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P. Zollner: vescovi esortano a vedere "Il caso Spotlight"

Una scena del film "Il caso Spotlight" - AP

Una scena del film "Il caso Spotlight" - AP

“Papa Francesco: è ora di proteggere i bambini e restaurare la fede”. Si è espresso così Michael Sugar, produttore di “Il caso Spotlight”, vincitore del premio Oscar come miglior film 2016, ritirando la statuetta sul palco degli Academy Awards. La pellicola è dedicata ai giornalisti del Boston Globe, che 14 anni fa svelarono la copertura di numerosi casi di abusi commessi da sacerdoti su minori. Su questo appello Fabio Colagrande ha intervistato il gesuita padre Hans Zollner, membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori e presidente del Centro per la protezione dei minori della Gregoriana:

R. – Si vede certamente che sia il produttore, sia tutti quelli che sono stati coinvolti nella produzione del film stesso, hanno lavorato per trasmettere questo messaggio ed è un messaggio connesso con quello che il film racconta, un richiamo affinché la Chiesa faccia quello che dal 2002, proprio contemporaneamente a questi eventi che il film racconta, è stato già avviato. Fin dalla fine degli anni ’90, il  cardinale Ratzinger, da prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, si era infatti reso conto che la Chiesa non poteva più né tollerare questi abusi né la loro copertura da parte di vescovi. E così Joseph Ratzinger, poi come Papa Benedetto, ha fatto grandi passi per rendere la Chiesa un’istituzione trasparente e impegnata nella lotta contro gli abusi. Poi, Papa Francesco ha continuato sulla linea di Papa Benedetto, rafforzando ancora la legislazione della Chiesa, istituendo la Pontificia Commissione per la tutela dei minori. Il Papa ha già messo in pratica alcune misure e attendiamo ulteriori sviluppi su questa stessa linea, che daranno certamente il messaggio chiaro che la Chiesa cattolica nella sua leadership si rende conto della gravità della situazione e  vuole e deve continuare la lotta per la giustizia e perché non ci siano più vittime di abuso.

D. – Quindi, possiamo dire che dalle vicende che sono raccontate da questo film a oggi, molto è stato fatto proprio per la protezione dei minori, dalla Santa Sede e dalle Chiese locali in tutto il mondo?

R. – Sì, ciò che ha fatto la Santa Sede è molto evidente: abbiamo altre norme, abbiamo leggi più severe, abbiamo le lettere circolari della Congregazione per la Dottrina della fede che chiedono a tutte le Conferenze episcopali di inviare le bozze per le loro linee-guida su come incontrare le vittime, cosa fare con gli abusatori, come lavorare per la prevenzione degli abusi. Molto è stato fatto, da parte della Santa Sede, e poi anche da alcune Chiese locali. Per cui, un film come questo e anche le parole dette alla premiazione, certamente danno un ulteriore slancio a questo nostro lavoro che, ad esempio, abbiamo iniziato dal 2012 qui alla Gregoriana con un convegno internazionale, il Simposio “Verso la guarigione e il rinnovamento”, che ha visto partecipare 110 vescovi di tutte le Conferenze episcopali del mondo e che è stato un primo passo anche per le aree dell’Africa e dell’America Latina, dove il tema a quell’epoca non era ancora arrivato. Con l’istituzione del nostro “Centre for Child Protection”, il Centro per la protezione dei minori, vogliamo lavorare per costruire pian piano una competenza locale, cioè persone che sappiano come reagire, come creare spazi sicuri per i bambini e gli adolescenti…

D. – Qual è stata l’accoglienza che questo film ha ricevuto da parte di uomini di Chiesa che sono stati – e sono – impegnati nel contrastare gli abusi sessuali?

R. – Una voce molto autorevole che si è pronunciata è quella dell’arcivescovo di Malta, mons. Charles Scicluna, che per dieci anni è stato il promotore di giustizia ed è stata la persona impegnata nella persecuzione di questi crimini commessi da sacerdoti. Lui, qualche giorno fa, ha detto pubblicamente che raccomanderebbe a tutti, anche ai vescovi, di guardare questo film. Lo stesso ha detto anche un vescovo australiano… C’è quindi un grande apprezzamento per il film e ovviamente anche un apprezzamento per il messaggio e il modo in cui viene trasmesso il messaggio. Questi vescovi raccomandano ai loro confratelli di vedere questo film, quindi è un forte invito a riflettere e a prendere sul serio il messaggio centrale, cioè che la Chiesa cattolica può e deve essere trasparente, giusta e impegnata nella lotta contro gli abusi e che deve impegnarsi affinché non si verifichino più. E’ importante capire che dobbiamo cambiare quel nostro atteggiamento che in italiano si può esprimere con quella famosa parola: “omertà”. Non parlare, voler risolvere tutto spazzando via tutto sotto il tappeto, nascondersi e pensare che tutto passerà. Bisogna capire che non passerà: ormai dobbiamo renderci conto che o con molto coraggio e la capacità di affrontare le cose guardandole in faccia ci pensiamo noi, oppure un giorno, prima o poi, saremo obbligati a farlo. E questo penso sia uno dei messaggi centrali di questo film.