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Riccardi: frutti molto importanti da colloquio tra Papa e Kirill

 - REUTERS

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L'incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill è una tappa storica sulla via dell'unità dei cristiani. Al microfono di Fabio Colagrande, la riflessione del prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio:

R. – Certo che me l’aspettavo! E’ naturale! E direi che l’attesa si è troppo a lungo prolungata per i problemi che noi sappiamo, però da qualche anno s’era capito che l’incontro ci sarebbe stato. Non solo perché il Papa di Roma – Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco – l’aveva detto; ma anche si era capito da quello che il Patriarca Kirill aveva detto, perché un uomo di tale levatura, che conosce il valore della Chiesa di Roma e più volte anche mi ha parlato lui, personalmente, del fatto che il ruolo della Chiesa di Roma nell’ecumene cristiano è un ruolo importante … Quindi è un giorno benedetto, importante e questo incontro a L’Avana, all’aeroporto sarà un inizio, secondo me!

D. – Cosa ha convinto, secondo lei, Kirill a superare gli ostacoli che finora avevano impedito questo incontro?

R. – Il cambiamento dell’episcopato russo, l’imminenza del Concilio panortodosso, la crisi dei cristiani in Medio Oriente … sono molti motivi che hanno spinto a scegliere il momento di una decisione che, in un certo senso, era presa ma non aveva deciso il momento. In fondo, pensava di attendere …

D. – Quali gli effetti ecumenici di questo incontro a L’Avana?

R. – Molto importanti. Io voglio ricordare che la Chiesa russa fu la prima Chiesa a mandare gli osservatori al Concilio Vaticano II, e quello segnò una svolta. Oggi i rapporti ecumenici sono buoni, ma bisogna che i cristiani si parlino a livello di primati, come oggi avviene tra il Papa e il Patriarca. Cioè, bisogna che sui problemi concreti i cristiani non siano più divisi e non siano divisi certo sulla dimensione spirituale, ma anche di fronte al dramma dei cristiani perseguitati del Medio Oriente! C’è bisogno di una comune convergenza. Poi, vede, dal colloquio e dalla comunione dell’incontro diretto tra i due primati possono nascere frutti molto importanti.

D. – Quanto questo incontro si deve anche al lavoro ecumenico dei predecessori di Papa Francesco, e quanto alla particolare personalità di questo Papa, secondo lei?

R. – Io dico la verità: inizialmente, mi sembrava che un Papa – gioco sulla parola – così “francescano” non fosse proprio l’ideale per gli ambienti moscoviti. Ma mi sembra che abbiano cambiato molto idea, anche proprio per la sua presa di posizione sull’Ucraina: una vera presa di posizione da uomo di pace.

D. – Un incontro che San Giovanni Paolo II guarderà dall’alto con un sorriso …

R. – Io credo che lui l’abbia voluto, questo incontro; ma questo incontro in Ungheria o in Austria non è potuto avvenire, per tanti motivi che ora è inutile rivangare: il problema dell’Ucraina, il problema del cosiddetto proselitismo, il problema di due culture differenti – polacca e russa –, di alcuni malintesi … Però, già fin da allora c’era un dialogo. Io mi ricordo che il metropolita Kirill veniva spesso a Roma, incontrava il Papa – allora lui era incaricato delle relazioni internazionali della Chiesa.

D. – E infine, poi, cosa dice questo incontro al mondo “laico”?

R. – Dice che i cristiani sono una “internazionale” di pace, cercano la pace, si parlano … e questa è una cosa di grande rilievo.