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Ritratti di Santi. Vincenzo Bocciarelli legge Alberto Chmielowski

L'attore Vincenzo Bocciarelli

L'attore Vincenzo Bocciarelli

Bellezza, sofferenza, dedizione agli ultimi. Queste in sinetsi la vita di fratel Alberto Chmielowski, fondatore delle Congregazioni dei Fratelli del Terz'Ordine di San Francesco Servi dei Poveri, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1989. Abbandonata la carriera di pittore, fratel Alberto trasformò il suo atelier in ostello per i poveri nei quali vide il volto di Cristo. La sua vita sarà letta questa sera alle 21.00 nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria, all’interno della rassegna quaresimale “Ritratti di Santi”, dall’attore Vincenzo Bocciarelli. Paolo Ondarza lo ha intervistato:

R. – Questo Santo non lo conoscevo ed è stata una scoperta meravigliosa, anche perché, oltre ad avere illuminato il percorso spirituale di Papa Wojtyla, rappresenta un po’ tutto il mondo degli artisti. E’ stato infatti un grande pittore che, all’apice della sua fama, ha deciso di abbandonare tutto per avvicinarsi ai più bisognosi e ai poveri. Aveva un estro alla Cézanne e i suoi quadri erano pieni di colori stupefacenti, al punto che, quando decise di liberarsi di tutto questo, distrusse anche tante opere.

D. – La sua vita è caratterizzata pure dalla sofferenza, che seppe poi sublimare grazie all’incontro con Dio…

R. – Ha avuto quella che spesso chiamano i teologi la “notte dei Santi”, cioè la notte dello spirito; ha avuto forti crisi e ha attraversato profondamente il dolore. Venne anche un po’ deriso all’inizio, quando decise di fuggire dal mondo effimero. Mi ha colpito molto, per esempio, questo suo rapporto con un’opera che lo ha accompagnato tutta la vita, l’“Ecce Homo”, che era sempre un “work in progress”. Lui ogni tanto tornava su quest’opera che non riusciva mai a completare. Oggi è posta sulla sua tomba. Quest’opera è stata un po’ testimone del suo percorso travagliato, fatto di sofferenza, di derisioni, di umiliazioni. E’ un grande esempio da seguire, anche nel nostro piccolo, per vivere sempre più nella fede. Il seme della misericordia, della carità, quindi della fede, era insito nella vita di Alberto Chmielowski. 

D. – Un seme che poi germoglierà quando addirittura trasformerà il suo studio in dormitorio per i più poveri…

R. – Sì, è stato proprio definito il San Francesco della Polonia e mi auguro che questa sera io riesca il più possibile, profondamente, a trasmettere questo messaggio di estasi, cioè di slancio verso l’alto che Alberto Chmielowski ci trasmette.

D. – Quanto è importante per un artista come lei entrare in contatto con altri artisti che in passato hanno incontrato Dio e sono diventati Santi?

R. – Leggendo la vita di San Alberto Chmielowski ho ritrovato tantissimi punti in comune con la mia esperienza. Come diceva Giovanni Paolo II, in tutti noi c’è un potenziale percorso di santità. Quindi questo ci insegna anche che da un momento all’altro questa luce, la luce della misericordia, può illuminare qualunque persona, chiunque di noi. Quando ci si sente abbagliati da questo richiamo, da questa luce c’è quel timore, c’è quella paura di non essere capiti o si avverte sicuramente anche quel senso di derisione. La misericordia, la forza del Padre, ci spingono proprio a saper perdonare, a non farsi influenzare dai giudizi facili, dalla superficialità e ad andare avanti.

D. – Dall’entusiasmo con cui racconta San Alberto Chmielowski, si capisce che sarà una lettura speciale questa sera…

R. – Penso proprio di sì. E’ un Santo veramente moderno e può essere importantissimo per i giovani, una guida, un punto di riferimento, per il coraggio col quale ha sfidato le superficialità, le derisioni, per il coraggio di abbandonare tutto, di abbandonare il successo, di abbandonare la strada sicura per lanciarsi verso questo misterioso e affascinante mondo della fede, che ovviamente non è un percorso semplice, ma un percorso fatto di rinunce. In quest’epoca in cui si è molto egoici, dove il narcisismo è imperante, uscire da se stessi penso che sia la sfida più grande.