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Altri migranti morti nell'Egeo. Unicef: genocidio di bambini

Bimbi salvati nel mar Egeo - EPA

Bimbi salvati nel mar Egeo - EPA

Ennesima strage di migranti nel mare Egeo. Trentanove le vittime, tra cui cinque bambini, nel naufragio avvenuto ieri nelle acque tra Turchia e Grecia. Il barcone su cui viaggiavano, partito dalla costa turca di Ayvacik, era diretto all'isola greca di Lesbo, distante circa 8 km, ma è finito contro le rocce. I soccorsi della Guardia costiera turca sono riusciti a portare in salvo settantacinque migranti, soprattutto siriani, ma anche afgani e birmani. Nel solo mese di gennaio sono stati oltre duecentocinquanta morti nell'Egeo, quasi un terzo delle vittime registrate in tutto il 2015, mentre gli sbarchi sulle coste elleniche sono stati circa 50mila. Tanti, troppi sono i bambini: è ”un genocidio in mare senza precedenti davanti all’immobilismo europeo”, denuncia al microfono di Gabriella CerasoAndrea Iacomini portavoce di Unicef Italia che chiede al premier Renzi di sottoporre la questione in sede europea:

R. – Nel Mare Egeo, proprio alle porte di questa Unione Europea, continuano a morire ogni giorni bambini. Raccogliamo corpi di bambini, che sono innocenti, che fuggono dalle guerre, che non meritano di fare una fine come questa. E’ da settembre che noi continuiamo a rivolgere appelli, ogni settimana, e ogni settimana continuano a morire bambini senza che nessuno si faccia carico di questa situazione. Ecco perché io ho lanciato per l’ennesima volta una doppia proposta. La prima, è quella di aprire corridoi umanitari immediatamente. Ma la seconda, invece, che tutti purtroppo definiscono come una cosa inutile, è di osservare un giorno di lutto in tutti i Paesi dell’Unione Europea, proprio per questi bambini: è un modo per sapere se davvero l’Unione Europea tutta insieme è ancora unita nel condannare questo tipo di situazione, ma soprattutto nel piangere di fronte ai propri errori.

D. – La polemica su Schengen: Schengen sì, Schengen no. Quanto rientra in questa emergenza, quanto è responsabile la trattatistica europea di ciò che sta accadendo?

R. – Iniziamo allora ancora prima: qual è la responsabilità dell’Europa di fronte a una guerra come quella siriana, ad esempio, che dura da cinque anni e che ha provocato questi flussi abnormi e assurdi di persone? Come mai questa Unione Europea, che oggi discute se chiudere o no le proprie frontiere, non si è domandata a suo tempo da che cosa arrivano questi flussi, perché sono arrivati, quali ne sono le cause? Qui c’è un problema: è che non c’è più la cultura della pace e i colloqui che sono iniziati e che continueranno e che il 4 febbraio troveranno il loro culmine a livello di Nazioni Unite, guidati dal bravissimo Staffan de Mistura, proprio sulla vicenda siriana, non è che lascino presagire grandi notizie per questo popolo …

D. – Noi ricordiamo quanto è avvenuto nel Mediterraneo, ricordiamo quanto c’è voluto perché si creasse una vera e propria “macchina dei soccorsi” nel Mediterraneo, da Lampedusa in poi. Lì, invece, tra Turchia ed Egeo, qual è la realtà?

R. – Noi siamo presenti sia in Turchia, con le nostre strutture, sia in Grecia. Il problema è quel tratto- brevissimo- che compiono quelle persone nel quale i bambini perdono la vita. Ora, mi domando come mai non ci sia un’operazione come quella di “Mare Nostrum” in grado di impedire queste situazioni. Per questo noi chiediamo corridoi umanitari: perché un bambino che si mette in viaggio disperato, o non parte – e però, naturalmente, dev’essere messo nelle condizioni di ricevere un’assistenza adeguata, cosa che non è – oppure, se parte, deve arrivare a casa, sulla nostra terra, assolutamente salvo.