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Giornata per le vittime delle guerre chimiche

 - ANSA

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Riconosciuta ufficialmente dalle Nazioni Unite, la Giornata della memoria in onore delle vittime delle guerre chimiche viene celebrata dal 2005. Il 29 aprile 1997 entrò in vigore la Convenzione sulle armi Chimiche (attuazione della convenzione di Parigi del 1993) che ha sancito definitivamente il divieto assoluto di utilizzare tali armi, prescrivendone la loro completa eliminazione in ogni Stato. Sull’importanza di questa Giornata e sullo stato attuale dello smantellamento delle armi chimiche nel mondo, Valentina Onori ha intervistato il professor Maurizio Simoncelli, vicepresidente e cofondatore dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo (Iriad).

R. – Serve per ricordare, per far tenere vivo il segno che queste sono armi di distruzione di massa, che queste sono armi disumane, che non vanno usate e che non devono essere presenti negli arsenali. E’ importante che tutti quanti sappiano che queste armi devono appartenere al passato. Ci auguriamo che ci sia anche un giorno in cui ci sia il ricordo delle vittime delle armi nucleari e che queste armi siano messe al bando. La Convenzione per la proibizione delle armi chimiche ha raggiunto la quasi totalità dei Paesi che compongono, appunto, la Comunità internazionale. Almeno sulla carta queste armi sono ormai bandite.

D. – Dopo i fatti del 2013 e sul possibile uso da parte di Assad di armi chimiche sulla popolazione, quali sono stati i risultati della Comunità Internazionale in Siria?

R. – Dal punto di vista delle armi chimiche, il risultato è stato positivo. Può esserci sempre un uso di armi chimiche di un certo tipo nel momento in cui delle forze irregolari – pensiamo a forze terroristiche o altro – possano riuscire a creare e a dotarsi di armi di questo genere.

D. – Quale strategia militare si cela dietro al loro utilizzo?

R. – Quella di creare una situazione di difficoltà e non solamente fra le truppe del nemico, ma anche nei confronti della popolazione civile.

D. – Cosa sta facendo l’Opac?

R. – Sta facendo un grande lavoro, perché è praticamente riuscito a coinvolgere tutti i Paesi del mondo – praticamente manca solamente Israele  che deve ratificare – ed è riuscito a far sì che tutti i Paesi aderissero a questa Convenzione. Attua un sistema di monitoraggio e di controllo del rispetto delle risoluzioni. E’ un ente che opera significativamente per il disarmo e la pace nel mondo.

D. – Come si sta muovendo la Comunità internazionale in questo senso?

R. – Ha reagito positivamente nel corso degli anni, anche con l’aumento continuo dei Paesi: fino ad un anno fa c’erano ancora una decina di Paesi che non aveva aderito e ratificato questa Convenzione. Gli ultimi dati messi a disposizione dall’Opac, con i Paesi che hanno aderito alla Convenzione, ci fanno vedere che la Comunità internazionale ha sostanzialmente fatto propria questa volontà di non utilizzare più queste armi.