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Azione Cattolica, Truffelli: laici appassionati del mondo

La copertina del libro del presidente dell'Azione Cattolica italiana - RV

La copertina del libro del presidente dell'Azione Cattolica italiana - RV

“Abbiamo deciso di prendere sul serio l’invito alla missione che Papa Francesco ha rivolto a tutti i cristiani nell’Evangelii gaudium e ha ribadito alla Chiesa italiana al Convegno di Firenze”. Così, Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione Cattolica italiana, spiega la genesi del suo libro ‘Credenti inquieti’, Editrice Ave. “Siamo convinti che il laicato associato possa dare un grande contributo per aiutare la Chiesa a percorrere in modo sinodale, come vuole il Papa, questo cammino, sapendosi mettere in discussione, ‘ascoltandosi’ e ascoltando la vita del mondo”. “Credo che questo sia un tempo particolarmente indicato per i ‘credenti inquieti’ perché la cultura e il contesto sociale pongono tante sfide alla nostra fede, una fede che vuole essere incarnata. Essere ‘credenti inquieti’ oggi – spiega Truffelli - significa cercare di vivere una fede che non prescinde dalla vita di ciascuno, non prescinde dal contesto culturale ma desidera, appunto, essere una fede ‘incarnata’ in questo tempo. E questo è un tempo che ci spinge a vivere la fede non in modo soporifero, non come fosse un anestetico, ma come un qualcosa che inquieta, scuote e non consente di rimanere appagati”.

Una rivoluzione copernicana

“Proprio seguendo l’invito di Papa Francesco, come Azione Cattolica – spiega Truffelli – abbiamo scelto di mettere al centro del nostro impegno missionario, di ogni nostra preoccupazione, non tanto le dottrine e i programmi, quanto la vita concreta delle persone. Questo significa che la vita di ciascuno va, innanzitutto, incontrata e poi ascoltata, accolta e accompagnata. Il nostro desiderio è quello di calarci nella realtà per assumerla e non per applicarvi dall’esterno una nostra idea teorica di realtà. Crediamo infatti che come cristiani siamo chiamati a prenderci cura della realtà così com’è. Quindi, per quanto riguarda ad esempio l’ambito familiare, siamo chiamati a prenderci cura delle famiglie con le loro bellezze e le loro gioie, ma anche con le loro ferite e difficoltà, dubbi”. “Crediamo che bisogna evitare il rischio di fare della questione famiglia più una bandiera ideologica, uno stendardo per andare allo scontro, piuttosto che un tema che deve unire il nostro Paese. Attorno alla famiglia dobbiamo fare ogni sforzo per cercare un terreno comune e capire insieme come sostenere le famiglie. Molte volte si rischia invece di farne, magari strumentalmente, solo il terreno di uno scontro con secondi fini”.

Laici appassionati del mondo

Nel libro sono frequenti le citazioni dagli scritti di Primo Mazzolari e Vittorio Bachelet. “Si tratta di due credenti che, seppur in modo molto diverso, si sono spesi con intelligenza, passione e generosità, nella Chiesa per il mondo”, spiega Truffelli. “Il loro atteggiamento fondamentale era quello della simpatia per il proprio tempo, del voler bene alle persone del proprio tempo”. “E’ questo l’atteggiamento che cerchiamo di coltivare nell’Azione Cattolica: crescere come laici che vogliono bene al proprio tempo perché sanno che è il tempo che ci è stato donato dal Signore”.

Cattolici e politica

“La questione della frammentazione dei cattolici oggi in politica esiste”, aggiunge il presidente nazionale dell’Azione Cattolica. “Ma credo che il vero punto cruciale sia stabilire se i cattolici abbiano o no la capacità di immettere nella società del nostro tempo il seme buono di un impegno fatto di rettitudine, competenza e passione per il bene comune. Non è una questione tanto delle forme o dei contenitori con cui questo servizio viene svolto. È questione di coltivare sempre più coscienze critiche consapevoli e appassionate che sappiano spendersi senza smarrire le ragioni originarie del proprio impegno”.  

Dialogo

“Ma quello che è il bene comune – aggiunge Truffelli - non si può che costruire in comune”. “E questo possiamo farlo solo facciamo nostro lo stile che Papa Francesco ha richiamato in modo molto forte a Firenze quando ci ha invitato a essere ‘fermento di dialogo’. Il dialogo è l’unico modo per progettare insieme a persone di culture e sensibilità diverse ciò che non possiamo che progettare insieme: e cioè quella che nella Laudato sì Francesco chiama la ‘casa comune’ ”.

L’amore che irrita

“Mazzolari diceva che la pazienza e la misericordia di Dio possono irritare”, conclude Truffelli.  “Ma aggiungeva che irritano solo coloro che non sono in grado di coglierne il significato vero e profondo. Perciò, il fatto che certe prese di posizione di Papa Francesco irritino e diano fastidio è un bene. Sarei dispiaciuto e preoccupato se avvenisse il contrario, perché vorrebbe dire che non si prende sul serio ciò che dice”. “Le sue parole, infatti, scardinano i luoghi comuni, liturgie ormai consolidate, fuori dalla Chiesa, ma anche dentro la Chiesa. Perciò credo che sia un bene che Papa Francesco ci inquieti”.