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Giornata del malato. Fra Fabello: riempire la loro anima di speranza

Logo della Giornata Mondiale del Malato - RV

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“Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Il Papa ha messo in risalto le parole di Maria a Cana nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato che si celebra oggi, memoria della Beata Vergine di Lourdes. La celebrazione centrale della Giornata si tiene oggi a Nazareth, in Terra Santa, con una Messa presieduta da mons. Zygmunt Zimowski, presidente dela Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. A Cana, scrive Francesco nel suo Messaggio, si profilano i tratti distintivi della missione di Gesù, Colui che soccorre “chi è in difficoltà e nel bisogno”. Un pensiero ribadito ieri al termine dell’udienza generale, quando ha nuovamente invitato chi cura i malati a farlo con “occhi pieni di amore”. Alessandro De Carolis ha chiesto un commento a queste parole a Fra Marco Fabello, direttore del Centro per malattie psichiatriche San Giovanni di Dio di Brescia:

R. – Credo che il Papa parta da una realtà molto frequente, e cioè che tutte le persone che si dedicano agli altri, soprattutto ai malati, trovano conforto in questa espressione di Papa Francesco, e a volte ne hanno proprio bisogno perché normalmente – o spesso – gli operatori sanitari non sono riconosciuti non solo per quello che fanno, ma anche per quello che fanno in nome della carità cristiana. Quindi, io credo che il Papa abbia davvero colto nel segno perché c’è bisogno anche di riempire l’animo di queste persone, di dare loro quelle speranze e quelle certezze che normalmente non sono riconosciute.

D. – Papa Francesco ama i malati con particolare tenerezza: questo è evidente da tanti suoi incontri con loro. Ha qualche testimonianza, qualche impressione su questo affetto che il Papa nutre per loro?

R. – Normalmente, più che ascoltare qualche cosa di particolarmente personale, si ascolta sempre di più il discorso universale: il Papa vuole bene ai malati, il Papa ci vuole bene, quando andremo a trovare il Papa? Ecco, questa è una domanda che viene fuori spesso. I malati che ho io sono malati con problematiche psichiatriche e di demenza: credo che siano domande assolutamente belle, anche perché loro si rendono conto che il Papa da loro non potrà venire e molto difficilmente loro potranno andare dal Papa …

D. – La Giornata del malato di quest’anno verrà vissuta in modo particolarmente solenne in Terra Santa. Nell’Anno del Giubileo, voi Fatebenefratelli avete scelto un modo particolare di vivere questa giornata?

R. – In tutte le nostre opere c’è qualche iniziativa particolare. Ad esempio, dove sono io sono già quattro giorni che noi facciamo incontri, convegni e riunioni basati sulla Giornata mondiale del malato, che non è – appunto – solo preghiera, ma è anche riflessione, é anche scienza, è anche – se vogliamo chiamarla – la politica sanitaria, per un certo aspetto. Pensiamo solo al discorso dei manicomi giudiziari, che sono ancora in balìa delle onde … ecco, questi sono malati davvero gravi, davvero abbandonati che hanno bisogno di grande attenzione …

D. – Ecco, nella vostra riflessione emerge qualche dato concreto, qualche proposta per poter migliorare la situazione?

R.- Se parliamo dei malati con problematiche giudiziarie possiamo dire che l’esperienza che abbiamo è positiva, nel senso che gran parte dei malati che ci sono stati affidati in questo senso sono tornati al loro domicilio. Questo che cosa vuol dire? Vuol dire che se c’è accoglienza, se c’è capacità tecnica, se c’è buona assistenza, se ci si prende bene cura di loro, hanno ancora molte possibilità di acquistare la loro dignità di uomini e di persone che hanno perso. Un giorno ho portato un prete dove c’erano tante di queste persone, e metà di loro hanno chiesto di confessarsi. Cosa vuol dire? Vuol dire che la misericordia di Dio arriva prima del giudizio degli uomini.

D. – Quindi, si può dire che voi il Giubileo, in realtà, lo vivete ogni giorno, tutti i giorni, da sempre?

R. – Ma … io credo che chi vive con i malati e lo vive in un certo modo, il giubileo vero e proprio sia proprio nella quotidianità, cosa che forse ogni tanto è meglio mettere in evidenza perché questa quotidianità sia un po’ rivestita di quella aureola di spirito in più di cui c’è bisogno ogni tanto, anche per rifarsi un po’ il proprio interiore.

D. – Vorrei riprendere gli auguri che Papa Francesco, alla fine del suo messaggio, fa a tutti gli operatori sanitari: gli auguri mariani, di essere come Maria, Madre della Misericordia, che a Cana intercede presso suo Figlio …

R. – Intanto, mi pare di essere tra coloro che riempiono le idrie di acqua: tra gli operatori più semplici. Gesù ha fatto il miracolo a Cana, ma l’ha fatto dopo che qualcuno ha messo l’acqua. Noi dobbiamo portare questa acqua d’amore, quest’acqua di misericordia: la Madonna ce lo dice chiaramente, no? “Fate quello che Gesù vi dirà”. Cosa ci dice Gesù tutti i giorni? Ama il prossimo tuo come te stesso. Guarda che tuo fratello malato ha bisogno di te: vagli incontro, aiutalo, dagli una mano …