Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

App:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Vaticano \ Eventi

Completato il restauro delle Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro

 - RV

- RV

Straordinari affreschi delle Catacombe romane dei Santi Marcellino e Pietro, un vasto sito archeologico da poco riaperto al pubblico, sono tornati al loro antico splendore. Nella sede del Pontificio Consiglio della Cultura sono stati presentati stamani i risultati della complessa opera di restauro, i cui costi sono stati sostenuti dalla Fondazione “Heydar Aliyev”, presieduta dalla signora Mehriban Aliyeva, consorte del presidente musulmano dell’Azerbaigian. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, sulla via Casilina al numero civico 641, sono una straordinaria pinacoteca sotterranea. Le terze di Roma per estensione, custodiscono in un’area di oltre 18 mila metri quadrati pitture paleocristiane uniche al mondo e sono poste all’interno del complesso archeologico “Ad duas lauros”. Il recente e prezioso lavoro di restauro permette di vedere eccezionali affreschi con i loro originari colori. Queste catacombe, in questo Anno Santo della Misericordia come accaduto per secoli una delle privilegiate mete di pellegrinaggio, sono legate al martirio dei Santi Marcellino e Pietro.

I Santi Marcellino e Pietro
Pietro era un giovane esorcista che si rifiutò di rinnegare la propria fede cristiana e di adorare gli dei. Per questo fu torturato e rinchiuso in carcere. Tra i carcerieri c’era in particolare un uomo, Artemio, che profondamente colpito dalla fede di Pietro si convertì al cristianesimo. Si convertirono anche molti altri detenuti, carcerieri e intere famiglie. Pietro non poteva amministrare il battesimo e un sacerdote, Marcellino, si recò in carcere per impartire il battesimo.

Il martirio dei Santi Marcellino e Pietro
Marcellino e Pietro furono condannati a morte e furono uccisi nel 304 d. C. per volere dell’imperatore Diocleziano, che riteneva il cristianesimo un ostacolo per lo sviluppo economico e sociale dell’Impero. I due martiri furono obbligati, prima della decapitazione, a scavare la loro tomba con le mani nel folto di una foresta, conosciuta con il nome di Selva Nera, affinché loro sepolcri restassero sconosciuti.

Il trasferimento delle salme nel cimitero “Ad duas lauros”
Una matrona romana, Lucilla, riuscì a trasferire le salme da quell’area impervia - che oggi prende il nome di Selva Candida in onore dei due martiri - in un cimitero cristiano sulla Via Casilina, presso la località “Ad duas lauros”. Il luogo, poi dedicato alla memoria dei due Santi, divenne meta di pellegrinaggi. Nel periodo carolingio le reliquie dei due Santi furono trasportate in Germania, nella città di Seligenstadt, dove sono tuttora custodite.

Gli affreschi salvati dalle opere di restauro
Il finanziamento stanziato dalla Fondazione “Heydar Aliyev” è stato erogato nell’ambito di un accordo sottoscritto nel 2012 e ha permesso, con avanzate tecniche conservative, il restauro di straordinari monumenti pittorici: il Cubicolo di Susanna e del fossore; Nicchia di Daniele; Arcosolio di Sabina; Arcosolio di Orfeo; Cubicolo della Madonna con due Magi, Cubicolo della matrona orante. L’ultimo intervento ha riguardato un cubicolo detto “della matrona orante” che mostra una matrona dal capo velato con le braccia aperte. Un gioiello pittorico che anticipa l’iconografia medioevale delle Madonne della Misericordia.

Previste opere di restauro anche nelle catacombe di San Sebastiano
La collaborazione tra  Santa Sede e Azerbaigian proseguirà con altri importanti progetti. Oggi, in particolare, è stato siglato un protocollo di intesa per opere di restauro e la valorizzazione del complesso monumentale di San Sebastiano fuori le Mura, sulla via Appia Antica. L’accordo riguarda, tra l’altro, una straordinaria collezione di sarcofagi.

Mehriban Aliyeva: cooperazione destinata a proseguire
Perché una fondazione azera, di uno Stato musulmano, finanzia opere di restauro di patrimoni cristiani? Risponde la signora Mehriban Aliyeva:

"L’Azerbaigian è un Paese a cavallo tra Europa e Asia, tra Occidente e Oriente, e questa posizione geografica ha influito sulla profonda diversità che caratterizza il Paese. L’amicizia e la fraternità hanno sempre accompagnato i popoli che hanno vissuto nel Paese. La nostra grande ricchezza è anche costituita dalla presenza di molteplici confessioni religiose. In particolare, il restauro delle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro rientra in un progetto di collaborazione tra Santa Sede e Azerbaigian. In futuro, la nostra Fondazione sarà sempre pronta a proseguire in questa cooperazione".

Il card. Ravasi: collaborazione ad ampio spettro
La collaborazione tra Santa Sede e Azerbaigian ha un ampio spettro, come sottolinea il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra:

“Ha il suo cuore principale nelle Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro e poi ora di San Sebastiano. Ma l’impegno della Fondazione “Aliyev” e, in particolare della presidente, si è allargato anche alla Biblioteca Apostolica Vaticana, con restauro di molti manoscritti azeri, e ai Musei Vaticani dove si sono iniziati dei lavori di restauro, soprattutto di un’imponente statua di Giove. La seconda considerazione riguarda invece il fatto che io stesso sono stato in visita, più di una volta, nell’Azerbaigian e ho avuto l’occasione di incontrare le varie comunità religiose. Per cui, si tratta di una rete di collaborazione molto diffusa”.