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Schönborn: la misericordia è sempre "qui e ora" verso chi soffre

Il cardinale Christoph Schönborn - ANSA

Il cardinale Christoph Schönborn - ANSA

L’Anno Santo straordinario indetto da Papa Francesco vive in questi giorni uno dei suoi momenti più salienti. A Roma, da oggi al 4 aprile prossimo, si riuniscono i partecipanti al Congresso Apostolico Europeo della Misericordia (Wacom), che sabato prossimo vivranno col Papa, in Piazza San Pietro, la Veglia di preghiera per quanti aderiscono alla spiritualità della Divina Misericordia e il giorno dopo saranno di nuovo in Piazza per la Messa presieduta da Francesco. Ad aprire il lavori del Congresso è stato il presidente del Wacom, il cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn. Alessandro De Carolis ne sintetizza l’intervento:

Misericordia. È la parola d’ordine del momento. Se ne parla ovunque, dalle cattedre universitarie alle sale parrocchiali. Ma la misericordia, quella propagata da Gesù, “in cosa consiste”? È umana, cioè praticabile dagli uomini, o bisogna essere Dio per realizzarla? “È una reazione spontanea che dovrebbe essere in ogni uomo quando si trova di fronte a un vero dolore”, oppure è “solo un atteggiamento” di Gesù, “e di conseguenza dal cristianesimo, specifico per il suo modo di vedere le cose?”.

Questione di “viscere”
Non sono domande banali, anzi sono “le” domande, di quelle che vanno a toccare il fondo della coscienza di un cristiano. Da esse parte il cardinale Schönborn nella sua lunga e magistrale riflessione. Prima di tutto, spiega, la misericordia di Gesù è una questione di “viscere”. È questo che esprime il verbo greco usato dai Vangeli quando Gesù è “profondamente commosso”. Davanti al figlio morto della vedova di Nain, al lebbroso, ai due ciechi che implorano la guarigione: quando Gesù vede la sofferenza “non passa oltre”, “non distoglie lo sguardo ma – afferma il cardinale Schönborn – si fa raggiungere dal dolore”. Eppure, si chiede il porporato, “è naturale avere pietà di un lebbroso o è ‘soprannaturale’, comprensibile solo per grazia?”. Non è più misericordioso, soggiunge, “uccidere un malato inguaribile piuttosto che la posizione, nata dall’ideale ebraico cristiano, di conservare la vita nonostante il dolore?”.

Umana e divina
La misericordia di Gesù verso i bisognosi, sostiene l’arcivescovo di Vienna, ha “una spontanea base naturale, emotiva” nell’uomo – tanto è vero che è umano “inorridire di fronte all’orrore” e, viceversa, si considera “la mancanza di pietà una mancanza di umanità”. Allo stesso tempo l’amore di Gesù, “certamente anche emotivo”, “non è solo questo. Esso ha un forte momento volitivo, altrimenti non potrebbe superare la ripulsione che provoca, nella nostra emotività, l’incontro con un lebbroso”. “Nella volontà di dedizione”, asserisce il cardinale Schönborn, c’è dunque “anche un elemento di ragione, di non vedere nell’altro la malattia che ripugna, bensì l’uomo che soffre di questa terribile malattia. È perché è un uomo, che Gesù ha compassione”.

Compassione “qui e ora”
Ma a chi deve essere rivolta la misericordia? “Gesù ha avuto pietà di singole persone o di tutti?”. Posta così in astratto, dice il porporato, questa domanda non ha senso, perché Gesù stesso ha spiegato come vada intesa la misericordia con la parabola del Buon samaritano. Il sacerdote e il levita che passano oltre l’uomo mezzo morto a bordo strada potevano aver avuto i loro “buoni motivi” per comportarsi così, riconosce il cardinale Schönborn. Magari avevano paura di essere loro stessi aggrediti dai banditi ancora nelle vicinanze. Di entrambi, sottolinea, “non viene detto che cosa provassero, ma solo quello che fecero, perché solo questo conta”. Conta che il samaritano, lo straniero semipagano, fa “qualcosa di diverso”. Si muove a compassione dimostrando che “la misericordia è concreta. Non riguarda in qualche modo un po’ tutti, ma colui che, qui ed ora, ha bisogno del mio aiuto”.

Falsa misericordia
Tuttavia, Gesù si commuove anche per un intera folla, come nella scena della moltiplicazione dei pani. Il cardinale Schönborn ne trae altri elementi di riflessione. Gesù ribalta la misericordia dei discepoli, che vorrebbero che il Maestro, vista l’ora tarda, congedasse la folla consentendole di procurarsi da mangiare. I ceri “misericordiosi” sembrano loro piuttosto che Gesù, che invece ordina loro di sfamare la gente. Ma se è vero che “la misericordia di Gesù è esigente” è altrettanto vero, stigmatizza il cardinale di Vienna, che tante volte “la nostra misericordia” in realtà “deriva dal volerci liberare di qualcuno”, come in effetti nel caso dei discepoli. E allora come “come distinguere fra l’apparente misericordia degli apostoli, che è una forma nascosta di egoismo, e l’apparente severità di Gesù che in realtà è la via della sua vera misericordia divina?”.

Cuori di pietra
Il problema nasce nel cuore dell’uomo e la vicenda terrena di Gesù è lampante: in Lui “è apparsa la misericordia sulla terra, ma essa suscita il contrario”. È un “enigma”, lo definisce il cardinale Schönborn, che coinvolge anche i discepoli della prima ora e quelli di oggi. “Essere così vicini a Gesù ed avere tuttavia il cuore duro. Com’è possibile tale durezza nella vicinanza del sacro? È mai possibile che la vicinanza, il fuoco della presenza di Dio provochi addirittura rifiuto, freddezza, indurimento del cuore?”. Qui, evidenzia il porporato, si tocca “il mistero dell’iniquità”. Routine, comodità, insensibilità si insinuano per il “raffreddarsi del primo amore” e ciò mina tutto, compresi sacerdozio e matrimonio. Cuori duri e chiusi alla misericordia sono quelli che condannano a morte Gesù, il quale, chiosa il cardinale Schönborn, secondo un criterio umano, “fallisce”.

La misericordia inesauribile
Ciò fa porre l’ultima domanda: “C’è misericordia anche per noi peccatori? Sì, c’è, assolutamente e inesauribilmente”, replica l’arcivescovo di Vienna. A due condizioni: “verità e pentimento” perché, osserva, “niente indurisce di più un cuore che la propria giustificazione”, mentre “la giustificazione di sé è l’inizio di ogni durezza di cuore nei confronti degli altri”. La parabola dei vignaioli omicidi svela l’essenza della misericordia di Dio in Gesù, conclude il cardinale Schönborn. Si può avere misericordia per gli assassini del proprio figlio? “Gesù donò la sua vita per coloro che lo uccisero. Morì per causa loro, ed accettò la sua morte per loro. Invece della vendetta scelse la misericordia”, perché “Dio – ribadisce il porporato – non voleva vincere la nostra mancanza di misericordia diversamente che con un eccesso della sua misericordia verso di noi”. Questo, conclude, è “il nucleo della fede cristiana: a chi è senza misericordia, egli ha mostrato misericordia, ha perdonato i peccatori, non ha impartito la punizione agli assassini, ma ha donato amore”.