” alla famiglia, più che ad una contrapposizione: “sì” alla famiglia, “sì” alla tutela dei diritti dei minori. C’è da riscontrare che contestualmente una settimana prima, il 23 gennaio, ci saranno mobilitazioni in almeno 82 città italiane dei sostenitori del ddl Cirinnà…

R. – Ci si confronterà nelle piazze, come bisogna, dando voce al popolo italiano, ascoltando le diverse istanze. Questo è un elemento positivo, di vitalità democratica, che non può essere che sottolineato con attenzione ed anche – voglio dire – con un po’ di gioia. E’ bello vedere un Paese palpitare intorno a temi così decisivi come il diritto di un bambino ad avere una mamma ed un papà; il diritto di tutela della famiglia naturale. E’ giusto: diciamo tanti “sì” e sono “sì” ai diritti civili. E il primo diritto civile è il diritto di un bambino ad avere una mamma ed un papà e a non essere mai considerato oggetto di una compravendita. Questo è il grande “sì” che diciamo ai diritti dei più deboli, dei soggetti più deboli di questo Paese.  

D. – E a proposito di uno degli aspetti più controversi del ddl Cirinnà, ovvero la stepchild adoption, e quindi l’apertura all’utero in affitto, c’è da registrare nelle ultime ore un dibattito molto vivace nel merito. E’ di ieri un emendamento presentato al Senato dai cattolici del Pd, che prevede addirittura l’arresto o una multa per il reato di utero in affitto. E’ sintomo di una coscienza che sta crescendo, sta maturando attorno a questo tema?

R. – E’ un passaggio molto importante questo. Mi fa piacere adesso vedere che anche il partito dei proponenti del ddl Cirinnà – ricordiamo che il Pd è il partito di Monica Cirinnà – si interroghi intorno alla questione e proponga il reato di utero in affitto – attenzione, grande novità – anche se compiuto all’estero. Pone, quindi, questo elemento su un piano di delitto contro i diritti umani, sostanzialmente. Questo, dunque, è un passaggio davvero importante dal punto di vista culturale. Ovviamente quei parlamentari che hanno proposto pene, tra l’altro, così severe – arrivano fino a 12 anni di carcere – sull’utero in affitto, non potranno che essere conseguenti e votare contro una brutta legge. Ottimo il passaggio dell’emendamento. A questo punto manca solo il passaggio su cui il 30 gennaio saremo molto netti: ritirare questa brutta legge.