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Pena di morte. Impagliazzo: appello Papa impegna governanti cattolici

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“Un consenso internazionale per abolire la pena di morte”: il forte appello del papa  ha raccolto entusiasmo e soddisfazione nella comunità di  S. Egidio che da domani svolgerà sul tema “Per un mondo senza la pena di morte”, un convegno internazionale. Amedeo Lomonaco ha intervistato Marco Impagliazzo presidente della Comunità:

R. – Un appello forte che impegna i governanti cattolici, presidenti o capi di governo o uomini politici, perché – come il Papa ha già detto in aereo tornando dal Messico – se uno si dichiara cristiano, questo va verificato anche nelle scelte concrete. Noi cristiani crediamo al Comandamento “Non uccidere”. Dunque, credo che questo appello del Papa scuoterà veramente parecchie coscienze nel mondo, a partire dagli Stati Uniti. Io mi ricordo molto bene che, nel 1986, Giovanni Paolo II, quando convocò le religioni ad Assisi per pregare per la pace, chiese un giorno di tregua mondiale dalle guerre, che effettivamente si verificò. Quindi, con la stessa speranza, guardo a questo appello del Papa.

D. – Guardiamo con speranza, dunque, all’appello del Santo Padre. Il Papa ha anche aggiunto che nell’opinione pubblica è sempre più diffusa la contrarietà alla pena di morte. Anche questo è un ulteriore segno di speranza…

R. – Sì e mi pare che nel discorso del Papa ci sia veramente un appello a una giustizia che si rinnova in cui atti come quelli della vendetta di Stato - rappresentata dalla pena di morte - siano superati, siano atti del passato. Quindi questo discorso del Papa guarda al futuro e che dà una responsabilità a tutti coloro che governano i Paesi in cui c’è ancora la pena di morte di collocarsi nell’età contemporanea, nell’età di oggi, in cui dovrebbero essere garantiti pienamente i diritti umani.

D. – All’età di oggi e anche allo scenario futuro guarda il convegno “Per un mondo senza la pena di morte” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Quali sono i temi su cui si articola questo incontro, questo appuntamento?

R. – E’ il nono appuntamento che la Comunità di Sant’Egidio organizza, convocando ministri della giustizia un po’ da tutti i contenenti - più di trenta – che rappresentano sia Paesi in cui vige ancora la pena di morte, de jure o de facto, sia Paesi che la hanno già abolita. Perché questo convegno? Per provare, scambiandosi delle esperienze e vedendo l’evoluzione dei Paesi che hanno abolito la pena di morte, a rassicurare Stati che ancora la detengono che proprio senza la pena di morte la giustizia funziona meglio. E lo Stato è più capace di garantire anche la sicurezza dei suoi cittadini. L’altro motivo è quello di sostenere la grande campagna, che si sta facendo a livello di Nazioni Unite, sulla proposta di moratoria universale della pena di morte. L’ultimo voto ha avuto un grande successo: sono 114 gli Stati favorevoli alla mozione. Di anno in anno crescono e quindi vogliamo essere anche un sostegno al grande lavoro che si sta facendo in sede di Nazioni Unite.

D. – Volendo fare proprio un punto sulla situazione della pena di morte nel mondo, quali sono i dati più salienti?

R. – Oggi ci sono dei tentativi di reintroduzione da parte di alcuni Stati oppure di applicazione in Paesi che la avevano abolita de facto, perché il terrorismo e la violenza diffusa pongono nuovi problemi. Oggi, dopo l’Europa, che è il primo Continente libero dalla pena di morte, grazie al lavoro di Sant’Egidio e di altre organizzazioni, l’Africa si sta avviando ad essere il secondo Continente. Poi c’è la grande evoluzione che comincia ad esserci in alcuni Stati americani, che proprio recentemente, hanno abolito la pena di morte. Quindi questa evoluzione positiva potrebbe avere una ricaduta importante.