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Fontana di Trevi, rossa come il sangue dei cristiani dimenticati dal mondo

Fontana di Trevi tinta di rosso grazie a dei fasci di luce per ricordare i martiri cristiani di oggi - ANSA

Fontana di Trevi tinta di rosso grazie a dei fasci di luce per ricordare i martiri cristiani di oggi - ANSA

Il mondo apra gli occhi sulle persecuzioni anticristiane di oggi, basta con il silenzio complice! E’ il grido che si è levato ieri sera a Roma durante una iniziativa promossa da Aiuto alla Chiesa che Soffre: la Fontana di Trevi, grazie a un gioco di luci, si è tinta di rosso per ricordare i 200 milioni di cristiani perseguitati in questo inizio di 21.mo secolo. Il vescovo caldeo di Aleppo Antoine Audo ha denunciato l’indifferenza dei Paesi ricchi. Presente anche il segretario generale della Cei, Nunzio Galantino, che ha detto: "Siamo qui per far sentire ai cristiani perseguitati che non sono abbandonati, non sono soli, e per chiedere alla gente che attraversa queste piazze di non dimenticare l'esistenza di queste persone".  Il servizio di Marina Tomarro:

L’acqua della fontana più famosa del mondo che si tinge di rosso, colore del sangue dei tanti martiri cristiani che continuano a morire in terre non troppo lontane da noi in Siria in Iraq, così come in Africa o nel più lontano Pakistan. “La salvezza della croce - ha ricordato il cardinale Mauro Piacenza, presidente internazionale di Aiuto alla Chiesa che Soffre – giunge anche attraverso queste morti innocenti che rendono il cristianesimo fecondo e pieno d’amore. Ascoltiamo il commento del vescovo caldeo di Aleppo Antoine Audo:

R. - Penso che sia importante, perché ha luogo in una piazza famosa di Roma: tutti conoscono Fontana di Trevi! E’ molto importante, dunque, fare qui questa manifestazione per mostrare il coraggio, la determinazione nella difesa dei deboli. Non vogliamo dire che difendiamo soltanto i cristiani, perché difendendo i martiri cristiani, difendiamo la dignità umana intera, il rispetto della libertà di coscienza. Questa è la sfida grande per il mondo di oggi.

Mons. Audo ha lanciato un appello contro l’indifferenza dell’Occidente: “Del milione e mezzo di cristiani che vivevano in Siria prima della guerra - ha spiegato - ne sono rimasti appena 500mila. Nella sola Aleppo c'erano 160mila fedeli: oggi sono 40mila". Mentre i cristiani di Homs non hanno più chiese, quelli di Malula, dove c'erano i santuari più antichi, sono costretti a fuggire. Ascoltiamo la sua testimonianza sulla situazione ad Aleppo:

R. - Prima vivevamo in una buona situazione, soprattutto economica - c’era lavoro - e in una situazione di pace: Aleppo era davvero una città a tutti gli effetti. Tutto questo è stato distrutto. La vita ad Aleppo è distrutta: è una città senza gioia, una città piena di paura. C’è stato un deterioramento a tutti i livelli.

D. – Proprio in queste ultime ore, è sempre più drammatica la situazione. Ci può raccontare che cosa sta succedendo nella sua città?

R. – Da cinque anni viviamo questa situazione: ogni giorno bombe; ogni giorno bombardamenti; ogni giorno gente che viene uccisa, ferita. Tutto questo è diventato il nostro pane quotidiano. Stavolta è molto grave, però, perché da una parte a Ginevra c’è un dialogo e, dall’altra, ci sono le violenze. Il messaggio è che non c’è soluzione politica, ma militare. E’ triste questo e vuol dire ancora anni di guerra.

D. – E’ proprio di queste ore la notizia di una tregua temporanea a Damasco e nella provincia di Latakia, ma non ad Aleppo. Che cosa ne pensa?

R. – E’ un buon segno se c’è una tregua, malgrado queste violenze. Ad Aleppo la questione è più complicata, perché dietro c’è la Turchia e proprio dalla Turchia arriva gente e arrivano armi per fare la guerra. Questa può essere una spiegazione della situazione.

All’evento era presente anche Maddalena Santoro, sorella di, don Andrea Santoro, assassinato in Turchia nel 2006. Ricordati anche Shahbaz Bhatti, primo e unico ministro cattolico nel Pakistan, ucciso nel 2011, Asia Bibi, la donna cristiana detenuta in Pakistan per l’accusa di blasfemia dal 2009, le quattro missionarie della Carità trucidate nel marzo scorso in Yemen e i 148 studenti dell'Università di Garissa uccisi lo scorso anno in Kenya. Ascoltiamo la testimonianza di Luca un giovane studente keniota amico di alcune delle vittime dell’attentato di Garissa:

R. – I sopravvissuti hanno detto che non si sarebbero mai aspettati che potesse succedere una cosa del genere nella loro vita e soprattutto ai loro amici e compagni, massacrati tutti dai terroristi che vengono dalla Somalia.

D. – Chi è sopravvissuto in che modo continua a vivere lì?

R. – Quelli che sono sopravvissuti, nella confusione sono riusciti a scappare, correndo anche senza vestiti. La loro vita non è quella di prima: è cambiato tutto. Sono terrorizzati e molti di loro non vogliono neanche tornare in quell'università. Il governo ha aiutato a spostarli in altre università.

D. – Quanto aiuta la fede in questi momenti?

R. – La fede, con la forza di Dio, aiuta sempre. Se qualcuno crede veramente e ha fiducia in Dio, Dio lo può salvare.