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Betlemme: restauri "ecumenici" alla Basilica della Natività

Altare sopra la Stella del luogo della nascita di Gesù nella Basilica della Natività a Betlemme - RV

Altare sopra la Stella del luogo della nascita di Gesù nella Basilica della Natività a Betlemme - RV

Continuano a Betlemme i restauri della Basilica della Natività. Dal 2013 infatti sono in corso i lavori di recupero dei mosaici, anneriti dal fumo delle candele e degli incensi.  Eseguiti da una ditta italiana e sostenuti dall’Autorità nazionale palestinese, gli interventi sono stati possibili grazie all’accordo tra le tre comunità cristiane che custodiscono la basilica: cristiani, greco-ortodossi e armeni. Ascoltiamo frate Eugenio Alliata, direttore del Terra Sancta Museum di Gerusalemme e osservatore dei restauri per i francescani, al microfono di Michele Raviart:

R. – La Basilica di Betlemme è stata collocata dall’Unesco – e penso giustamente – tra le opere facenti parte del Patrimonio dell’umanità. Questo dice subito che non è una cosa esclusivamente religiosa, ma anche che l’apporto della religione è essenziale per la cultura mondiale, universale. L’uomo non può essere liberato dal fattore religioso, come se quest’ultimo non esistesse, perché – anzi – ne è una parte essenziale. Perciò ha un valore mondiale, proprio perché è religioso!

D. – Come stanno andando avanti i restauri?

R. – In qualità di osservatore, ho potuto ammirare i diversi stadi del lavoro di restauro dei celebri mosaici della Basilica di Betlemme. Ho potuto notare come abbiano incominciato nella parte più alta, con la serie degli angeli, incedenti verso la Grotta per adorare il Bambino. Poi sono scesi sulla scia, dove sono rappresentati i grandi concili ecumenici con le loro decisioni, ogni Sinodo: che cosa è stato deciso e dove si è tenuto. E alla fine sono arrivati appena sopra l’architrave, dove c’è una striscia di medaglioni con gli antenati di Cristo, a partire da Giuseppe, sposo di Maria, e così via risalendo, secondo la genealogia matteana. Sappiamo che sull’altro lato c’era la genealogia lucana. Molto dei mosaici è stato perduto, quello che rimane è soltanto un piccolo resto. Dovevano esserci almeno 2000 metri quadrati di mosaici e adeso invece ne rimangono meno di 200.

D. – Che cosa è emerso di nuovo dal restauro? Stiamo parlando chiaramente di una struttura secolare…

R. – La tecnica dell’esecuzione del mosaico appare suprema, veramente di grandissima qualità, se paragonata a tante altre della medesima epoca. Le scoperte sono legate molte volte a questioni tecniche e più raramente a dettagli storici. Qualche aggiunta di lettere o iscrizioni nelle diverse lingue: in latino, lingua che corrisponde al potere dominante a Gerusalemme in quell’epoca – il regno crociato; in greco, che corrisponde al più grande impero romano ancora esistente: l’Impero Romano d’Oriente; e in siriaco, probabilmente la lingua degli esecutori materiali del mosaico.

D. – Si è parlato in questo caso di restauro “ecumenico” perché è stato necessario mettere d’accordo le varie Chiese cristiane, un po’ sulla linea del Santo Sepolcro a Gerusalemme…

R. – Purtroppo la situazione legale, sotto l’aspetto dello statu quo della Basilica di Betlemme è più complicato di quello della Basilica del Santo Sepolcro, dove più o meno tutto è definito. Tutti gli accordi sono stati fatti essenzialmente un po’ in sordina; di fatto non si poteva concludere un accordo, in quanto quest’ultimo si fa quando si conoscono le posizioni di ciascuno. E purtroppo, per quanto riguarda la situazione della Basilica di Betlemme, ciò non è possibile: ogni comunità avrebbe potuto dire: 'No, io non faccio niente!'. E invece l’accordo è stato dato sotto forma di concessione, affinché si potesse procedere. Di fatto però l’iniziativa di procedere è stata presa dal governo palestinese, certamente con l’aiuto di tante altre persone e istituzioni del mondo intero.

D. – Questo restauro può essere un invito al pellegrinaggio, che in questo periodo risulta difficile in Terra Santa?

R. – Certamente! I pellegrini che andranno in Terra Santa potranno non soltanto godere di una bellezza in più rispetto al passato, ma di una bellezza che parla al cuore, alla mente, allo spirito dei visitatori. E quindi è qualche cosa di molto importante per chiunque la visiterà d’ora in avanti.