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Braz de Aviz: Anno Vita Consacrata, spinta a tornare a essenziale

Il Papa incontra i consacrati - OSS_ROM

Il Papa incontra i consacrati - OSS_ROM

L’Anno della Vita Consacrata, con la Veglia di preghiera ieri sera in San Pietro, è entrato nella sua Settimana conclusiva. A Roma si svolge un incontro internazionale che riunisce tutte le forme di vita religiosa: sono presenti 6 mila consacrati giunti da tutto il mondo. Martedì 2 febbraio, alle 17.30, la Messa presieduta dal Papa nella Basilica Vaticana. Per un bilancio di quest’anno, Bianca Fraccalvieri ha intervistato il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata:

R. – Penso che soprattutto dobbiamo dire che l’Anno della Vita Consacrata ha ridato a noi, a noi consacrati, il senso della gratitudine a Dio per la nostra vocazione. Cioè, quest’Anno della Vita Consacrata è veramente un grande dono: noi lo sentiamo come una spinta forte a ritornare all’essenziale e a vedere la vita consacrata come un dono che viene dall’alto, al servizio della Chiesa. E dopo, questa speranza nuova - che ha suscitato negli istituti, nei monasteri, nella vita degli istituti secolari, nell’Ordo virginum - di qualcosa di molto grande della Chiesa, che era un po’ nascosto e che adesso sta riprendendo di più la sua identità; e vedere che le forme storiche e le forme attuali non sono in contraddizione: sono complementari, una può aiutare l’altra. In questo senso, queste due grosse esperienze: la gratitudine e la speranza.

D. – C’è questo grande evento di conclusione, dal 28 gennaio al 2 febbraio: un evento per vivere la comunione dei carismi. Come è stato strutturato, questo evento?

R. – E’ una delle caratteristiche del nostro tempo, perché oggi pensare di camminare isolati non ha più senso; questo nel passato, forse, per identificarsi poteva andare bene, però oggi, con tutte le caratteristiche del mondo attuale, con la possibilità di comunicazione che abbiamo, con i mezzi che abbiamo noi dobbiamo arrivare veramente a camminare insieme per tutto quello che si può e dopo dare valore anche a quello che è distinto, che è proprio e identifica ogni istituto. Però, la caratteristica è un po’ questa comunione; per questo l’ultimo incontro sarà di tutte le forme di vita consacrata – Ordo virginum, istituti secolari, istituti di vita attiva, istituti di vita contemplativa, ordini, monaci, eremiti, le forme nuove … tutti avranno il loro luogo e il loro spazio in questo incontro. Ci sarà una parte comune, all’inizio e alla fine, in cui tratteremo esperienze e anche temi più generali per tutta la vita consacrata; poi ci saranno altri due giorni in cui si lavorerà più secondo le vocazioni distinte e questo sarà molto bello anche perché è a livello mondiale non solo a livello locale.

D. – Un Anno voluto fortemente da Papa Francesco. Come il Papa ha seguito l’Anno della Vita Consacrata?

R. – Lui è stato l’anima di questa vita. Lui è un consacrato, è gesuita; lui ci ha dato degli orientamenti che riprendono tutta la tradizione della Chiesa, che però ci danno spinte nuove per “questo” momento. Per esempio, ritornare all’essenziale della vita consacrata che è la chiamata del Signore, che il Signore fa a noi ed è una chiamata a cui tu rispondi, però è una chiamata sua. E tutte le altre cose, se sono in accordo con questo, vanno bene: strutture, carismi eccetera … Questa è una cosa importante. L’altra cosa è recuperare la dimensione di comunione nella Chiesa, la dimensione dello “stare insieme” … Le diversità non ci devono diminuire o impoverire; le diversità devono arricchirci. E questo dobbiamo impararlo nella pratica: non solo perché comprendiamo che è così il Vangelo. E questo anche è ritornare alla gioia, perché il Papa questo lo dice tanto. Se tu sei amato da Dio, devi esprimere questo anche se hai dovuto fare alcune scelte come quella, per esempio, del celibato. Ma questo non è perché tu rimanga nella solitudine o nella tristezza, ma perché tu abbia qualcosa di più al servizio di tutta la comunità, partendo da Dio. In questo senso, la presenza del Papa è stata per noi l’anima di tutto.

D. – Il futuro: l’Anno si conclude con il Giubileo della Misericordia. Che cosa ci si aspetta da questo dicastero?

R. – Noi abbiamo commentato con Papa Francesco – anzi: lui ha commentato con noi – che lui vede molto bene questo finire l’Anno della Vita Consacrata all’interno dell’atmosfera del Giubileo della Misericordia. E anche noi davamo la stessa importanza a questa cosa. Cioè, è tipico di un uomo consacrato, di una donna consacrata, aver sperimentato la misericordia di Dio e donare questa misericordia agli altri nella sua vita concreta. E questo dovrà accentuarsi nelle opere di misericordia corporali e spirituali, che già tra i religiosi sono abbastanza comuni, nelle missioni che abbiamo nella Chiesa e nel servizio alla Chiesa. Allora noi consideriamo questo Giubileo quasi come un prolungamento che verrà quasi naturalmente, per i tanti programmi che dobbiamo portare avanti.