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Crisi siriana: la Turchia chiede l'intervento della Nato

Profughi - ANSA

Profughi - ANSA

Immigrazione: la Nato valuterà domani la richiesta di intervento e aiuto sollevata dalla Turchia che vede ammassati alle sue porte già 30mila siriani, in fuga dalla nuova offensiva militare su Aleppo. I numeri preoccupano anche Berlino, ma l’Onu insiste: non bisogna chiudere le porte. Cecilia Seppia

La Turchia non chiuderà le porte ai rifugiati che arrivano dalla Siria dove è in corso ormai da 10 giorni l’offensiva di Assad su Aleppo in supporto ai raid russi, ma oggi il premier Davutoglu ha parlato ancora di accoglienza controllata e di ingresso immediato solo ai casi di emergenze sanitarie. D’altra parte il peso maggiore di questa ennesima ondata migratoria ricade su Ankara e Berlino che - ha ribadito Davutoglu - non possono farsene carico da soli. Da qui la richiesta di intervento alla Nato, di fatto avallata dagli Usa, che domani a Bruxelles, verrà presa in esame. Il segretario generale Stoltenberg aspetta dettagli, ma già assicura la volontà di trovare risposte ad una crisi che - afferma -  è motivo di grande preoccupazione e sta minando l’unità dell’Ue. Il pressing è infatti proprio sugli stati membri perché accelerino l’attuazione delle misure, dagli hotspot ai ricollocamenti. Lo scenario peggiore secondo le stime di Ankara è che nel giro di pochi giorni i profughi siriani possano arrivare a 600mila, 300 mila invece quelli che rischiano di rimanere bloccati ad Aleppo senza nessun aiuto umanitario. Di fatto però nonostante le richieste dell’Onu di aprire le frontiere alcuni varchi in Turchia restano chiusi, come quello di Kilis Bab El Salam da cui per ora transitano solo tir e ambulanze.

 

Intanto è di 10 morti il bilancio provvisorio di un nuovo attentato che stamattina ha colpito la periferia di Damasco, in Siria e che è stato rivendicato su Internet dal sedicente Stato islamico. Almeno 9 i raid lanciati oggi dall’aviazione russa sul territorio siriano a meno di 30 chilometri dal confine turco. Sulla situazione nel paese Roberta Barbi ha raccolto la testimonianza del nunzio apostolico in Siria, mons. Mario Zenari:

R. – Siamo tutti con il cuore e il fiato sospeso. In questa situazione così drammatica, toccata in modo molto opportuno dal Santo Padre con l’appello che ha rivolto all’Angelus domenica scorsa, centrato sul dramma dei siriani, della popolazione civile che è quella che soffre di più le conseguenze maggiori di questo terribile conflitto che ormai volge al termine del quinto anno. Questa situazione è drammatica e continuamente richiamata: basta leggere il rapporto molto, molto preoccupante presentato al Consiglio di sicurezza dal sottosegretario per le questioni umanitarie, O’Brien, che parla di situazioni umanitarie. Basta leggere ancora l’ultimo rapporto pubblicato ieri dalla Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani.

D. – Si parla di armi non convenzionali, di detenuti in condizioni disumane, di esecuzioni di massa…

R. – Questo rapporto sarà esaminato. Naturalmente, tutti questi rapporti sono preoccupanti circa la situazione dei diritti umani e  la questione umanitaria, per non parlare della sospensione della Conferenza di Ginevra: anche  questo è un fatto preoccupante. Giustamente, l’inviato speciale puntava non solo a portare al tavolo delle trattative le varie parti in conflitto, ma diceva: “C’è bisogno non solo di parole, ma anche di fatti”.

D. – Anche Stati Uniti e Arabia Saudita hanno chiesto il cessate-il-fuoco e l’accesso degli aiuti umanitari. Qual è la situazione della popolazione? Può raccontarci qualcosa che ha vissuto anche in prima persona?

R. – Noi non possiamo sapere in modo diretto. Abbiamo accesso a queste situazioni drammatiche, però quello che sentiamo e vediamo è la preoccupante colonna interminabile di profughi in oppressione che ferisce veramente il cuore. Come fare in modo che non si vedano più queste interminabili colonne di profughi o questi battelli che attraversano il mare causando vittime? Vorrei richiamare anche l’appello del Santo Padre alla solidarietà, all’appello alla comunità internazionale perché rafforzi l’impegno per portare una soluzione negoziata a questa crisi. Non da ultimo il Papa dice: “Occorre pregare, pregare molto”. Vorrei fare un appello soprattutto a tutti i cristiani del mondo perché c’è bisogno di preghiera, dell’aiuto di Dio.

D. – Sulla questione umanitaria, sulla questione dei migranti, è spuntata anche l’ipotesi di un coinvolgimento della Nato in appoggio all’Europa. Potrebbe essere la svolta?

R. – Non sono un esperto in questa materia, in queste cose tecniche, ma credo che si debba tentare di fare tutto il possibile.