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Suore uccise:"Alla violenza bisogna rispondere con il cuore"

Missionarie della Carità - RV

Missionarie della Carità - RV

"Conobbi suor Marguerite, perché vari anni fa passò per la nostra comunità a Roma. La ricordo come una suora molto gioiosa. Non era ancora andata in Yemen, ci andò dopo i suoi voti perpetui". Aveva paura? "Il timore c’è sempre, sarebbe strano non averlo. Timore misto al coraggio. Anche durante i bombardamenti degli ultimi mesi, le suore erano ben consapevoli che stavano rischiando la propria vita". Suor Cyrene, Provinciale per l'Italia delle Missionarie della Carità, racconta ai nostri microfoni le reazioni delle sue consorelle alla barbara uccisione venerdì scorso delle quattro missionarie ad Aden (Anselma, Marguerite, Reginette, Judit) e spiega le ragioni della decisione da parte della Congregazione di non abbandonare quel Paese, dove sono presenti in diverse città, e dove già altre tre suore di loro sono state martirizzate nel 1998.

Restare nei luoghi del martirio

"Abbiamo disabili e malati e non li lasciamo - racconta Suor Cyrene - perché questo è il nostro servizio. Noi professiamo il quarto voto, il voto di servizio gratuito ai più poveri dei poveri. Il che non è tanto e solo un fare, un agire, ma è rendersi disponibili alla volontà di Dio così che Lui possa vivere in noi e attraverso di noi, e poter diventare suoi docili strumenti di compassione e di misericordia. Stiamo vivendo nel silenzio, nella preghiera, nell’ascolto della Parola di Dio e della sua volontà, nella sofferenza ma anche nella speranza che tutto questo sia un seme per una vita nuova, per un nuovo inizio. Noi offriamo la nostra vita a Dio per i più poveri tra i poveri. Le suore avevano già offerto la propria vita sull’altare al momento della professione e adesso si è realizzata in questo martirio. Sono rimaste a servire ad Aden, giorno dopo giorno nel nascondimento: questo è stare ai piedi della croce, restare lì". 

Il martirio dell'indifferenza

"Il Papa ha parlato dell’indifferenza - riprende la Provinciale  - e Madre Teresa diceva che l’indifferenza è il più grande male che affligge l’umanità. L’indifferenza ci fa morire dentro. Il cuore non risponde. La misericordia invece rende vivo il cuore. All’attacco, alla violenza, all'aggressività si può solo rispondere con il cuore. Il che significa perdonare. Più viviamo e doniamo misericordia più riceviamo misericordia. E’ un dono la misericordia. Solo con l’aiuto di Dio si può esercitare. Dobbiamo far parlare il cuore, non le nostre menti. Il cuore ci riporta a Lui e a quel grido che ci riporta a quel 'Ho sete'. E' il cuore che ci consente di dare un significato laddove sembra che non ci sia, un senso alla preziosità della vita e della condivisione. La storia delle nostre consorelle in parti anche molto turbolente sono piccoli semi, ma sono semi che il Signore usa per moltiplicare l’amore perché diventi più forte e più significativo". 

Verso la Canonizzazione di Madre Teresa

Il prossimo 15 marzo il Papa firmerà il decreto per la Canonizzazione della fondatrice delle Missionarie della Carità: "La Madre ci protegge dal Cielo e intercede per noi che viviamo con tanta gioia l'approssimarsi di questo evento. Per noi comunque è già santa. Lei diceva che la santità non è qualcosa di straordinario ma è un semplice dovere per te e per me. Continuiamo a viverla nella nostra ordinarietà però facendo piccole cose con amore straordinario".


(Antonella Palermo)